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Via Crucis: la doppia croce che non piace all'Ucraina. Polemiche per la scelta di Papa Francesco

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Di Paolo Alberto Valenti - Cristiano Tassinari
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Albina (russa), a sinistra, e Irina (ucraina).
Albina (russa), a sinistra, e Irina (ucraina).   -   Diritti d'autore  Università Campus Bio-medico di Roma

Due donne, una ucraina e una russa, sotto la croce che portano insieme durante la Via Crucis del Venerdi Santo, fino al Colosseo.

Questo è quello che ha voluto Papa Francesco come segno di riconciliazione tra due popoli in guerra.Insieme faranno anche le meditazioni della XIII stazione della Via Crucis, quella che ricorda il momento in cui Cristo viene deposto dalla croce e il suo corpo viene riconsegnato a sua madre.
Una scena che richiama alla mente la Pietà di Michelangelo, che fu proprio ispirato da questo episodio.

Irina, infermiera ucraina presso l'Università Campus Bio-Medica di Roma (nato per volontà di Álvaro del Portillo, allora Prelato dell’Opus Dei) e la sua collega Albina, che è russa, hanno voluto lasciare una testimonianza del loro ripudio della guerra.

Papa Francesco ha chiesto proprio a loro di portare la croce nella via Crucis del Venerdi Santo.

La scelta di Papa Francesco, in linea con i valori evangelici di perdono, fratellanza e riconciliazione, ha scatenato l'ira dell'Ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrij Yurash, e dell'Arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč. monsignor mons. Sviatoslav Shevchuk.
Contrario anche il Vescovo cattolico latino di Kiev-Zhytomyr, monsignor Vitalii Kryvytskyi

Che, evidentemente, pretendono che ci si schieri solo da una parte.

"Io sono russa e sono contro la guerra!"
Albina, infermiera russa

L'Arcivescovo di Kiev: "Idea inopportuna e ambigua"

"Considero questa idea inopportuna e ambigua, che non tiene conto del contesto di aggressione militare russa contro l’Ucraina. Per i greco-cattolici dell’Ucraina, i testi e i gesti della XIII stazione di questa Via Crucis sono incomprensibili e persino offensivi, soprattutto in attesa del secondo, ancora più sanguinoso attacco delle truppe russe contro le nostre città e villaggi. So anche che i nostri fratelli cattolici del rito latino condividono con noi questi pensieri e preoccupazioni”, è stato il commento dall’arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč, monsignor Sviatoslav Shevchuk.

L'Ambasciatore ucraino: "Cerchiamo di spiegare le possibili conseguenze"

L'Ambasciatore Andrij Yurash, altrettanto contrario all’idea di Papa Francesco, ha scritto su Twitter: “L’ambasciata ucraina presso la Santa Sede comprende e condivide la preoccupazione generale in Ucraina e in molte altre comunità sull’idea di mettere insieme le donne ucraine e russe nel portare la croce durante la Via Crucis di venerdì al Colosseo. Ora stiamo lavorando sulla questione, cercando di spiegare le difficoltà della sua realizzazione e le possibili conseguenze”.

Se dai canali ufficiali della Santa Sede tutto tace, padre Antonio Spadaro, gesuita e giornalista vicinissimo al Papa, nonché direttore della rivista "La Civiltà cattolica", ha affidato a un post su Facebook la sua spiegazione alla scelta del Pontefice.

Irina e Albina

Grazie ad un video dal titolo "Messaggio di pace", girato dall'Università Campus Bio-Medico di Roma, impariamo a conoscere meglio Irina e Albina.

"Da giorni sto in ansia per i miei cari, ho mia madre, che attualmente si trova in Ucraina...", racconta Irina.

"La mia famiglia...mio padre e i miei fratelli sono in Russia", dice Albina

Continua Irina: "In Ucraina ho oarenti, cugini, tantissimi amici che, comunque sento tutti i giorni. E cerco di supportarli e di aiutarli con quello che è nelle mie possibilità".

Università Campus Bio-Medica di Roma
Irina, infermiera ucraina.Università Campus Bio-Medica di Roma

Riprende Albina: "In questo momento molto difficile e vergognoso per l'umanità, io voglio dire che sono russa...e io amo l'Ucraina! Hanno cercato di mettere contro i due Paesi".

La preoccupazione di Irina: "Tutt'oggi nessuno riesce a credere che questo è stato possibile... Dare il via ad una situazione del genere, senza avere un pensiero per le persone, per la gente ucraina che non vuole lasciare le proprie case, ma, in questo momento, sono obbligati"

Il pensiero di Albina: "Non importa che tu sia palestinese, israeliano, ucraino o russo... Non è giusto che i bambini, nel XXI secolo, debbano nascondersi nei sotterranei e vivere nei bunker. Io sono russa e sono contro la guerra!"

Università Campus Bio-Medico di Roma
Albina, infermiera russa.Università Campus Bio-Medico di Roma

Risorse addizionali per questo articolo • Montaggio video: Paolo Alberto Valenti