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Gas e petrolio, il timore che la Russia chiuda i rubinetti

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Di Giorgia Orlandi
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Fornitura di gas
Fornitura di gas   -   Diritti d'autore  NATALIA KOLESNIKOVA/AFP or licensors

Se da un lato la missione a Kiev e Mosca del ministro degli esteri Di Maio ribadisce l’importanza della soluzione diplomatica alla crisi, in una telefonata agli inizi di febbraio tra il Presidente del Consiglio Draghi e il Presidente russo Putin si è parlato anche di altro. 

Roma ha ricevuto le rassicurazioni del Cremlino circa la stabilità delle forniture di gas.

La partita non riguarda solo l’ordine di sicurezza europeo, ma anche e soprattutto il settore energetico.

Eleonora Tafuro, ricercatrice dell'ISPI, fotografa la portata della questione: "Secondo gli ultimi dati Eurostat relativi al 2019, l’Unione europea importa circa il 40 % del suo gas naturale dalla Russia - sottolinea - All’incirca si tratta della stessa proporzione per l’Italia dove, sempre la Russia, è il primo fornitore di gas nel Paese. Se come arma geopolitica Mosca dovesse interrompere le sue forniture, le conseguenze sarebbero serie. Ipotesi che avrebbe implicazioni soprattuttoper la Russia".

Dalla Russia non solo gas

Secondo Davide Tabarelli, presidente del think tank NE Nomisma Energia, "la Russia è molto più dipendente dalle esportazioni di gas di quanto lo sia l'Europa quando si tratta di importarlo. Ma bisogna stare molto attenti, c'è un altro fattore che deve essere preso in considerazione eche potrebbe avere gravi conseguenze. Mi riferisco all'esportazione di petrolio. La Russia è il secondo più importante fornitore di petrolio. Se la Russia interrompe queste forniture, il mercato globale del petrolio sarebbe destinato a crollare. Gli Stati Uniti potrebbero allora dover affrontare enormi problemi, dato che sono i più esposti a qualsiasi cosa accada nel mercato del petrolio".

L'aumento dei costi dell'energia in Europa

Gli esperti riferiscono che la crisi quella economica è già iniziata.
L’aumento dei costi dell’energia è tangibile in tutta Europa, in parte accentuato dai timori di un possibile conflitto.

Nuove sanzioni nonché una vera e propria guerra potrebbero non far altro che peggiore uno scenario già critico, oltre a causare l’aumento dei prezzi per alcune materie prime.

Ma come vivono invece questa fase gli europei, tra cui i molti imprenditori che lavorano in Russia.
Lo abbiamo chiesto a Leonardo Fredduzzi, direttore dell’Istituto di cultura e lingua russa, che è in contatto con diversi connazionali che vivono a Mosca.

Dice Fredduzzi: "Sembra che si sentano abbastanza distanti dal modo in cui la situazione viene rappresentata qui in Italia. Per questa differenza tendono ad avere un approccio più pragmatico e si sentono più tranquilli. Sono completamente immersi nel Paese in cui vivono. La maggior parte di loro vive nella capitale, lavora nel settore della cooperazione internazionale. Stiamo parlando di interpreti, che vengono coinvolti in negoziati con i governi o con imprenditori di alto livello, e tutti sembrano condividere lo stesso atteggiamento".

Anche in assenza di una vera e propria invasione, la crisi si sta già facendo sentire in modo evidente anche in Ucraina, abbattendosi su un’economia fragile con la moneta che si svaluta e gli investitori che lasciano il Paese.