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Finisce la missione francese in Mali ma l'Europa non abbandona l'Africa

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Di Cecilia Cacciotto
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 Finisce la missione francese in Mali ma l'Europa non abbandona l'Africa
Diritti d'autore  AFP

La missione francese in Mali è arrivata al capolinea.

L'annuncio oggi all'ombra dell'Eliseo, dove il presidente francese Emannuel Macron ha incontrato mercoledì sera i leader europei e africani che partecipano al summit che si tiene a Bruxelles Unione europea-Africa.

Le operazioni militari "Barkhane" e "Takuba", quest'ultima vede impegnati anche militari italiani, si avviano alla fine anche se i capi di Stato africani non sono affatto contenti, come ha precisato il presidente ivoriano Alassane Ouattara. "I nostri eserciti dovranno diventare più professionali e autonomi".

La presenza francese in Mali risale al 2013 e fu voluta dal presidente di allora, François Hollande, per impedire che la capitale Bamako finisse in mano ai fondamentalisti.

Giustificata anche a livello europeo per bloccare l'avanzata fondamentalista e controllare le rotte dei migranti, la presenza francese oggi è alto rischio dopo due colpi di Stato che hanno portato al governo forze ostili alla Francia.

Le tensioni tra Bamako e Parigi hanno portato all'espulsione dell'ambasciatore francese e nella capitale africana non è raro vedere scritte anti francesi.

Forze aspramente criticate dall'Unione europea che accusa Bamako di essere in ritardo nel ripristinare lo Stato di diritto.

L'Unione europea, così come la Francia, non intendono comunque abbandonare il Mali e tutta la regione del Sahel. Sono pensati in quest'ottica i 150 miliardi che la Commissione europea vuole investire in Africa rivedendo l'approccio europeo verso il Continente nero, approccio residuo di una mentalità coloniale da smantellare.

L'Europa intende valutare un ridispiegamento regionale per proseguire la lotta al terrorismo nel Sahel.