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La crisi della pesca in Senegal: i pescatori locali accusano l'Ue

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Di Valérie Gauriat
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Sviluppare la prosperità e prevenire l'immigrazione illegale sono alcuni dei temi all'ordine del giorno del vertice di febbraio tra l'Unione europea e l'Unione africana. In questa edizione di Witness la reporter di Euronews Valerie Gauriat è andata in Senegal, dove queste due questioni sono strettamente connesse.

A Saint Louis, una città costiera nota per la pesca, la comunità sta lottando contro l'esaurimento delle risorse: i pescatori locali puntano il dito sull'accordo di pesca tra l'Unione Europea e il Senegal, che avrebbe innescato la crisi che sta spingendo decine di giovani a viaggiare illegalmente verso l'Europa. 

"La pesca è difficile a causa degli stranieri - dice uno dei pescatori di Saint Louis -. Le loro barche ostacolano la pesca. Inquinano il mare, è difficile noi. Catturano tutto quello che noi catturavamo prima. Le barche spagnole sono le più numerose. Prima si poteva partire nel tardo pomeriggio, verso le 17, e si tornava alle 6 del mattino del giorno dopo. Ora devi stare quattro o cinque giorni in mare. Tutto questo è dovuto alle navi straniere che sono lì per pescare il pesce, tutti i tipi di pesce. Prima si poteva avere abbastanza pesce senza dover portare il ghiaccio a bordo. Ora devi prendere il ghiaccio per conservare quel poco che prendi".

Moustapha Dieng, responsabile di due sindacati di pescatori, denuncia le pratiche illegali di molte navi cinesi che operano nella zona, ma accusa anche le navi europee, autorizzate a pescare tonno e nasello oltre i 12 km dalla costa, come stabilito dall'accordo di pesca tra Unione europea e Senegal.

"Gli europei che pescano il tonno usano pesci giovani come esche vive, che dovrebbero essere lasciati crescere per poter popolare i mari - dice Dieng -. E le barche che pescano il nasello, pescano a strascico, una pratica vietata in Europa. Sono questi accordi che fanno sparire il pesce, e creano una concorrenza sleale per i pescatori tradizionali".

"I pescherecci stranieri praticano la pesca a strascico, alcuni a soli 7 km dalla costa - dice uno dei pescatori -. Non è giusto che vengano qui, queste barche hanno rovinato tutto. Non c'è più pesce da pescare".

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Moustapha Dieng, responsabile di due sindacati di pescatori, ha denunciato le pratiche illegali delle navi cinesi ed europeeEuronews

Euronews ha chiesto ad Amadou Lamine Diagne, ispettore regionale della pesca di Saint Louis, se le accuse dei pescatori sono fondate. "I pescherecci da traino industriali hanno licenze, autorizzazioni e osservatori a bordo - dice Diagne -. Sono dotati di un sistema di controllo via satellite che ci permette di controllare tutto quello che fanno. In tutti i paesi con una tradizione marittima gli stock si stanno esaurendo. La responsabilità è di tutte le parti. È colpa delle cattive pratiche di pesca industriale e delle cattive pratiche dei pescatori tradizionali".

Al problema dell'esaurimento degli stock ittici si aggiunge quello dell'innalzamento del livello del mare. I pescatori non usano più le spiagge dell'Atlantico, mangiate dall'erosione: oggi devono passare attraverso la pericolosa foce del fiume Senegal per raggiungere il mare. Le barche scaricano il loro pescato sulle rive del fiume, dopo di che il pesce viene spedito nel resto del paese.

Ma la carenza di pesce significa che non rimane molto per il commercio locale, gestito dalle donne di Saint Louis. "Il pesce è marcio - ci dicono -. Le barche straniere inquinano il nostro mare. Ce ne andiamo come siamo venute, senza niente. Finché ci saranno barche straniere, i giovani andranno in Spagna".

Abbiamo visitato uno dei siti di lavorazione del pesce a Saint Louis. Una volta era un'attività di lavoro intensivo, ma è stata colpita duramente da questa crisi. Qui abbiamo incontrato una famiglia che viene da un villaggio di pescatori colpito dalla crisi, a sei ore di macchina da Saint Louis. Si sono trasferiti in cerca di una vita migliore. Invano.

"Siamo qui da due mesi e il pesce non c'è - ci dice Amina -. Siamo stanchi. Se fosse per noi ci faremmo aiutare a fermare le barche straniere, in modo che possiamo avere del pesce. Abbiamo persino messo alcuni dei nostri figli su una barca per l'Europa. Alcuni sono andati in Spagna, alcuni ce l'hanno fatta e altri no".

Tre dei figli di Amina sono partiti. Solo uno è arrivato in Spagna. Uno è morto in mare. Il terzo è disperso. Ma questo non impedisce a sua figlia Seynabou, madre di due bambini, di voler tentare anche lei la fortuna. "Qui non c'è lavoro. È difficile in Senegal - dice Seynabou -. Ti alzi, mangi e vai a dormire. Non c'è altro da fare qui. Nessun lavoro, solo difficoltà. Appena trovo una barca, me ne vado".

L'accordo tra Senegal e Unione europea autorizza i pescherecci europei a pescare fino 10mila tonnellate di tonno e 1.750 tonnellate di nasello all'anno. "Questo accordo si basa sull'esistenza di un'eccedenza di risorse - dice Irene Mingasson, ambasciatrice della Ue a Dakar -. Se questa risorsa, cioè questo surplus di risorse, non ci fosse l'accordo di pesca non potrebbe essere applicato. Inoltre le specie in questione, nasello e tonno, non sono specie pescate dai pescatori senegalesi. Quindi, non c'è concorrenza, né in termini di specie né sulle zone di pesca". 

Ma le navi europee rispettano l'accordo? "Ci possono essere dei casi, per esempio sulle esche - ammette Mingasson -. Ci possono essere state pratiche per cui le barche con licenza hanno dovuto essere rimesse in riga".

Le argomentazioni di Bruxelles non sono però sufficienti a placare la rabbia dei pescatori di Saint Louis. "Una volta venduto il pesce, non rimane quasi nulla - ci dice un altro dei giovani pescatori -. Non c'è profitto. Non abbiamo nessun altro lavoro, conosciamo solo il mare. Non resterà nessuno qui, andremo tutti in Spagna".

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Abibou Ka, un ristoratore di Saint Louis, ha assunto nel suo locale diversi giovani con l'aiuto dei programmi di sostegno dell'UeEuronews

I programmi per aiutare i giovani a trovare lavoro nel settore privato, sostenuti dall'Ue, mirano ad offrire un'alternativa al crescente numero di persone che cercano di arrivare in Europa. Abibou Ka, un ristoratore di Saint Louis, ha assunto diversi giovani, dopo averli presi come tirocinanti nel suo locale. Molti di loro, come Sheikh, Moussa e Younouss, hanno provato senza successo a partire per l'Europa prima di iniziare a lavorare nel ristorante di Ka. 

"Ho degli amici che sono naufragati l'anno scorso. Mi ha colpito molto - dice Younouss -. Non ho rimpianti, perché ora ho la mia vita. Ho dei progetti per avere qualcosa di mio". "Voglio trasmettere ai giovani la volontà e l'energia per realizzare qualcosa - dice Ka -. Voglio che, prima che il ristorante celebri il suo decimo o quindicesimo anniversario, da qui escano diversi imprenditori". 

Avere una propria attività è un'opportunità riservata a una minoranza di giovani a Saint Louis. Per molti di coloro che continuano a sognare l'Europa è ancora una prospettiva lontana.