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Silvio: la grande rinuncia

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Di Paolo Alberto Valenti  & e ansa
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Silvio: la grande rinuncia
Diritti d'autore  Luca Bruno, The Associated Press

La rinuncia a candidarsi come presidente della Repubblica italiana Silvio Berlusconi l'ha dichiarata in un comunicato letto in teleconferenza dalla fedelissima Ronzulli. Già per gli auguri natalizi l'ex premier sembrava voler assumere un tono "quirinalizio" che tradiva un disegno politico adesso svanito. Berlusconi sostiene di aver verificato l’esistenza di numeri sufficienti per la sua elezione ma per ragioni di responsabilità nazionale fa un passo indietro forse indotto anche dall'ondata di proteste che la sua candidatura ha scatenato in molti settori del paese.

LA NOTA DI BERLUSCONI - ''Ho verificato l'esistenza di numeri sufficienti'' per andare al Colle, ma dopo una lunga riflessione con i ''miei familiari'' e i dirigenti di Fi sulla mia candidatura ho deciso di fare un gesto di ''responsabilità nazionale'' e ritirarmi dalla corsa alla presidenza. Così Silvio Berlusconi nella lunga nota letta dalla senatrice Ronzulli.

Il passo di lato

Da giorni si parlava di "passo di lato" del Cavaliere e così è stato: una mossa con cui, al momento, il centrodestra trova forse un po' di unità per aprire la strada a un candidato di coalizione. Impresa comunque ardua, tuttavia il gesto di Berlusconi accelera la lotta per il Quirinale, avendo come primo effetto il peggioramento dei rapporti tra i poli.

Un frenetico pomeriggio di sabato invernale

Dopo un pomeriggio di passione, di riunioni e conciliaboli vari, Berlusconi non scende più in campo ma prova a riprendersi il ruolo di perno della coalizione di destra prefigurando un candidato condiviso. Allo stesso tempo inchioda Draghi a Palazzo Chigi e invita Matteo Salvini a non chiedere più alcun rimpasto ed esclude il voto anticipato che la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni reclama da sempre. Bisognava proprio tirarla per le lunghe con questa candidatura alla presidenza per riacciuffare lo scettro di kingmaker che Matteo Salvini gli ha rubato da tanto?

Le distonie della destra e i candidati prevedibili

Da giorni Salvini, preoccupato che Berlusconi potesse avviare una "intelligenza" con i giallo-rossi, s'era speso sul doppio binario: lavorare per un candidato di centrodestra, "dopo 30 anni di Presidenti vicini al centrosinistra", e contemporaneamente rimanere in scia ove mai partisse il treno favorevole a Mario Draghi.I Fratelli d'Italia invece accarezzavano il trasloco di Draghi al Colle per far riaprire subito le danze elettorali. Bocciata la candidatura del Cavalier nel centrodestra comincia la sfida vera sulla rosa dei candidabili. Al vertice di sabato pomeriggio nessun nome: erano troppi i microfoni aperti e i collegamenti sparsi in uffici di mezza Italia, Toti a Genova, Brugnaro a Venezia.....per andare in profondità. Ma i candidati sono quelli di cui si parla da tempo e non tutti coincidenti: la Lega continua a spingere per una candidatura di "alto profilo" che potrebbe rispondere a Elisabetta Casellati, Letizia Moratti o Marcello Pera. Forza Italia, ovviamente sinora col Cavaliere ancora in ballo, ha dovuto tenere le carte coperte. Ma si parla di Gianni Letta, Pier Ferdinando Casini. Sullo sfondo c'è sempre il miraggio del Mattarella bis, come ultima chance da giocare in extremis, ma il Presidente uscente nelle ultime settimane non ha fatto che allontanare questa ipotesi e lo ha detto veramente in tutti i modi.

Le parole di Enrico Letta

"Il centro destra non è maggioranza e non ha quindi diritto di prelazione sul Quirinale. Lo abbiamo detto fin dall'inizio. Ora col ritiro di Berlusconi e lo scontro deflagrato all'interno del centrodestra tutto è chiaro. Ora ci vuole accordo alto su nome condiviso e Patto di Legislatura". Lo ha scritto su Twitter il segretario del Pd Enrico Letta che a modo suo commenta il pomeriggio di un sabato "politico" italiano.