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Dalla Striscia di Gaza al Libano: un anno di violenze in Medio Oriente

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Di Manuela Scarpellini
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Dalla Striscia di Gaza al Libano: un anno di violenze in Medio Oriente
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Il 2021 ha visto una nuova escalation di violenza in Medio Oriente. A maggio lo sfratto di alcune famiglie palestinesi a Gerusalemme est, dopo giorni di tensione e scontri, degenera in un conflitto di 11 giorni tra le forze armate israeliane ed Hamas.

Undici giorni di guerra

I razzi dei gruppi palestinesi, lanciati dalla Striscia di Gaza, piovono sulle città israeliane. Tel Aviv risponde con attacchi aerei contro obiettivi militari, governativi e diversi edifici. Nel conflitto muoiono più di 200 palestinesi e almeno 12 israeliani, i feriti sono centinaia.

All'escalation ha contribuito anche la firma degli accordi di Abramo, che nel 2020 aveva avviato la normalizzazione delle relazioni tra Israele e 4 paesi arabi sotto l'ombrello dell'amministrazione Trump. Un'intesa che ha rafforzato Israele, isolando ancora di più i palestinesi.

Il 21 maggio entra in vigore la tregua concordata da Israele e dai gruppi palestinesi con la mediazione dell'Egitto. Sia Netanyahu che Hamas cantano vittoria.

Libano sull'orlo della guerra civile

Il 2021 del Libano è stato segnato da violenze settarie in un paese più diviso che mai, alle prese con la pandemia e con una crisi economica devastante. Il 14 ottobre alcuni cecchini aprono il fuoco sui manifestanti che stanno partecipando a una marcia davanti al palazzo di giustizia organizzata dai gruppi sciiti Hezbollah e Amal.

Protestano contro il giudice Tarek Bitar, responsabile dell'indagine sull'esplosione del 4 agosto 2020 nel porto della città. Bitar ha messo nel mirino un ex ministro sciita, Ali Hassan Khalil, ritenuto uno dei responsabili dell'esplosione. Hezbollah accusa il giudice di avere politicizzato il processo.

La marcia dei gruppi sciiti sconfina in un quartiere cristiano, scatenando la reazione della falange cristiano-maronita. I cecchini uccidono 6 militanti sciitti nel corso di una battaglia di tre ore. L'esercito è costretto a schierare carri armati e truppe per sedare gli scontri, simili a quelli della guerra civile combattuta nel paese tra il 1975 e il 1990.

La prima volta del Papa in Iraq

A marzo il Papa ha visitato per la prima volta l'Iraq. E' stato il primo viaggio di Francesco in 15 mesi. In tre giorni il pontefice ha percorso più di 1600 chilometri, incontrando le autorità religiose e visitando luoghi che fino a pochi anni fa facevano parte dello Stato Islamico e dove i cristiani erano perseguitati.

Il momento più atteso era l'incontro a Najaf con l'ayahtollah Ali al-Sistani, la massima autorità religiosa sciita del paese: una visita privata senza precedenti nella storia. Stando a diversi analisti, incontrandolo il Papa lo ha implicitamente riconosciuto come suo interlocutore privilegiato nell'Islam sciita. Prima di partire, Francesco ha celebrato la messa in uno stadio di Erbil, capitale della regione curda settentrionale, una delle più antiche città del mondo.