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La Pietà Bandini di Michelangelo vista da vicino

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Di Margherita Criscuolo
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Concluso il restauro di una delle opere più intense e travagliate di Michelangelo: la Pietà Bandini. Il Buonarroti ci lavorò quando aveva più di 70 anni, tra il 1547 e il 1555, lasciandola incompiuta. La scolpì per sé, come monumento per la sua tomba e vi lasciò un autoritratto nel volto di Nicodemo, l’uomo che sorregge il corpo di Gesù deposto dalla Croce e adagiato tra le braccia di Maria assistita dalla Maddalena.

Monsignor Timothy Verdon, direttore del Museo dell'Opera del Duomo di Firenze in cui è custodita l'opera, ha commentato: "Michelangelo scolpì la Pietà come personale espressione del suo spirito religioso. È un lavoro profondamente personale con cui ha voluto lasciare traccia del suo sentimento religioso anche dopo la morte. Era molto vecchio quando la iniziò e aveva più di 80 anni quando smise di lavorarci".

Il restauro ha rivelato la cava di provenienza del marmo, individuata in Serravezza (Lucca) anziché Carrara, e confermato un particolare di cui Giorgio Vasari scrisse nelle sue "Vite", ossia che il marmo impiegato fosse "difettoso", come ha spiegato la restauratrice Paola Rosa.

"Il fatto che sia stato cavato da Serravezza - ha detto - comporta anche delle caratteristiche particolari del marmo che già Vasari nelle sue 'Vite' descriveva come 'marmo duro, pieno di impurezze, che faceva foco ad ogni colpo di scalpello'. Ecco che infatti durante il restauro sono emerse molte microfratture che sicuramente Michelangelo incontrò mentre scolpì la Pietà".

L'intervento, iniziato nel 2019 e interrotto più volte a causa della pandemia, è stato finanziato dalla fondazione Friends of Florence. Il cantiere rimarrà aperto fino al 30 marzo 2022 per permettere al pubblico di ammirare l'opera da vicino e in modo unico.