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La mattanza dei delfini nelle isole Faroe

La mattanza dei delfini nelle isole Faroe
Diritti d'autore AP Photo
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Di Eloisa Covelli
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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La caccia, perfettamente legale, coinvolge tutta la popolazione, compresi i bambini

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Una tradizione che si è trasformata in una mattanza di oltre 1400 delfini. Protagonisti una piccola parte degli abitanti delle isole Faroe, arcipelago autonomo del Regno di Danimarca, situato tra Islanda e Norvegia. Come ogni anno, si è tenuta la caccia ai cetacei, Grindadráp (detta Grind), perfettamente legale, a cui partecipano anche le famiglie, bambini compresi. 

Un pod (gruppo) di delfini è stato spinto dai motoscafi sulla spiaggia di Skálabotnur sull'isola di Eysturoy e lì sono stati uccisi con arpioni o trapani elettrici, mentre il mare si è tinto di rosso.

Una pratica approvata dalle autorità faroesi, ma non dalla Commissione internazionale per la caccia alle balene.

Ma stavolta è mancata la consueta organizzazione.

È stata una caccia brutale. Una caccia senza senso che alla fine ha significato l'uccisione dell'intero pod di delfini composto da almeno mille esemplari. Un massacro che ci ha lasciati senza parole.
Sea Shepherd
l'organizzazione per la protezione dei mari

Heri Petersen, presidente dell'associazione locale di caccia Grind, ha ammesso che qualcosa è andato storto: sono stati radunati troppi delfini e con troppe poche persone per ucciderli, cosicché l'agonia è stata ulteriormente prolungata. Anche Hans Jacob Hermansen, ex presidente della Grind Association, ha ammesso che quanto è avvenuto "distrugge tutto il lavoro che abbiamo fatto per preservare la caccia".

Tra i 50mila residenti delle isole cresce il malcontento per il rinnovarsi di questa tradizione e molti hanno espresso il loro sdegno tramite le emittenti locali.

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