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L'Ue vuole multare la Polonia: Non rispetta sentenza europea sull'autonomia della magistratura

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Di Jack Parrock
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L'Ue vuole multare la Polonia: Non rispetta sentenza europea sull'autonomia della magistratura
Diritti d'autore  Pascal Rossignol/AP
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Multa salata per la Polonia. La Commissione europea non ammette il ritardo con cui Varsavia intende adeguarsi ad una sentenza della Corte di giustizia europea. E ora le ammende potrebbero essere fissate su base giornaliera.

Didier Reynders, Commissario Ue alla Giustizia, ricorda i precedenti: “La Corte europea in passato ha richiesto alla Polonia di pagare circa 100mila euro al giorno per la violazione della normativa sulle foreste. Alla Repubblica Ceca quando non rispettava le regole sulle estrazioni minerarie è stata imposta una sanzione di 5 milioni di euro al giorno. Spero che questi esempi bastino per convincere la Polonia a cambiare idea".

La Corte di giustizia dell’Unione europea aveva emesso una sentenza a metà luglio in cui chiedeva alla Polonia di abolire la cosiddetta “Camera disciplinare della magistratura”, un organismo di controllo introdotto dalla recente riforma della giustizia dal governo polacco.

Varsavia dal canto suo, si è detta intenzionata a conformarsi alla sentenza europea, ma attenderà la riunione della Corte costituzionale prevista il 22 settembre per analizzare la questione. Per Bruxelles, però, quest’attesa non è necessaria, la Polonia va quindi multata.

Un portavoce del primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha detto a Euronews che l'attuazione delle misure indicate dalla Corte di giustizia europea spetta alla Corte suprema. In Polonia il potere esecutivo è indipendente dalla magistratura, tengono a precisare.

Della stessa idea anche l’eurodeputata conservatrice Beata Szydło che su twitter ha scritto: “La Commissione europea afferma di avere a cuore l'indipendenza dei giudici; ma allo stesso impone sanzioni pecuniarie alla Polonia perché non interferisce nel loro lavoro, questo è assurdo”.

Bruxelles oggi ha anche minacciato di congelare i fondi europei a cinque regioni polacche che si sono dichiarate apertamente anti-Lgbt.