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Un bagno nel Mediterraneo di fronte a Tripoli? Anche no...

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Di Cinzia Rizzi Agenzie:  AFP
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Libici nuotano nel Mediterraneo sul lungomare della capitale Tripoli
Libici nuotano nel Mediterraneo sul lungomare della capitale Tripoli   -   Diritti d'autore  AFP
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Avrebbero bisogno di un momento di svago i libici, per dimenticare la guerra e rinfrescarsi, vista la calura estiva, ma non possono. Il Ministero dell'Ambiente nei giorni scorsi ha ordinato la chiusura di diverse spiagge sui 30 chilometri di costa di Tripoli.

La ragione? L'estremo inquinamento del mare, dovuto alle acque reflue non trattate che vi finiscono dentro e ai rifiuti ammassati a riva.

"Abbiamo preso dei campioni dell'acqua inquinata nel mare per controllare il livello di inquinamento e il tipo di batteri presenti", spiega Sara al-Naami, funzionaria del Comune di Tripoli. "Abbiamo riscontrato un'alta concentrazione di batteri, che raggiunge in alcuni casi il 500% in più del normale. Le persone non dovrebbero quindi nuotare in quest'acqua. Per quanto riguarda il tipo di batteri, abbiamo trovato Escherichia coli in cinque aree testate intorno a Tripoli. Il bagnasciuga è completamente inquinato".

Su una spiaggia, vicino a un grande hotel, rivoli incanalano le acque reflue non trattate nel mare. Alcuni giovani, incuranti del pericolo, vi cercano refrigerio.

L'infrastruttura libica è stata devastata da un decennio di conflitto, dal collasso dello stato e dall'abbandono, dopo la caduta di Muʿammar Gheddafi nel 2011. L'unico impianto fognario di Tripoli aveva già chiuso anni prima, così come molti impianti industriali, inattivi per mancanza di manutenzione o di fondi. Di conseguenza, tutte le acque reflue di Tripoli finiscono direttamente nel Mediterraneo.

Questo tratto è il più inquinato dei 1.770 chilometri di costa del Paese nordafricano. "Una situazione catastrofica", come l'ha definita un funzionario del governo libico.

Video editor • Cinzia Rizzi