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Domato l'incendio nella centrale elettrica, ma la Turchia brucia ancora

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Di Antonio Michele Storto
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Domato l'incendio nella centrale elettrica, ma la Turchia brucia ancora
Diritti d'autore  AP/IHA
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Dopo una notte di sforzi da parte dei vigili del fuoco, è stato domato l'enorme incendio che mercoledì aveva raggiunto il complesso di una centrale elettrica a carbone nel sud-ovest della Turchia.

Le fiamme - che hanno imperversato per 11 ore, costringendo i residenti a fuggire dalla zona in auto o addirittura a bordo di imbarcazioni - sono state sospinte da forti raffiche di vento fino alla centrale elettrica nella provincia di Mugla.

AP/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
persone evacuate in barca dopo che gli incendi hanno raggiunto la centrale elettrica di Kemerkoy, una centrale elettrica a carbone, a Milas, Mugla, nel sud-ovest della TurchiaAP/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

L'evacuazione è scattata poco dopo nella vicina località balneare di Oren.

Navi della marina sono state impiegate per traghettare via i residenti, mentre le auto hanno formato lunghi convogli sulle strade in uscita dall'area.

Le fiamme hanno continuato inoltre a devastare anche la zona di Marmaris, una delle località balneari più amate del paese, dove i turisti si sono ritrovati in un vero e proprio inferno. Perfino gli operatori turistici nella zona si sono offerti volontari per aiutare a soccorrere i feriti e a domare le fiamme

"Abbiamo avuto persone ustionate e intossicate" spiega uno di loro. "Abbiamo visto tutto questo mentre gli incendi infuriavano e abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Ora le squadre di supporto sono arrivate e stanno facendo ciò che è necessario. Come potete vedere, i nostri amici stanno combattendo con le unghie e con i denti".

Al momento, sono circa 170 i roghi registrati in tutta la Turchia, un volume di fuoco che non si vedeva dal 2003. E mentre il governo è bersagliato di polemiche per l'impreparazione all'emergenza, aerei antincendio sono arrivato da Ucraina, Russia, Azerbaijan, Iran e Spagna.