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Calcio, imprese a confronto: parla il campione del mondo Collovati dopo Euro 2020

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Di Stefania De Michele
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Il campione del mondo '82 Fulvio Collovati sulla vittoria a Euro 2020
Il campione del mondo '82 Fulvio Collovati sulla vittoria a Euro 2020   -   Diritti d'autore  Euronews
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"Sono così le storie del calcio: risate e pianti, pene ed esaltazioni".

Lo scrittore argentino Osvaldo Soriano conosceva bene il pathos di una partita di calcio, che è sentimento recuperato di appartenenza, sano conflitto, "dubbio costante e decisione rapida".

La finale di Euro 2020, vinta dall'Italia contro l'Inghilterra, è perciò l'impresa eroica di tutti gli italiani, arrivata al termine di una cavalcata impensabile appena due anni fa, quando gli Azzurri hanno mancato la qualificazione ai Mondiali.
È stato lo spartiacque: dopo quella débâcle, al termine di una striscia di 34 vittorie consecutive, la Nazionale di Roberto Mancini ha portato a casa il trofeo, che mancava dal 1968.

Fulvio Collovati, campione del mondo nel 1982, commenta la grande impresa della nazionale.
Collovati ha alzato la Coppa l'11 luglio di 39 anni fa. L'11 luglio è quindi una bella data ricorrente.

"È una data storica (11 luglio) - dice il campione - ho addirittura proposto che diventi festa nazionale, visto che 39 anni fa siamo stati protagonisti di quell'exploit, che allora rappresentava un po' la ripresa economica del nostro Paese, dell'Italia che usciva dagli anni di piombo. Allo stesso tempo, speriamo che la vittoria di Euro 2020 rappresenti un sogno, una speranza per tutti gli italiani che hanno subìto la pandemia e la crisi negli ultimi due anni. Siamo un po' in simbiosi, noi dell'82, con questa Nazionale. Quello che conta è che dopo 53 anni siamo tornati campioni d'Europa ".

Dalla mancata qualificazione ai Mondiali alla vittoria di Euro 2020: come pensa sia stato possibile?.

"Molti meriti sono stati giustamente dati a Mancini perché è un allenatore vincente, un programmatore, un valorizzatore della squadra. A proposito di similitudini, ce ne sono molte tra lui e il mio ex allenatore in Nazionale, che purtroppo non c'è più, Enzo Bearzot: come lui, Mancini ha perseguito la valorizzazione delle individualità, ma in funzione del gruppo. Ha dato credibilità a tutti. È un team dove non ci sono stelle - non c'è il numero 10, non ci sono Totti, Del Piero, Baggio per parlare dei grandi degli ultimi 20 anni - ma tanti ottimi giocatori al servizio della squadra".

Diamo l'onore delle armi agli avversari: un giudizio sulla Nazionale inglese.

"Hanno peccato un po' di presunzione, come è capitato alla Francia, che era potenzialmente il gruppo più forte. A Wembley, nel loro stadio, davanti ai loro 50 dei 60.000 tifosi presenti, gli inglesi hanno pensato che il loro calcio fosse migliore del nostro. In realtà non è così. il nostro calcio forse non lo conoscevano sino in fondo e noi gli abbiamo dato una lezione, sotto questo aspetto. Vincere in casa loro è ancora più bello".

Questa vittoria ha un grande valore simbolico e sociale. Contiene un messaggio importante: se si gioca da squadra, si possono raggiungere vette molto alte. Questo vale anche per il momento storico che stiamo vivendo: può rappresentare una rinascita.

"Una cosa che mi ha molto gratificato, negli anni, è stata quando alcuni imprenditori mi hanno detto: 'La nostra ripresa è iniziata con la vittoria del Mondiale nel 1982'. Quella vittoria è servita a dare fiducia al Paese per ripartire. Quello che probabilmente accadrà anche in questo 2021 perché c'è positività: la gente aveva voglia di andare in piazza a festeggiare, le aziende lottano per riprendersi, ho letto che il Pil potrebbe trarre beneficio da Euro 2020 per circa lo 0,7%. Tutto questo in virtù di quello che Mancini e i suoi ragazzi hanno saputo fare".