ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Siria, ecco quali stati europei stanno riaprendo le ambasciate a Damasco

Di Sandrine Amiel
maggio 2020: una profuga siriana in Libano tiene in vista la sua carta d'identità su un poster di Basar al-Assad
maggio 2020: una profuga siriana in Libano tiene in vista la sua carta d'identità su un poster di Basar al-Assad   -   Diritti d'autore  Hussein Malla/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
Dimensioni di testo Aa Aa

Lo scorso maggio, quando il presidente siriano Bashar al-Assad ha vinto un quarto mandato con il 95,1% dei voti, l'Unione europea insieme ad altre potenze occidentali ha rapidamente denunciato l'elezione come una frode.

"Le elezioni che si sono svolte in Siria il 26 maggio non hanno soddisfatto nessuno dei criteri di un voto genuinamente democratico", ha affermato l'alto rappresentante Josep Borrell in una nota . "Non possono portare a nessuna misura di normalizzazione internazionale con il regime siriano".

Bruxelles ha adottato sanzioni contro il regime di Assad sin dall'inizio del conflitto decennale nel 2011. Sanzioni aumentate con il procedere della guerra, che ha ucciso mezzo milione di persone e altri 11 milioni le ha cacciate dalle loro case.

Ma la ferma posizione di Bruxelles nei confronti del regime di Assad contrasta con le recenti mosse dei singoli Stati membri dell'Unione, alcuni dei quali stanno iniziando a riaprire le rispettive ambasciate a Damasco.

Dal 2012, solo la Repubblica Ceca aveva mantenuto aperta la sua rappresentanza nel paese devastato dalla guerra, mentre altri avevano interrotto i legami con Damasco ed evacuato le rispettive sedi diplomatiche.

Tuttavia, dal momento che il governo di Assad ha ripreso il controllo della maggioranza del paese con l'appoggio di Mosca e Teheran, alcuni paesi UE sembrano tentati di ripristinarvi le relazioni diplomatiche.

Euronews ha appreso che almeno cinque Stati membri dell'Unione Europea hanno attualmente una missione diplomatica che opera in qualche modo nel Paese mediorientale.

Perché i diplomatici europei stanno tornando a Damasco e cosa significa questo per la politica dell'UE che formalmente si oppone alla normalizzazione delle relazioni con il regime di Assad?

Ecco cosa sappiamo finora.

Qual è la presenza diplomatica dei paesi dell'UE in Siria?

La maggior parte delle nazioni comunitarie ha le proprie ambasciate in Siria ancora evacuate con diplomatici che operano dal vicino Libano e che visitano la Siria di tanto in tanto, come ha spiegato una fonte diplomatica a Euronews. Alcuni Stati membri, ha continuato la stessa fonte, "mantengono ancora una politica rigorosa in merito: nessuna ambasciata, nessun contatto con il regime",

Ma un numero crescente di stati dell'UE sta rafforzando la propria presenza diplomatica nel paese negli ultimi mesi.

  • Bulgaria - Incaricato d'affari

La Bulgaria ha una rappresentanza diplomatica permanente in Siria attraverso la sua ambasciata a Damasco. Secondo il sito ufficiale dell'ambasciata, l'incaricato d'affari del Paese è Anatoli Vasilev Deshev.

Non è chiaro quando l'ambasciata abbia riaperto dopo la chiusura iniziale nel 2012.

  • Cipro - Incaricato d'affari

L'incaricato d'affari di Cipro a Damasco, Sevag Avedissian, ha dichiarato a Euronews che l'ambasciata di Nicosia in Siria è "in procinto di riprendere le operazioni" e riaprirà "nelle prossime settimane". Ha aggiunto che il Paese aveva una presenza diplomatica permanente in un hotel, piuttosto che nei propri locali, "da metà ottobre" dello scorso anno.

Ha insistito sul fatto che il Paese non ha nominato un ambasciatore in Siria ma un incaricato d'affari, "senza presentare credenziali ad Assad in linea con la politica dell'UE". Il blocco non riconosce Assad come legittimo capo di stato e quindi gli ambasciatori dei paesi dell'UE non gli presenterebbero le proprie credenziali.

"Abbiamo lasciato Damasco per motivi di sicurezza, non perché volessimo sospendere le relazioni diplomatiche", ha spiegato il diplomatico, aggiungendo che i diplomatici ciprioti hanno continuato a occuparsi delle relazioni con la Siria dal Libano durante la guerra.

"Se guardi una mappa, la Siria è il secondo paese più vicino a Cipro in termini geografici", ha detto Avedissian, ricordando che Nicosia non ha mantenuto relazioni con la vicina Turchia, che non riconosce Cipro. "E' importante essere presenti nei paesi vicini", ha detto a Euronews. "Dovevamo tornare"

"Non siamo i primi e non saremo gli ultimi a tornare", ha aggiunto, riferendosi ad altri Paesi che hanno già riaperto le loro ambasciate o si preparano a farlo.

  • Ungheria - Incaricato d'affari

Dall'anno scorso sono stati nominati un incaricato d'affari e un console presso l'ambasciata ungherese a Damasco, e l'ambasciata è "aperta ma con attività limitate", ha detto una fonte a Euronews. Contattato dai nostri giornalisti, il ministero degli Esteri ungherese ha dichiarato: "L'Ungheria ha una presenza diplomatica a livello di incaricati d'affari in Siria, presenza che è impegnata nel lavoro umanitario e nei progetti di aiuto del programma 'Hungary Helps'. "

  • Austria - poco chiaro

Anche l'Austria è elencata tra i Paesi con una missione diplomatica a Damasco dal sito del ministero degli Esteri siriano.

Ma il ministero degli Esteri austriaco ha detto a Euronews che tutte le attività dell'ambasciata sono ancora svolte da Beirut.

"L'Ambasciata austriaca a Damasco non è mai stata chiusa, ma la maggior parte del personale è stata trasferita a Beirut per motivi di sicurezza nel 2012. Tutte le attività dell'Ambasciata sono condotte da Beirut, comprese quelle consolari, mentre manteniamo l'edificio di proprietà dell'Austria con l'aiuto di personale reclutato localmente. personale", si legge nel comunicato inviato a Euronews.

  • Grecia - riaperto

La Grecia ha confermato venerdì a Euronews che la sua ambasciata a Damasco è ora aperta.

Qual è stata finora la politica dell'UE in Siria?

Le sanzioni in vigore da un decennio includono divieti di viaggio e congelamento dei beni contro Assad e altri alti funzionari politici, ufficiali militari e uomini d'affari. Attualmente, 283 persone e 70 entità in Siria sono nell'elenco delle sanzioni dell'Unione.

Bruxelles è stata irremovibile sul fatto che qualsiasi forma di normalizzazione con il regime di Assad fosse fuori discussione. Il Parlamento europeo ha ribadito questa posizione in una recente risoluzione adottata a marzo. "Finché non ci saranno progressi fondamentali sul campo con un impegno chiaro, sostenuto e credibile in un processo politico inclusivo, i deputati si oppongono a qualsiasi normalizzazione delle relazioni diplomatiche con il regime siriano", si legge nel testo.

Nonostante la sua ferma posizione contro il regime siriano, la stessa UE mantiene ancora contatti diplomatici di livello inferiore con la Siria.

La delegazione dell'UE in Siria continua ad operare da Beirut, mentre svolge missioni regolari a Damasco, secondo il suo sito web. Ha ancora una sede a Damasco in cui opera unicamente personale locale, come ha spiegato una fonte diplomatica a Euronews.

Julien Barnes-Dacey, direttore del programma Medio Oriente e Nord Africa presso il Consiglio europeo per le relazioni estere, ha dichiarato a Euronews che mantenere una tale presenza diplomatica in Siria non contraddice la politica dell'UE di non normalizzare le relazioni con il regime.

"I contatti - ha detto l'esperto a Euronews - sono distanti e di livello piuttosto basso e cadremmo in una trappola da noi stessi creata se li associassimo a un riconoscimento diplomatico".

Ha osservato che questi contatti di livello inferiore "hanno avuto però uno scopo prezioso", che include la comprensione della situazione sul campo e l'operatività del sostegno umanitario da parte del blocco comunitario in Siria. L'UE è il più grande donatore internazionale per il paese devastato dalla guerra, con oltre 24 miliardi di euro mobilitati per aiutare le persone colpite dal conflitto armato.

L'eurodeputato Barry Andrews, che ha lavorato a lungo sulle relazioni UE-Siria, ha convenuto sulla necessità che l'UE mantenga canali di comunicazione con Damasco.

"Penso che ci debba essere una linea di comunicazione. Ho costantemente chiesto la nomina, da parte del servizio per l'azione esterna, di un inviato speciale dell'UE per il conflitto siriano. Dobbiamo avere un'opportunità per un dialogo di qualche tipo, e canali di comunicazione. E penso che un inviato speciale sottolineerebbe quanto prendiamo sul serio questo problema", ha detto a Euronews.

È in vista un cambiamento nelle le relazioni UE-Siria?

Le notizie di paesi europei che si preparano a riaprire le loro ambasciate a Damasco arrivano tra i timori di una normalizzazione dei rapporti col regime di Assad nell'arena internazionale.

Il mese scorso, la decisione di concedere al regime un seggio nel consiglio di amministrazione dell'Organizzazione mondiale della sanità ha suscitato critiche e proteste nelle aree controllate dai ribelli.

Tuttavia, diverse fonti hanno riferito a Euronews che l'UE non era affatto vicina alla normalizzazione delle sue relazioni con Assad, nonostante la riapertura di piccole missioni diplomatiche.

"Non credo - ha detto Andrews - che la posizione sia cambiata in alcun modo a livello europeo. Non respingerei del tutto questi rapporti, ma li inserirei nel contesto di altre questioni, non legate direttamente alla Siria ma più legate alle ansie sulla politica estera turca, sia nel caso della Grecia che di Cipro".

"Quindi quelle relazioni riguardano perlopiù questioni regionali e, nel caso dell'Ungheria, un modo per sparigliare le carte con modalità che sono state una caratteristica della politica ungherese negli ultimi due anni"

Barnes-Dacey ha osservato che "nessuno dei principali Stati membri dell'UE" si è mosso nella direzione della normalizzazione delle relazioni diplomatiche e che il blocco ha appena rinnovato le sanzioni alla Siria il mese scorso.

"Quindi - ha commentato - non interpreto necessariamente quello che sta accadendo come un cambiamento troppo profondo".

"Detto questo - ha aggiunto - penso ci sia la sensazione nelle capitali europee che l'elemento del conflitto armato più duro della guerra civile stia finendo e che ci sia un interesse in alcuni contatti di livello inferiore sul campo per promuovere interessi ristretti".

"Sono molto scoraggiato nel sentire quanto sta succedendo", ha detto Andrews quando sono emerse notizie sulla riapertura delle ambasciate europee.

"Che ci siano stati membri che prenderebbero in considerazione l'espansione delle relazioni con la Siria è del tutto inspiegabile per le persone che rappresento" ha chiarito l'eurodeputato. "Abbiamo approvato una risoluzione sull'impunità del regime e sono state raccolte prove con il potenziale per futuri procedimenti giudiziari per ritenere il regime siriano responsabile di crimini di guerra. Seriamente ignoreremo tutto ciò e torneremo alla normalizzazione in circostanze in cui non ci sono stati progressi da parte siriana?"

In una dichiarazione inviata a Euronews, la Coalizione nazionale siriana delle forze di opposizione e di rivoluzione siriana ha dichiarato: "Ribadiamo che chi tende la mano al regime siriano rischia di dichiarare la sua piena accettazione dei suoi crimini di guerra e dei suoi massacri; di condonare il suo uso di armi chimiche; e di esprimere una posizione che cerca di normalizzare la criminalità in generale, non solo la normalizzazione dei rapporti con questo regime omicida".

Ma il blocco non ha molta influenza sugli stati membri disposti a ripristinare le relazioni diplomatiche con la Siria. "La politica di sicurezza estera comune - osserva Andrews - è associata all'esercizio del veto, quindi anche qualsiasi condanna sarebbe difficile da ottenere".

In ultima analisi, queste mosse dei singoli stati potrebbero giocare a favore del regime siriano. Prima che i nostri giornalisti potessero confermare alcune delle riaperture, una fonte diplomatica ha detto a Euronews che le voci riguardanti le ambasciate cipriote, greche e ungheresi erano state "recentemente riprese dalla propaganda di Assad per sottolinearne il presunto riconoscimento e normalizzazione".

"Il regime vuole proiettare un'immagine di ricongiungimento europeo", ha confermato Barnes-Dacey, "quindi questo potrebbe benissimo essere un messaggio guidato da Damasco".

Orlando Crowcoft e Nadine Abdel-Hamid di Euronews hanno contribuito a questo articolo