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Italia sempre più aperta ma resta la prudenza

Italia al caffé
Italia al caffé Diritti d'autore AFP
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Di euronews
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Sono più di 40 milioni gli italiani che vivono in regioni definite in zona bianca dove ormai non c'è più neanche il coprifuoco. La campagna vaccinale è a buon punto ma il pericolo non è del tutto passato

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In Italia dal 14 giugno cinque nuove regioni e una provincia autonoma vedono allentate le restrizioni da Covid-19. 12 regioni e oltre 40 milioni di cittadini tornano in zona bianca. Niente più coprifuoco e orari di apertura liberi per i locali pubblici. Già in zona bianca figuravano Sardegna, Molise, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Liguria, Umbria e Veneto. Il provvedimento, deciso dal ministro della Salute Roberto Speranza attraverso l’ordinanza firmata l’11 giugno scorso, riguarda più della metà della popolazione italiana.

Cosa cambia per chi vive nelle regioni bianche?

Via il coprifuoco, che rimane in vigore dalla mezzanotte nelle regioni in giallo. Per quanto riguarda bar e ristoranti sarà possibile consumare all’ interno dei locali preparazioni e bevande senza limiti di orario. Cadono pure i limiti delle persone che possono sedersi ai tavoli all’ esterno, mentre al chiuso il numero massimo consentito è di sei commensali qualora non siano conviventi. Il passaggio in zona bianca implica un incremento del fatturato nel sistema della ristorazione (e il suo indotto) pari a circa il 20%. Ci si auspica che gli effetti si facciano sentire a cascata sull'intero sistema agroalimentare con ben oltre un milione di chili di vino e cibi invenduti dall'inizio della pandemia a causa delle limitazioni.

Non abbassare la guardia

Per gli esperti della pandemia non bisogna però allentare la guardia, continua la campagna vaccinale e i gesti barriera devono essere mantenuti quando ci si trova fra tante persone o in situazioni a rischio. "Restiamo un Paese molto vulnerabile. In Germania i contagi aumentano, perché si fanno tamponi e tracciamento. Qui o se ne fanno pochi o troppi antigenici e pochi molecolari.":  precisa il microbiologo dell'Università di Padova, Andrea Crisanti secondo il quale  l'Italia si avvia verso il triste primato di aver avuto più morti rispetto agli altri paesi  europei; il tasso di mortalità in Italia risulta infatti la più alto ogni 100 mila abitanti.

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