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Archeologia, torna la magia dell'arte rupestre di Lascaux

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Archeologia, torna la magia dell'arte rupestre di Lascaux
Diritti d'autore  PIERRE ANDRIEU/AP2009
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Un salto indietro nel tempo, sino al Paleolitico: dopo sei mesi di chiusura il museo di Lascaux in Dordogna ripropone i dipinti rupestri delle grotte divenute patrimonio Unesco in una riproduzione a grandezza naturale.
Come nel mito della caverna di Platone, le immagini sono l'interpretazione del mondo dei nostri antenati: un racconto che si sviluppa nel mito e in una realtà prerazionale.

La scoperta dell'arte rupestre, con i suoi animali possenti e le figure umane più schematiche, si arricchirà di ulteriori suggestioni, come spiega Franck Doucet, direttore di Lascaux IV: "Abbiamo anche pensato ad una visita alla luce delle torce. Immaginate di poter scoprire la grotta al buio. Mi direte: 'Così non vedremo nulla'. Ma sì, perché come 20.000 anni fa ci sarà una torcia che, pannello dopo pannello, illuminerà, ingrandirà tutti questi dipinti".

La grotta venne scoperta da quattro adolescenti nel 1940 quando uno dei loro cani cadde in un anfratto. Il complesso sotterraneo originale, che ha dovuto essere replicato per evitare il deterioramento delle grotte, presenta circa 6mila figure: una preziosa testimonianza, che gli studiosi non hanno ancora saputo del tutto decifrare.

Le teorie sono diverse: emerge il valore apotropaico delle raffigurazioni, realizzate per conquistare la benevolenza delle divinità, ma anche l'ipotesi di riti sciamanici realizzati nelle grotte e sfociati nella prima, splendida arte della notte dei tempi. Molti archeologi rifiutano la ricostruzione che vede i dipinti rupestri come una semplice decorazione parietale.

Il museo di Lascaux, che riapre il 19 maggio, ripercorre un pezzo di pre storia affascinante e ancora tutto da esplorare.