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Nuova escalation a Gaza e Gerusalemme: com'è iniziata e come potrebbe finire

11 maggio 2021: una colonna di fumo si leva dopo un raid aereo su Gaza
11 maggio 2021: una colonna di fumo si leva dopo un raid aereo su Gaza   -   Diritti d'autore  Hatem Moussa/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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Una nuova escalation è ormai degenerata sul confine israelo-palestinese, teatro nella notte di un violento scambio di fuoco tra militanti di Hamas ed esercito israeliano

Secondo fonti sanitarie a Gaza, almeno 24 palestinesi, tra cui nove bambini, sarebbero stati uccisi da lunedì sera, quando i raid aerei israeliani sono iniziati. Nel frattempo, oltre 250 razzi sono stati lanciati verso Israele, ferendo sei civili all'interno di un complesso residenziale.

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11 maggio 2021: lancio di razzi dalla striscia di GazaHatem Moussa/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.

I raid sono stati preceduti da ore di scontri tra palestinesi e forze di sicurezza israeliane, con tafferugli molto violenti nel complesso della Moschea Al-Aqsa di Gerusalemme, luogo sacro per gli ebrei come per i musulmani.

Più di 700 palestinesi - 500 dei quali ricoverati in strutture ospedaliere - sono stati feriti negli scontri nella città contesa e in tutta la Cisgiordania,

Come si è innescata l'escalation

Da settimane, manifestanti palestinesi e polizia israeliana si scontravano quotidianamente nella Città Vecchia di Gerusalemme, sede di importanti siti religiosi ritenuti sacri da musulmani, ebrei e cristiani.

Da ormai un secolo, Gerusalemme - che resta una delle città più aspramente contese nel globo terrestre - è teatro di violenti scontri tra ebrei e arabi.

L'ultima recrudescenza ha iniziato a covare un mese fa, all'inizio del Ramadan, quando la polizia israeliana ha impedito ai fedeli di radunarsi dopo la preghiera fuori dalla Porta di Damasco. Le tensioni sono poi proseguite, degenerando in scontro aperto, per via di un'ingiunzione di sfratto ai danni di decine di famiglie palestinesi in un quartiere di Gerusalemme est

Lunedì, il tonfo delle granate stordenti ha risuonato per la Spianata delle Moschee, luogo sacro per musulmani, ebrei e cristiani, dove centinaia di palestinesi sono stati feriti in scontri tra manifestanti che lanciavano pietre e la polizia che sparava gas lacrimogeni e proiettili di gomma.

Capitale di due popoli

Israele ha conquistato Gerusalemme Est - inclusa la città vecchia, e assieme a Gaza e alla Cisgiordania - nel 1967 alla fine della Guerra dei sei giorni.

I palestinesi rivendicano però questi territori - e in particolare Gerusalemme est come capitale - per il loro futuro stato. Ma Israele - che vede a sua volta Gerusalemme come propria capitale "unificata, eterna ed indivisa" - ha definitivamente annesso la parte orientale della città con la legge fondamentale del 1980, non riconosciuta dalla maggior parte della comunità internazionale.

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10 maggio 2021: un palestinese fugge dai gas lacrimogeni durante gli scontri con le forze di sicurezza israeliane davanti alla moschea di al-AqsaMahmoud Illean/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

La questione è una delle più spinose nel processo di pace, che si è arenato ormai da più di un decennio.

Lunedì gli israeliani avrebbero dovuto celebrare il Jerusalem Day, una festa nazionale che celebra l'annessione. Negli anni passati, migliaia di israeliani - in gran parte nazionalisti religiosi - hanno marciato attraverso la Città Vecchia, incluso il popoloso quartiere musulmano, in una manifestazione che molti palestinesi considerano un'aperta provocazione.

Negli ultimi giorni, i nazionalisti israeliano hanno organizzato diversi altri eventi di simile tenore a Gerusalemme est, spesso conclusi in tafferugli con i palestinesi.

Residenza "revocabile".

Gli ebrei nati a Gerusalemme est sono cittadini israeliani a tutti gli effetti, mentre ai palestinesi è concessa una forma di residenza permanente che può essere però revocata qualora si allontanino dalla città per periodi prolungati.

Israele ha costruito insediamenti ebraici a Gerusalemme est che ospitano circa 220.000 persone, riducendo nel frattempo all'osso l'espansione dei quartieri palestinesi, che sono oggi piagati dal sovraffollamento demografico ed edilizio, con decine di abitazioni abusive a rischio demolizione.

La Ong israeliana OB'Tselem e Human Rights Watch hanno entrambe denunciato le politiche discriminatorie poste in essere a Gerusalemme est: lo scorso 27 aprile, un rapporto di HRW ha apertamente accusato il governo israeliano di aver mantenuto una situazione "da apartheid"

Israele dal canto suo continua a respingere ogni accusa, sostenendo che israeliani e palestinesi siano trattati allo stesso modo a Gerusalemme.

La questione degli sfratti

Il principio di quest'ultima recrudescenza può essere tracciato all'inizio del mese di Ramadan, quando la polizia israeliana ha piazzato delle barriere fuori dalla Porta di Damasco nella Città Vecchia, un luogo di ritrovo popolare dopo le preghiere serali durante il mese santo in cui i musulmani digiunano dall'alba al tramonto.

Le tensioni hanno poi continuato a fermentare anche dopo la rimozione delle barriere, per via di una minaccia di sfratto nei confronti di decine di famiglie palestinesi dal quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme est.

Queste famiglie sono coinvolte in una lunga battaglia legale con i coloni ebrei che accampano diritti di proprietà nel quartiere. Poiché i coloni sostengono che la terra sia stata acquistata da due associazioni ebraiche alla fine del XIX secolo, Israele dipinge la questione come una disputa immobiliare tra privati, ma la situazione delle famiglie ha finito per attirare l'attenzione internazionale.

Cosa potrebbe accadere adesso

In passato, i combattimenti di frontiera tra Israele e Hamas sono finiti tendenzialmente dopo pochi giorni, anche grazie alla mediazione di Qatar, Egitto, Turchia ed altri.

Ma stavolta le cose potrebbero farsi più difficili.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avvertito che i combattimenti potrebbero "continuare per qualche tempo", mentre il tenente colonnello Jonathan Conricus, un portavoce militare israeliano, ha detto ai giornalisti martedì che l'esercito era nelle "fasi iniziali" di attacchi contro obiettivi di Gaza che aveva pianificato con largo anticipo".

Nel frattempo, l'esercito sta inviando rinforzi di truppe al confine con Gaza e il ministro della difesa ha ordinato la mobilitazione di 5.000 soldati di riserva.