L'opposizione bielorussa a Euronews: "Torneremo in piazza"

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L'ex ministro della Cutura Pavel Latushko rilancia la protesta contro Lukashenko per la Giornata della Vittoria del 9 maggio prossimo

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L'opposizione bielorussa rilancia l'offensiva contro il presidente Lukashenko e fa appello a nuove proteste di massa nella Giornata della Vittoria, il 9 maggio prossimo.

È quanto ha detto a Euronews uno degli esponenti della contestazione, dal suo esilio volontario in Polonia, Pavel Latushko, ex ministro della Cultura fino al 2012 ed ex diplomatico, estromesso dal potere per aver sostenuto la protesta popolare.

"Serve protestare di nuovo, per dimostrare che non ci siamo arresi, e che continuiamo a contestare le elezioni manipolate dell'agosto del 2020, e la violenza che il regime impiega contro i cittadini bielorussi. Poi serve anche per mandare un segnale alla comunità internazionale del fatto che noi ci opponiamo a questo regime. E inoltre questa è una possibilità di partecipare legalmente ad eventi di massa in Bielorussia, la sola possibilità che ci è concessa, non abbiamo altro".

Latushko e gli altri oppositori bielorussi hanno chiesto all'Unione europea di irrigidire le sanzioni già imposte a Minsk, mettendole a punto per aumentarne l'efficacia, come ad esempio escludendo il paese dal circuito di scambi bancari internazionali SWIFT, qualcosa gia adottata nei confronti della Russia.

"Siamo davanti alla repressione di centinaia di migliaiai di cittadini, e di tante morti e torture.... In questo momento la risposta sono sanzioni contro 88 persone fisiche e 7 imprese, che non hanno alcuna importanza nell'economia nazionale... Lukashenko ride di questo, e ci ricama sopra la sua propaganda. Non sono state imposte vere sanzioni, non ci sono sanzioni efficaci".

Infine, un appello a trattare col governo di Minsk arriva da un'altra esponente dell'opposizione, Svetlana Tikhanovskaya, a Roma per incontri istituzionali. "Negoziare è l’unico modo per uscire pacificamente dalla crisi e il dialogo dovrebbe avvenire tra la società civile bielorussa e il regime di Lukashenko, per questo ci siamo proposti come mediatori", ha detto ai giornalisti.

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