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L'Europa che verrà sarà più sociale. I 27 d'accordo a Porto

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L'Europa che verrà sarà più sociale. I 27 d'accordo a Porto
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L'Europa quasi post covid si sveglia a Porto più sociale, sotto la presidenza portoghese i 27 infatti d'accordo con le parti sociali si sono impegnati a stabilire meccanismi per monitorare l'adesione degli Stati e agli obiettivi di diritto sociale.

Tutto era già stato scritto, tutto incardinato in quello che passa con il nome di pilastro europeo, ma pandemia come le crisi economiche finanziarie portano in eredità ripensamenti da cui ricominciare è per questo che Charles Michel, presidente del Consiglio Ue ha dichiarato:

"Dobbiamo verificare anno dopo anno se le decisioni che prendiamo collettivamente abbiano un impatto non solo sul Pil, ma anche sull'accesso all'istruzione, qualità dell'ambiente, discriminazioni, capacità di garantire innovazione, sviluppo e futuro più prospero".

Il pilastro europeo dei Diritti sociali è un insieme di 20 principi e diritti fondamentali in ambito sociale, adottati dal Parlamento Europeo, dal Consiglio e dalla Commissione il 17 novembre 2017 a Göteborg, in Svezia. Con il Pilastro sociale l’Unione europea intende mettere al primo posto le tutele lavorative e sociali, per garantire il buon funzionamento dei mercati del lavoro e dei sistemi di protezione sociale.

La firma degli impegni sociali è stato un momento importante anche per la numero uno della commissione europea, Ursula Von der Leyen, che è sicura che quest'atto dia nuova fiducia nel futuro ai cittadini europei.

"In nessuna parte del mondo troverete un posto dove riunire in un pomeriggio una diversità di gruppi e persone che discutono tutti verso uno stesso obiettivo. Questa è l'Europa al suo meglio: siamo qui insieme, impegnati, disposti a fare tutto perché quello che vogliamo si realizzi".

I leader dei 27 si sono impegnati comunque a "mantenere le misure d'emergenza finché è necessario, promuovendo un approccio per facilitare la creazione di posti di lavoro", e chiedono che il Consiglio Ue approvi gli obiettivi dell'agenda sociale entro il 2030, tra cui il 78% di occupazione, il 60% di lavoratori adulti impegnati in una formazione annuale. Nella dichiarazione conclusiva, precisano inoltre che tutto dovrà essere fatto "rispettando il principio di sussidiarietà (quindi le competenze a livello dei singoli Stati, ndr) e limitando il peso amministrativo sulle Pmi".

"Il piano d'azione aiuterà l'Europa ad affrontare le trasformazioni che derivano dai nuovi sviluppi in campo sociale, tecnologico ed economico e dalle conseguenze socioeconomiche della pandemia. Contribuirà inoltre a garantire che, nell'ambito della duplice transizione digitale e climatica, nessuno sia lasciato indietro", si legge nelle conclusioni del summit.

Il sogno europeo è di garantire che nessuno venga lasciato indietro. Non era così prima ancora della pandemia, ha detto il premier italiano Mario Draghi, questa non è l'Europa come dovrebbe essere.

E ancora, Ludovic Voet, sdell' European Trade Union Conference (ETUC) ritiene che "si tratti di "un punto di partenza. Con la sua attuazione speriamo davvero di avere una direttiva europea su un salario minimo garantito, una direttiva sulla trasparenza salariale, così che anche il divario salariale venga colmato, una direttiva che garantisca i diritti dei lavoratori nelle piattaforme. Se ci riusciremo sarà una grande conquista per i lavoratori".

Maria João Rodrigues, presidente della Foundation for European Progressive Studies:

Da oggi l'impegno per l'attuazione del pilastro sociale è più forte, con misure concrete per le varie fasce d'età: bambini, giovani, parità tra uomini e donne, ma in genere per tutti coloro che lavorano, qualunque sia il settore, qualunque sia la regione, devono avere un contratto di lavoro dignitoso, accesso alla tutela sociale e accesso alla formazione professionale.