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"Giù le mani dai confini balcanici", il monito della Macedonia del Nord

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"Giù le mani dai confini balcanici", il monito della Macedonia del Nord
Diritti d'autore  Boris Grdanoski/AP
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Nessuno si azzardi a ritoccare i confini dei Balcani Occidentali, è questo il monito lanciato dal Presidente della Macedonia del Nord, in una visita a Bruxelles che si è conclusa oggi , dove da settimane circola in via informale l’ipotesi di una secessione della Bosnia/Erzegovina. In un'intervista a euronews il presidente macedone Stevo Pendarovski ha ricordato il dramma della guerra.

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Jack Parrock, euronews, e il presidente della Macedonia del Nord Stevo Pendarovski a Bruxelles, 27-04-2021Copyright: euronews

"Ho vissuto personalmente il conflitto nei Balcani - ha detto Pendarovski - ovviamente non con la stessa intensità degli abitanti della Bosnia-Erzegovina. Ma di una cosa sono certo: non si può discutere di cambiare i confini in questo contesto geografico senza che lo stesso giorno si scateni un bagno di sangue".

Nei giorni scorsi ha fatto discutere una presunta proposta del governo sloveno di revisione dei confini della Bosnia-Erzegovina che toccherebbe anche la frontiera della Macedonia del Nord, ma i funzionari di Bruxelles hanno dichiarato che si tratterebbe di un’ipotesi infondata.

Il presidente macedone si è recato nella capitale europea anche per avviare i negoziati sull'adesione della Macedonia del Nord all'Unione europea, su cui pende il veto della Bulgaria. Con Sofia infatti persistono controversie di natura culturale e linguistica.

"Questo genere di controversie sono del tutto marginali - riprende Pendarovski - e non legate ai problemi reali della gente. Forse è il caso di iniziare a parlare dei veri ostacoli politici per entrare nell’Unione europea. Quanto ai contenuti noi ci siamo: vogliamo parlare dello Stato di diritto? Della lotta alla corruzione? Siamo pronti a fare la nostra parte".

Il paese ha cambiato il suo nome in Macedonia del Nord, per chiudere una vecchia disputa con la Grecia, e poter così facilitare l’ingresso in Europa, ora rimane l'incognita bulgara, e la possibilità di una posizione diversa del governo che si deve ancora formare dopo le recenti elezioni.