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In Europa 12 milioni di persone vulnerabili rischiano di ricevere il vaccino per ultime

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Di Lillo Montalto Monella
Un campo della comunità rom di Tolosa, nel sud della Francia, fotografato durante il secondo lockdown nel novembre 2020
Un campo della comunità rom di Tolosa, nel sud della Francia, fotografato durante il secondo lockdown nel novembre 2020   -   Diritti d'autore  LIONEL BONAVENTURE/AFP or licensors
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Nel somministrare i vaccini anti-Covid, le linee guida delle autorità sanitarie nazionali ed internazionali suggeriscono di dare priorità a quei gruppi con patologie croniche, comorbidità, fragilità e disabilità.

In Europa ci sono circa 12 milioni di persone (6 milioni di loro sono cittadini UE) che rischiano di ricevere per ultimi il vaccino nonostante abbiano maggiori probabilità - rispetto alla popolazione generale - di soffrire di malattie cardiocircolatorie, sviluppare disabilità gravi, malattie respiratorie e del sistema muscolo-scheletrico, diabete, asma, bronchiti, polmoniti e patologie legate all'obesità.

Parliamo delle comunità rom, la più numerosa minoranza etnica in Europa, di cui l'8 aprile ricorre la giornata internazionale.

In Romania, come indica un rapporto della Commissione UE del 2014, metà della popolazione rom di età superiore ai 45 anni soffre di disabilità o malattie croniche.

In un recente articolo della Reuters, un attivista in Ungheria afferma che i rom "stanno cadendo come mosche", falcidiati dal coronavirus. Non esistono però statistiche attendibili sul numero di contagi, ricoveri e decessi tra queste comunità né a livello di singoli Paesi UE, né a livello comunitario.

Un appartenente alla comunità rom, intervistato dall'agenzia, ha paragonato la pandemia nella sua cittadina ungherese all'esplosione di una bomba. In alcune comunità serbe, la mortalità da Covid-19 sfiorerebbe secondo uno studio il 26%.

Di certo c'è che la strategia vaccinale europea identifica "i gruppi socioeconomici vulnerabili" come "possibili gruppi prioritari"; al momento, tuttavia, la Slovacchia è l'unico dei 27 Paesi UE a riconoscere esplicitamente i rom come gruppo a rischio nella campagna vaccinale. Qui vive una delle comunità più numerose in Europa (500mila persone, circa il 10% della popolazione).

Ai rom si sommano altri milioni di dimenticati della campagna vaccinale anti-Covid: senza tetto, persone senza documenti o permesso di soggiorno, cittadini comunitari in condizione di irregolarità, apolidi.

Si tratta di 500mila invisibili solamente in Italia, stima Il Sole 24 Ore. Sono i soggetti più a rischio di esiti gravi o fatali, qualora dovessero contrarre la malattia.

"Temo che saranno gli ultimi ad essere considerati, quando ormai ci sarà l'immunità gregge", dice a Euronews Carlo Stasolla, presidente dell'Associazione 21 luglio che aiuta le persone in condizione di segregazione estrema.

LAURENT EMMANUEL/AFP or licensors
Senza fissa dimora, senza documenti o permesso di soggiorno, cittadini comunitari in condizione di irregolarità, gli apolidi, rom e sinti: come accederanno al vaccino?LAURENT EMMANUEL/AFP or licensors

Limiti d'accesso alla campagna vaccinale

In Italia, la comunità rom conta circa 20mila persone. Secondo Nazareno Guargneri, presidente della Fondazione Romanì Italia, "il 60-70% dei rom sono cittadini italiani, e quindi non hanno problemi ad usare il servizio sanitario nazionale. Un 20-30% vive però in campi abusivi, e i loro documenti non sono in ordine".

Nell'impossibilità di avere cifre puntuali su quanti siano stati vaccinati, soprattutto nei campi irregolari, ci si deve aggrappare all'aneddoto. Stasolla, che conosce tanti rom e sinti, dice di non aver mai incontrato nessuno che sia stato vaccinato, "e non lo siamo neanche noi della Ong che ci rechiamo nelle comunità".

Mancanza di tessera sanitaria o codice fiscale. Un terzo dei rom italiani viene dall'ex Jugoslavia, e molti hanno ancora i documenti dei tempi di Tito, continua Stasolla.

Niente tessera sanitaria o codice fiscale, quindi. "Non avendoli, non possono accedere ai sistemi di prenotazione del vaccino", afferma Marco Paggi, avvocato dell'Associazione Studi Giuridici Immigrazione (Asgi).

In Germania, dice a Euronews Zeljko Jovanovic, direttore della Open Society Roma Initiatives Office, "ci sono molti più rom rispetto ai 150mila dichiarati ufficialmente. Ma hanno paura a farsi censire. Sanno che c'è libertà di movimento in Europa, e così non si dichiarano alle autorità locali".

"Molti sono marginalizzati, non conteggiati o senza documenti. Lo si deve a molte ragioni, tra le quali: razzismo endemico, segregazione scolastica, rappresentazione negativa sui media e la violenza fisica subita per secoli", continua Jovanovic.

In Grecia, oltre 50mila persone - la maggior parte delle quali non ha un numero di sicurezza sociale (AMKA) - non ha accesso al sistema sanitario pubblico e non potrà essere vaccinata. Molti di loro sono Rom. Kostas Paiteris, presidente dell'Unione dei mediatori rom greci, ha chiesto un piano speciale per raggiungere i rom greci ancora nell'invisibilità. In totale, stima la UE, i rom in Grecia sono oltre 230mila.

Alfabetizzazione e competenze digitali: Secondo Stasolla, un'altra barriera che impedisce alle comunità rom di registrarsi per la campagna vaccinale è quella tecnologica.

"Nei campi, non sempre le persone dispongono di dispositivi che permettono la connessione Internet. Il livello di alfabetizzazione è basso, l'accesso online è complesso per soggetti che non hanno strumenti tecnologici o sono analfabeti".

Giovane età. L'età media delle popolazioni rom è molto bassa. Il 55% dei rom in Italia è minorenne, e in generale la speranza di vita è di 10 anni inferiore a quella del resto della popolazione. "Gli anziani hanno la priorità nelle campagne vaccinali, e questo fa sì che una popolazione generalmente più giovane non rientri nelle categorie di priorità", afferma Zeljko Jovanovic.

Impossibile stabilire però quanti di questi giovani siano soggetti a rischio, dice Stasolla riferendosi al caso italiano. "Difficile determinarlo. Alcuni non hanno documenti, e a volte si accede solamente ai casi più gravi, e tramite pronto soccorso. Non esiste un quadro chiaro, o un censimento che dia numeri o dati su quante persone fragili ci siano nelle comunità rom”.

Natura degli insediamenti. I campi rom irregolari sono spesso in luoghi isolati e lontani, e soprattutto quando nelle regioni viene imposto il lockdown, o la zona rossa, anche le ONG che vi si recano hanno difficoltà ad accedervi.

Zeljko Jovanovic sottolinea che in troppe comunità rom "si vive in spazi non regolati, sovraffollati, in cui l'isolamento è impossibile. Non solo: la segregazione spaziale, al di fuori delle rotte del trasporto pubblico, rende molto più difficile per i rom ottenere mascherine, disinfettanti oppure raggiungere i centri sanitari locali".

Temo che saranno gli ultimi ad essere considerati, quando ormai ci sarà l'immunità gregge
Carlo Stasolla
Presidente dell'Associazione 21 luglio

Nel 2020, un rapporto dell'Accademia slovacca delle scienze evidenzia come un gran numero di rom risieda intorno a discariche tossiche e zone soggette a inondazioni, senza accesso ad acqua potabile, fognature o raccolta dei rifiuti. Tutte condizioni, si legge nel rapporto, che hanno favorito il contagio da Covid-19 nelle comunità interessate.

Secondo la Commissione europea, nel 30% delle abitazioni dei rom in Europa non c'è acqua.

Nell'insediamento bulgaro di Sliven non ci sono strade asfaltate, solo terra e fango. Nessuna ambulanza può arrivarvi e, durante il primo lockdown, ai residenti sono stati tagliati elettricità ed acqua corrente.

In Ungheria, scrive Reuters, il governo ha chiuso il 10% delle piccole cliniche locali - soprattutto in aree con un'alta concentrazione di rom - e sono proprio i medici di base tra i principali somministratori di vaccino nel Paese.

Mancanza di fiducia nelle istituzioni. Un sondaggio condotto a gennaio dall'Università di Pécs, in Ungheria, mostra come appena il 9% dei rom intervistati desideri farsi vaccinare contro la Covid-19.

Zsuzsanna Kiss, biologa rom che ha realizzato le interviste, indica che i rom siano diffidenti da tempo immemore nei confronti di governi e medici a causa delle discriminazioni subite per decenni.

In Serbia, su un campione di 1.383 intervistati per un sondaggio del gennaio 2021, il 43% della comunità rom ha dichiarato di essersi informato su Internet riguardo ai vaccini; il 52% ha detto di preferire non farsi vaccinare, e il 41% di coloro che hanno espresso la volontà di farsi vaccinare ha indicato come preferenza il vaccino russo Sputnik V (distribuito da Belgrado).

"Le percentuali di adesione alle campagne vaccinali erano già basse prima della Covid-19", sottolinea Jovanovic. "Il movimento anti-vax è forte online, e quando si combina alla sfiducia dei rom nei confronti delle istituzioni, si ottiene una miscela molto negativa".

Nel Paese, nel 38% degli insediamenti rom nessun edificio è collegato alla rete idrica, e oltre il 70% delle abitazioni non è collegato alla rete fognaria.

Vadim Ghirda/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.
O styago le romengo, è la bandiera internazionale del popolo rom, uno dei pochi simboli ufficiali di unità per questa minoranza etnica.Vadim Ghirda/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.

Cosa si sta facendo a livello europeo

Esattamente 50 anni fa, nel 1971, veniva creata una bandiera, un inno nazionale e un'identità transnazionale per i 12 milioni di rom, sinti e camminanti europei. Ma ancor oggi "le vite dei rom sono più corte di 7-20 anni rispetto alla media dei cittadini europei", dice Jovanovic e Euronews.

Le ONG che assistono le comunità rom stanno concentrando i loro sforzi per far partecipare il maggior numero di loro al prossimo censimento generale, previsto in tutta Europa per il 2021. Nello stesso anno, gli Stati membri dovranno inviare a Bruxelles le rispettive strategie nazionali per l'inclusione delle comunità rom nell'ambito del piano europeo anti-razzismo 2020-2025.

Jovanovic fa notare che in Serbia sua madre è stata vaccinata, così come molti suoi amici ed attivisti. Lo stesso vale per la Romania e la Macedonia del Nord. "La Serbia non può essere immunizzata senza immunizzare i rom", dice Stevica Nikolić, della ONG Opre Roma Srbija. "I rom dovrebbero diventare gruppo prioritario per informazione e accesso".

In Spagna, come indica ad Euronews José Heredia, presidente dell'associazione Camelamos, "non abbiamo rilevato casi di mancato accesso alla campagna di vaccinazione in Spagna. Apparentemente, gli anziani rom sono chiamati ad essere vaccinati così come lo sono i non rom. Non ci sono impedimenti burocratici che conosciamo".

"Non ci sono campagne di vaccinazione ad hoc né per le comunità rom spagnole, né per i campi rom migranti", continua Heredia. "I cittadini rom spagnoli utilizzano il regolare sistema sanitario pubblico come il resto della popolazione. Siamo preoccupati per l'assistenza sanitaria e gli sforzi di vaccinazione nei campi rom migranti, dove non c'è quasi nessuna informazione sull'impatto della pandemia".

In Slovacchia si punta ad un approccio inclusivo e nel nuovo piano vaccinale in 11 fasi i rom non vengono trattati come gruppo a parte (nel piano originale, venivano associati a senza tetto e richiedenti asilo).

In Romania e Bulgaria è stata assegnata una priorità ai mediatori sanitari rom, ritenuti operatori sanitari essenziali.

Alcuni paesi come la Gran Bretagna stanno conducendo campagne vaccinali aggressive, così da coprire quanto più possibile le comunità vulnerabili. I medici di base bilingui nel Regno Unito, di cui ci si fida nelle comunità rom, hanno registrato video in varie lingue così da incoraggiare quante più persone possibile a farsi vaccinare. Anche i GP, i medici di base, incoraggiano questa scelta.

In Repubblica Ceca, Jan Dužda, il coordinatore regionale del programma Effective Health Support (che lavora per l'Istituto Nazionale di Sanità Pubblica) sta sollecitando una campagna di informazione sulla vaccinazione mirata per i rom. In tutta Europa, le ONG sollecitano i propri governi a fare lo stesso, così da combattere la disinformazione e aumentare l'immunizzazione di gregge.

Visite di medici negli insediamenti, sessioni informative, stampa di materiali in lingua romaní, formazione di medici rom: sono tutte strategie che contribuiscono ad aumentare la consapevolezza al fine di prendere una decisione più consapevole sulla vaccinazione anti-Covid.

Da questo punto di vista, in Italia non si sta muovendo nulla, denuncia Stasolla. "Campagne di sensibilizzazione? Non che io sappia. Nessuno ci ha contattato, non c'è stato nessun cambio di passo col nuovo governo".

Una decina di sigle italiane tra cui Asgi, Caritas, Emergency, Medici senza frontiere hanno aderito al Tavolo immigrazione e salute (Tis) per chiedere al governo un coinvolgimento attivo su questo tema. "Abbiamo scritto al Ministero della Salute a febbraio, ma non abbiamo auto risposte", continua l'avvocato Paggi di Asgi. "Dal punto di vista strettamente giuridico è un fatto incontestabile, e riconosciuto dalla legge: tutti gli irregolari hanno il diritto di fruire delle campagne di prevenzione, cura e vaccinazione".

Paggi racconta come ad una cittadina rom, irregolare in Italia e senza documenti, sia stato fornito un codice fiscale -solamente perché generato automaticamente a causa di una multa per accattonaggio.

"Il timore che anche i clandestini accedano al vaccino crea dei risvolti politici facilmente immaginabili, anche se qui non siamo su un piano della tutela del clandestino, bensì della collettività".