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Coronavirus: la situazione in Europa tra nuovi casi e restrizioni

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Di redazione italiana
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Coronavirus: la situazione in Europa tra nuovi casi e restrizioni
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Nuovi casi di infezioni da coronavirus e conseguenti restrizioni in molti Paesi dell’Europa orientale: la Polonia venerdì ha registrato un record giornaliero di oltre 35.000 casi, un picco che ha spinto il governo ad adottare maggiori restrizioni in previsione delle festività pasquali. "Sono misure cruciali per salvare vite umane, perché la nuova mutazione del virus individuata in Gran Bretagna si sta diffondendo rapidamente - ha detto il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki -. Siamo a un passo dal superare il limite oltre il quale non saremo in grado di curare adeguatamente i pazienti, i nostri cittadini. Dobbiamo quindi fare tutto il possibile per evitare uno scenario simile".

Il Belgio ha riaperto i negozi a ci si può recare solo su prenotazione in una fasce oraria definita. Restano chiusi invece parrucchieri e centri estetici fino al 25 aprile; le scuole chiuderanno lunedì prossimo, secondo quanto previsto dalle linee guida messe a punto dal governo. I casi confermati nel paese sono aumentati del 40% nell'ultima settimana e i ricoveri del 28%.

In Portogallo sono cominciate le vaccinazioni di docenti e personale scolastico con il vaccino Astrazeneca la cui somministrazione era stata temporaneamente sospesa. Il programma di vaccinazione però procede a rilento a causa della carenza di dosi, affermano le autorità, che sperano di poter accelerare nelle prossime settimane, aprendo i centri vaccinali in grandi edifici pubblici, come gli stadi. Per quanto riguarda lo smartworking il governo chiede a chi può di continuare a lavorare da casa e alle aziende turni di lavoro scaglionati per i dipendenti onde evitare assembramenti.

La campagna vaccinale è la priorità dell'Italia, così il ministro della Salute Roberto Speranza. "Siamo a 250mila iniezioni in 24 ore e dobbiamo fare ogni sforzo per arrivare a mezzo milione di somministrazioni. Lavorando uniti ce la faremo”, ha scritto su facebook.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha chiesto donazioni urgenti di 10 milioni di dosi di vaccini anti-Covid da destinare a venti Paesi che ne sono totalmente sprovvisti. "Covax necessita immediatamente di dieci milioni di dosi affinché questi venti Paesi possano iniziare a vaccinare i propri operatori sanitari e gli anziani nelle prossime due settimane”, ha dichiarato il direttore generale dell’agenzia delle Nazioni Unite, Tedros Adhanom Ghebreyesus.