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L'Iraq aspetta il Papa: una visita storica, con qualche rischio

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Attesa per il Papa
Attesa per il Papa   -   Diritti d'autore  Anmar Khalil/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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È il primo viaggio del Papa dopo quello in Giappone di novembre 2019, ma anche uno dei più azzardati a detta di diversi commentatori ed esperti.

L'Iraq, con il suo fragile sistema sanitario, è stretto nella morsa di una nuova ondata di contagi da Covid-19.

Il pontefice così come tutto il suo seguito ha ricevuto il vaccino, ma non le folle di iracheni che si preparano ad accoglierlo.

Un viaggio voluto da tempo dallo stesso pontefice, vent’anni dopo quello che era il sogno mai avveratosi di Giovanni Paolo II. Un modo per riprendere i pellegrinaggi apostolici sospesi da mesi a causa dell’emergenza Covid-19.

Promotore del dialogo interreligioso papa Bergoglio spera di ripetere quanto avvenuto ad Abu Dhabi, quando con il grande imam Ahamad al – Tayyeb, figura di riferimento del mondo sunnita, firmò il documento “ sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”. Questa volta ci sarà solo un incontro dal valore simbolico con il capo spirituale degli sciiti, l’ayatollah Ali al-Sistani a Najaf.

Ma è la vicinanza alla comunità Cristiana in Iraq, o meglio ciò che resta di essa, una delle più antiche nel Medio Oriente, ad aver spinto il Pontefice a compiere il viaggio storico. Dal 2003 in poi soprattutto a causa della persecuzione ad opera dello Stato Islamico è iniziato l’esodo dei cristiani che ne ha ridotto la presenza nel paese di circa l’80 per cento.

Dopo Najaf, nella giornata di sabato il Papa si recherà presso la piana di Ur dei Caldei, un altro momento chiave della visita. Nel luogo simbolo, patria natale di Abramo è previsto l’incontro interreligioso con cristiani, musulmani ma anche ebrei e yazidi.