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Bielorussia, dopo sei mesi di proteste, la riforma costituzionale rischia di svanire

Alexander Lukashenko
Alexander Lukashenko   -   Diritti d'autore  Maxim Guchek/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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A sei mesi dalle contestate elezioni presidenziali in Bielorussia, i manifestanti continuano a scendere in piazza in manifestazioni a cadenza settimanale, chiedendo le dimissioni di Alexander Lukashenko e un nuovo voto.

Soprannominato "l'ultimo dittatore d'Europa", il leader ha diretto la repressione dei manifestanti, che sono stati picchiati e arrestati, mentre i suoi oppositori politici più temibili e popolari sono stati imprigionati o costretti a lasciare il paese.

Il numero di partecipanti alle manifestazioni è diminuito negli ultimi mesi, e dopo l'annuncio di una riunione dell'Assemblea popolare bielorussa fissato per questa settimana, l'11 e 12 febbraio, dove dovranno essere discusse le riforme costituzionali, anche le pressioni nei confronti di Lukashenko si sono attenuate.

Ma potrà davvero esserci un cambiamento costituzionale in Bielorussia?

Cosa è successo dopo le elezioni presidenziali

Molto è accaduto nel paese in seguito alla tornata presidenziale del 9 agosto 2020.

Dopo che Lukashenko è stato dichiarato vincitore con l'80% dei voti, le nazioni europee hanno espresso dubbi sul risultato, mentre la stessa UE ha chiesto un riconteggio delle schede.

Svetlana Tikhanovskaya, che ufficialmente ha ottenuto il 10% dei voti, ha rivendicato la vittoria e ha chiesto a Lukashenko di dimettersi. In seguito è fuggita in Lituania, giustificando la sua scelta - "molto difficile" - con il bisogno di proteggere il suo benessere e quello dei suoi figli.

Da allora Tikhanovskaya ha portato avanti una campagna pubblica per una nuova elezione, ricevendo di recente il premio Sakharov dell'UE per i suoi sforzi.

La leader dell'opposizione in esilio ha nominato il 7 febbraio come Giornata della solidarietà con la Bielorussia, invitando la comunità globale, compresi leader politici, giornalisti e attivisti internazionali, a sostenere i manifestanti.

In Bielorussia, gli ultimi sei mesi hanno visto un movimento con migliaia di persone che protestano quotidianamente e manifestazioni con folle di centinaia di migliaia di persone nei fine settimana.

Le autorità hanno risposto con la mano pesante: la ONG per i diritti umani Viasna, con sede a Minsk, ha recentemente dichiarato che 33.000 persone sono state arrestate in Bielorussia dall'inizio della campagna presidenziale dello scorso maggio.

Il giro di vite si è esteso anche alla stampa libera in Bielorussia, con violenze contro i giornalisti e arresti che hanno visto il Paese etichettato come il più pericoloso in Europa per i giornalisti nel 2020, secondo i dati di Reporter senza frontiere (RSF).

Gli attivisti hanno anche bollato una serie di recenti arresti di alto profilo, tra il personale dei media, come una "tattica per chiudere la bocca alla stampa".

Almeno nove giornalisti hanno avuto procedimenti penali aperti contro di loro a partire da novembre, secondo i dati raccolti da RSF in coordinamento con l'Associazione bielorussa dei giornalisti (BAJ).

Cosa sta accadendo questa settimana?

Lukashenko aveva annunciato già a dicembre la convocazione di un'assemblea popolare per l'11 e 12 febbraio, che avrebbe avuto rappresentanti di tutti i gruppi della società bielorussa, con l'obiettivo di cambiare la costituzione del paese.

Ma la situazione del leader è cambiata da allora, secondo Katia Glod, un'analista politica indipendente bielorussa che lavora per il Center for European Policy Analysis, un think tank con sede a Washington.

"C'è molta incertezza e ambiguità e il fatto che Lukashenko porti avanti la riforma non è più così certo come lo era qualche mese fa", ha detto.

Il regime non ha rilasciato alcuna bozza ufficiale di cambiamento e l'idea sembra essersi spenta, secondo l'esperta.

Secondo Glod, questa spinta verso il cambiamento arriverebbe soprattutto dal Cremlino, dove si teme che i disordini possano estendersi anche alla Russia e che l'opposizione democratica possa prendere il potere; ma anche questa pressione ora pare diminuita.

Infatti, se il malcontento è ancora alto in Bielorussia e le proteste sono ancora un evento settimanale, si tratta comunque di manifestazioni meno partecipate, seppur dislocate in tutto il paese, piuttosto che delle centinaia di migliaia di persone che ogni settimana sfilavano attraverso Minsk fino all'anno scorso; e questa diluizione della protesta avrebbe alleviato le preoccupazioni di Mosca.

Per Glod a determinare il calo nella partecipazione alle proteste sarebbero stati gli alti livelli di repressione attuati da Lukashenko, uniti al freddo estremamente rigido dell'inverno bielorusso.

Venute meno la pressione russa e la massiccia partecipazione alle manifestazioni - il che ha disimpegnato la macchina repressiva statale - secondo Glod è probabile che Lukashenko usi l'assemblea di questa settimana come portavoce.

"Potrebbero cercare di far passare l'assemblea come lo specchio dell'intera società, per dire che è la società bielorussa a volere un potere forte", ha detto l'analista "Ma ovviamente tutte queste persone sono state selezionate molto attentamente dai servizi di sicurezza".

"In questo modo - continua - potrebbero far passare il messaggio che la società bielorussa vuole Lukashenko come presidente e non desidera vi sia alcun cambiamento costituzionale".

Qualcuno ha anche ipotizzato che Lukashenko potrebbe annunciare una riforma costituzionale che verrà però discussa dall'assemblea in futuro. in ogni caso, secondo Glod la probabilità di una riforma sostanziale o di un rimpasto costituzionale è bassa.

"Lukashenko - conclude - non vuole la riforma, perché cambierebbe l'equilibrio di potere; e le forze chiave che lo stavano spingendo a farlo si sono ormai tirate indietro".