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Come sta andando la campagna vaccinale nei Paesi più poveri, ai margini dell'Europa

Lavoratore sanitario aspetta il ministro dell'Interno serbo, Vulin, per fargli l'iniezione del vaccino russo Sputnik V lo scorso 6 gennaio a Belgrado, Serbia
Lavoratore sanitario aspetta il ministro dell'Interno serbo, Vulin, per fargli l'iniezione del vaccino russo Sputnik V lo scorso 6 gennaio a Belgrado, Serbia   -   Diritti d'autore  Darko Vojinovic/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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Ad oltre un mese dall'inizio della campagna di vaccinazione nell'Unione Europea - criticata per le lungaggini burocratiche e per non aver investito abbastanza rispetto ad altri - è bene ricordare che ci sono dei Paesi più poveri, che vivono al di là dei confini esterni della UE, che ancora non hanno ricevuto alcun vaccino.

Ucraina, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Repubblica di Macedonia del Nord, per esempio, sono ancora a mani vuote.

Alcuni di questi Paesi fanno affidamento al programma internazionale Covax, che ha come obiettivo quello di garantire l'accesso ai vaccini anti-Covid alla popolazione degli Stati con meno risorse.

L'iniziativa - patrocinata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Gavi e dalla Coalizione per le innovazioni nella preparazione alle epidemie (CEPI) - non ha ancora però fisicamente consegnato alcun vaccino.

La UE ha promesso di versare 870 milioni di euro in favore di Covax, oltre ad altri 70 milioni di euro per aiutare i "partner dei Balcani occidentali" ad assicurarsi le dosi necessarie.

Ma su Bruxelles sono piovute comunque critiche per quello che è stato percepito come un disinteresse per le sorti dei suoi vicini più poveri.

Bosnia ed Herzegovina

Dosi di vaccino ricevute: 0 (dal 1 febbraio)

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Bosnia ed ErzegovinaEuronews

In Bosnia ed Erzegovina, 3,3 milioni di abitanti, non è ancora arrivato nessun vaccino Covid-19. Al contrario, nella vicina Serbia c'è uno dei tassi di vaccinazione pro-capite più alti del continente.

Sarajevo dice di essere stata una delle prime nazioni ad aderire a Covax, ma alla data del 1° febbraio non ha ricevuto ancora nulla e ha annunciato che ordinerà direttamente le fiale da Cina, Russia e Pfizer.

Anche la Bosnia, come la Serbia, ha fatto domanda di adesione alla UE nel 2016.

Ma se da un lato migliaia di medici, infermieri e anziani in tutta la UE sono già alla seconda dose, alla Bosnia tocca guardare con mestizia questo spettacolo dalla vetrina. "É un po' come se avessi perso le speranze di tornare a una vita normale", dice Belma Djonko, 50 anni, di Sarajevo.

Il dottor Goran Cerkez, giovane Ministro della Salute, ha affermato: "La Bosnia ed Erzegovina è stato uno dei primi paesi in Europa a richiedere Covax e a firmare un contratto con Covax, ma ancora non ha ricevuto una singola spedizione. Siamo tra quei Paesi dell'area balcanica che ancora non hanno iniziato ad immunizzare la propria popolazione, assieme al Montenegro e alla Macedonia del Nord".

"Dicono che dovremmo ricevere presto le prime consegne, lo speriamo. Tuttavia, mentre aspettiamo, attraverso il nostro Ministero Federale degli Esteri abbiamo iniziato ad informarci e cercare possibili contatti con altri fornitori e produttori di vaccini, in modo da poterli ottenere da altre fonti".

Il paese, devastato dalla guerra negli anni '90, è uno dei più poveri d'Europa. Ha registrato finora più di 3.700 morti di Covid-19 e ha uno dei più alti tassi di mortalità pro capite.

Kosovo

Dosi di vaccino ricevute: 0 (al 1 febbraio)

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KosovoEuronews

Anche il Kosovo, ex provincia della Serbia dichiaratasi indipendente nel 2008, non ha ancora ricevuto alcun vaccino. Ma i suoi 1.8 milioni di abitanti hanno qualche ragione in più per essere fiduciosi, dato che le prime dosi sono attese per metà febbraio.

"Le prime dosi di vaccini anti-Covid arriveranno nella Repubblica del Kosovo a metà febbraio, stiamo lavorando molto duramente", ha detto il ministro della salute Armed Zema. "Finora abbiamo reperito l'infrastruttura necessaria alla catena del freddo, e ci stiamo occupando di altri aspetti tecnici".

"Abbiamo scritto e adottato una strategia di immunizzazione. Il processo di vaccinazione inizierà come previsto dal documento, per garantire la sicurezza dei cittadini. Non contiamo solo su noi stessi, ma anche sugli altri Paesi della zona e sugli altri Stati UE".

Il Kosovo ha aderito allo schema Covax già in dicembre. Dovrebbe ricevere abbastanza dosi per riuscire a vaccinare il 20% della popolazione.

Edi Rama, primo ministro della vicina Albania, ha indicato che fornirà "un numero simbolico di vaccini" al Kosovo, destinati al personale medico di prima linea. Rama, che ha molto criticato la campagna vaccinale europea, ha detto che Kosovo e Albania "sono una cosa sola, nella buona e nella cattiva sorte".

Repubblica della Macedonia del Nord

Dosi di vaccino ricevute: 0 (al 1° febbraio)

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Macedonia del NordEuronews

La Macedonia del Nord, invitata a iniziare i colloqui di adesione alla UE prima di ricevere il veto bulgaro, non ha ancora ricevuto alcun vaccino tramite Covax. Ha dovuto fare affidamento sulla vicina Serbia, che si è impegnata a inviarle 8mila dosi dalle proprie riserve.

Venko Filipce, ministro della salute della Macedonia del Nord, ha detto a Euronews che il governo è in "costante contatto con l'ambasciata cinese e sta cercando di acquistare i vaccini dalla Cina".

"Stiamo aspettando i dettagli dell'accordo, compreso il prezzo, e credo che li avremo entro la fine di questa settimana. Non vorrei parlare di date delle spedizioni, ma il punto principale - diventato ormai ovvio - è che i produttori che sono sbarcati sul mercato per primi, come Pfizer, ora hanno problemi con il garantire i necessari volumi di produzione. Molti paesi europei annunciano cause contro le aziende farmaceutiche. La Croazia, per esempio, ha dovuto arrestare il processo di immunizzazione. Quindi dobbiamo lavorare su ogni campo per assicurarci i vaccini ed ottenere un'immunizzazione costante e ininterrotta della popolazione".

La Macedonia del Nord, un paese di due milioni di abitanti, ha registrato più di 2.800 vittime di Covid-19, con un alto tasso di mortalità pro capite - tra i più elevati al mondo.

Serbia

Dosi di vaccino ricevute: 1,19 milioni (al 1° febbraio)

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La Serbia, Paese di circa sette milioni di persone, può vantare uno dei più alti tassi di vaccinazione pro capite in Europa. Ma stavolta non c'entra Covax, che non ha ancora consegnato a Belgrado alcun vaccino.

Vucic ha comprato un milione di vaccini della cinese Sinofarm, 60mila dosi di Sputnik V dalla Russia ed altre fiale direttamente da Pfizer/BioNTech.

Si aspetta di ricevere 1,3 milioni dosi addizionali a febbraio, di cui 100mila da Pfizer/BioNTech e 250mila da Mosca. A mettere il restante milione di vaccini in più dovrebbe essere la cinese Sinofarm, anche se la notizia non è stata confermata ufficialmente.

Sono inoltre in corso trattative, facilitate dalla Polonia, per acquisire 800mila dosi di vaccino AstraZeneca.

Il presidente Aleksandar Vucic ha detto ai giornalisti che, nonostante il paese sia stato "il primo della regione a pagare per il programma Covax", ancora non ha ricevuto nulla. "Tutto quello che abbiamo ricevuto, finora, è stato acquisito con accordi bilaterali".

In Serbia i morti per Covid-19 sono stati oltre 4mila. Alta è la percentuale di decessi tra il personale sanitario.

Ucraina

Dosi di vaccino ricevute: 0 (al 1° febbraio)

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UcrainaEuronews

L'Ucraina riceverà 117mila dosi del vaccino Pfizer/BioNTech entro metà febbraio, e verranno destinate al personale sanitario.

Stavolta, questi vaccini arrivano dal programma Covax.

Il Paese, con una popolazione di 44 milioni di persone, punta a ottenere altre 3,7 milioni di dosi AstraZeneca, sempre tramite Covax, entro la prima metà dell'anno. Nonostante Kyiv non abbbia ancora avviato la campagna vaccinale, i separatisti filorussi nell'est del paese hanno indicato di aver iniziato ad inoculare persone già da lunedì 1 febbraio.

Usano ovviamente il vaccino russo Sputnik V - ennesima riprova del sostegno di Mosca alle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Luhansk, in guerra contro Kyiv dal 2014 (oltre 13mila le vittime).

Il capo della Repubblica di Donetsk (DNR), Denis Pouchiline, ha annunciato l'arrivo di un primo lotto contenente "diverse migliaia" di dosi di Sputnik V, come indica l'agenzia di stampa ufficiale delle autorità separatiste, DAN. Da lunedì scorso, indica la stessa fonte, assistenti, soldati e operatori sociali possono essere vaccinati.