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Polonia e Russia riaprono le elementari, in Italia si torna alle superiori in altre quattro regioni

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Polonia e Russia riaprono le elementari, in Italia si torna alle superiori in altre quattro regioni
Diritti d'autore  Pavel Golovkin/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
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La campanella è tornata a suonare per molti bambini in Polonia, tra i Paesi europei che hanno chiuso per più giorni le scuole a causa della pandemia da Covid-19. Tuttavia resta la preoccupazione dei genitori.

"Con tutti questi contagi non durerà a lungo", dice una mamma, "Perché gli insegnanti non sono stati vaccinati per primi? Penso che dovessero avere la priorità rispetto ai cittadini più anziani".

Dopo il ritorno sui banchi dal 9 novembre degli studenti delle primarie dal primo al terzo anno, il via libera è stato dato anche a quelli dal quarto all'ottavo (in Polonia il ciclo delle medie è stato inglobato in quello delle elementari).

Superiori e università sono chiuse dal 19 ottobre, come lo sono in Russia almeno fino al 21 gennaio. Anche qui sono tornati in classe i più giovani, in didattica a distanza da ottobre.

"Sono felice di vedere i miei compagni, i loro visi familiari. Senza amici è più difficile studiare", dice una studentessa russa.

"C'è un'atmosfera diversa, puoi parlare con i compagni, vedere gli insegnanti. Mi piace", afferma una sua compagna.

Lunedì, in Italia, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte e Molise hanno riaperto gli istituti superiori, aggiungendosi a quelli di Valle d'Aosta, Toscana, Abruzzo e Trentino. L'accoglienza è tuttavia limitata al 50% massimo 75% degli alunni. La prossima settimana sarà la volta di quelli di Campania, Puglia, Liguria e Umbria. Fino al 1 febbraio resteranno invece chiusi in Veneto, Friuli Venzia Giulia, Marche, Basilicata, Calabria e Sardegna.

Non sono mancate le proteste in diverse piazze italiane, dove alcuni studenti hanno deciso di rinunciare al ritorno in classe per manifestare contro l'insufficienza delle misure di sicurezza e gli scarsi investimenti sulla scuola.

Protestano anche alcuni presidenti di regione, in testa quello del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, per la posizione del Comitato tecnico scientifico (Cts) che ha invitato i governatori a riaprire le scuole o a prendersi le responsabilità politiche del mancato rientro in classe degli studenti.

"Voglio che il Cts scriva nero su bianco che non c'è pericolo di contagio", ha dichiarato Fedriga.

Sul tema la Conferenza delle regioni ha chiesto all'unanimità la convocazione urgente del ministro della Salute Roberto Speranza, al più tardi nella giornata di mercoledì.