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MAPPA - Aborto in America Latina: dov'è legale e dove le donne rischiano il carcere

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Di Marta Rodriguez Martinez
Attivista pro-aborto in Argentina con una maschera del colore verde, quello scelto dalla campagna per il sì all'interruzione di gravidanza
Attivista pro-aborto in Argentina con una maschera del colore verde, quello scelto dalla campagna per il sì all'interruzione di gravidanza   -   Diritti d'autore  Natacha Pisarenko/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Al termine di una storica seduta al Senato argentino, il 30 dicembre 2020 il pannello elettronico ha mostrato alle 4,12 (le 8,12 italiane) il risultato positivo che ha mandato in visibilio le migliaia di sostenitori della Campagna per il diritto all'aborto legale, sicuro e gratuito, in attesa con i tradizionali 'pañuelos verdes' (fazzoletti verdi) sulla piazza all'esterno del Parlamento.

L'annuncio ufficiale ("Il progetto è approvato!"), formulato dalla presidente del Senato Cristina Fernández de Kirchner, ha messo fine ad uno sforzo di legalizzazione dell'interruzione della gravidanza cominciato in Argentina 15 anni fa.

Il provvedimento permette l'aborto fino alla 14/a settimana di gestazione, e prevede per i medici la possibilità di avvalersi dello strumento dell'obiezione di coscienza.

Dove è ancora vietato

Le leggi più restrittive in materia di aborto sono ancora in vigore in Honduras (1983), Nicaragua (2007), El Salvador (1997), Haiti (1985), Repubblica Dominicana (1948) e Suriname (1910).

In questi Paesi, l'aborto è illegale e criminalizzato, in qualsiasi circostanza, anche se la vita della madre è a rischio o se si tratta di uno stupro.

In Honduras erano stati approvati nel 1997 degli articoli di legge volti a depenalizzare l'aborto per motivi terapeutici, eugenetici e legali, ma sono stati successivamente abrogati per decreto. Oggi, tutti i casi di aborto sono punibili da 3 a 10 anni di carcere.

La Chiesa Cattolica, che ha molto peso in America Centrale, gioca un ruolo essenziale nella campagna per la difesa dei "non nati". Anche il Nicaragua ha vissuto una situazione simile. Fino al 2006, l'aborto terapeutico era in vigore da più di 100 anni ma in quell'anno il Paese ha criminalizzato l'interruzione volontaria della gravidanza in tutte le circostanze, fortemente influenzata dalle Chiese cattolica ed evangelica. Nel 2007 l'Assemblea legislativa ha approvato un nuovo Codice penale, considerando tutti i tipi di aborto come un reato.

In El Salvador, l'aborto era permesso quando la vita della madre era a rischio fino al 1997. Oggi è completamente proibito. Questo ha portato a casi controversi, come quello di Teodora Vasquez, condannata a trent'anni dopo un aborto spontaneo e infine liberata dopo dieci anni in carcere.

Le leggi più progressiste

Le legislazioni più progressiste fino ad oggi erano in vigore in Uruguay, Cuba, Guyana e Città del Messico - le uniche enclavi della regione latinoamericana in cui l'aborto è legale.

L'Uruguay è stato il primo Paese ad introdurre il suffragio universale femminile nel 1927 ed è stato nuovamente apripista depenalizzando l'aborto nelle prime 12 settimane di gravidanza (14, in caso di stupro) nel 2012.

In tutta l'America Latina, è Cuba lo Stato pioniere della legalizzazione dell'aborto. Le donne cubane sono state anche tra le prime ad acquisire il diritto di voto nei Caraibi, nel 1934.

Il caso di Città del Messico è un'eccezione nel Paese. Qui l'aborto è legale fino a dodici settimane di gravidanza. Altri Stati del Messico, invece, hanno inasprito le proprie norme negli ultimi anni. A Guanajuato, per esempio, l'interruzione di gravidanza è punibile fino a 30 anni di carcere.