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Il bilancio dopo un anno: come sta andando il governo guidato da giovani donne in Finlandia

Di Lauren Chadwick
Da sinistra a destra: la ministra per l'educazione, Li Andersson; quella dell'Interno, Maria Ohisalo; la premier, Sanna Marin, e la ministra delle Finanze, Katri Kulmuni
Da sinistra a destra: la ministra per l'educazione, Li Andersson; quella dell'Interno, Maria Ohisalo; la premier, Sanna Marin, e la ministra delle Finanze, Katri Kulmuni   -   Diritti d'autore  AFP
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Di questi tempi, l'anno scorso, la Finlandia era sulle prime pagine di tutti i giornali del pianeta per aver varato un governo di coalizione composto da partiti guidati unicamente da donne, sotto l'egida della 34enne Sanna Marin, diventata la premier più giovane al mondo.

Del nuovo esecutivo Marin - ex ministra socialdemocratica dei trasporti e delle telecomunicazioni - fanno parte anche Li Andersson (Alleanza di sinistra), 32 anni; Maria Ohisalo (Lega Verde), 34 anni; Anna-Maja Henriksson (Partito popolare svedese della Finlandia), 55 anni; e Katri Kulmuni (Partito di centro), 32 anni.

Ovvero le leader dei 5 partiti che formano la coalizione progressista, ciascuna titolare di un diverso dicastero.

Come è andata, finora? Che bilancio si può trarre, ad un anno di distanza?

Finlandia "molto interessata a ciò che gli altri pensano di noi"

Sebbene le donne rimangano fortemente sottorappresentate nei governi di tutto il mondo, la Finlandia ha già eletto quattro primo ministro donna nella sua storia - inclusa Sanna Marin.

"Abbiamo una tradizione di donne leader in politica, quindi per noi non è stata una cosa eccezionale", dice Johanna Kantola, docente di studi di genere all'Università di Tampere. "L'uguaglianza fa parte dell'identità del Paese".

Secondo Kantola, i finlandesi si sono resi conto della particolarità del loro caso solo dopo aver notato quanto "hype internazionale" ci fosse dietro il nuovo governo.

"Siamo un piccolo Paese, siamo quindi molto interessati a quello che gli altri pensano di noi", aggiunge Kantola.

Marin viene dalla "classe lavoratrice" ed è stata eletta al Consiglio comunale di Tampere all'età di 27 anni; è entrata per la prima volta al parlamento finlandese nel 2015. Leader del Partito socialdemocratico, è entrata in carica dopo uno sciopero postale che ha costretto alle dimissioni il precedente primo ministro e leader del partito, Antti Rinne.

Il governo Marin ha seguito l'agenda di quello Rinne, eletto nell'aprile del 2019, sulla scia di politiche progressiste improntate all'uguaglianza di genere e alla lotta al cambiamento climatico.

Poi è arrivata la Covid-19: risposta efficiente in tempi brevi

Il primo anno del governo Marin è coinciso con l'anno della pandemia.

"La maggior parte delle politiche che l'esecutivo è stato costretto a varare sono legate alla lotta contro il coronavirus", indica Kimmo Elo, ricercatore di Studi europei all'Università di Turk.

Questo significa che molte delle proposte del governo non sono ancora state realizzate, e restano ancora sulla carta.

Il governo finlandese, questo è indubbio, è stato elogiato per la sua pronta risposta alla crisi Covid.

A differenza della vicina Svezia, che ha mantenuto aperta la maggior parte delle attività commerciali, il 16 marzo la Finlandia ha chiuso le scuole ed il Paese è entrato in lockdown quando aveva poco meno di 300 casi segnalati.

Per molti esperti, la Finlandia è tra quei Paesi che hanno saputo reagire con largo anticipo, con provvedimenti chiari e tempestivi, e sono riusciti così a ridurre gli effetti della pandemia.

"Quello che ha reso buona la risposta, all'inizio, ma anche ciò che è stato in qualche modo attribuito al primo ministro... è stato un tipo di comunicazione molto chiara", aggiunge Kantola.

La professoressa fa notare che Sanna Marin si è affidata nella gestione della crisi sanitaria anche a "competenze esterne".

Durante la prima ondata, la Finlandia è stata in grado di ridurre i casi di Covid-19 fino a meno di 20 al giorno nei mesi di luglio e agosto.

Uno studio condotto da ricercatori dell'Università di Reading e Liverpool ha rilevato una differenza "significativa e sistemica" nel numero di decessi e casi di Covid-19 in quei paesi con leader di sesso femminile come la Finlandia, ma anche la Nuova Zelanda di Jacinda Arden o la Germania di Angela Merkel.

"Le leader donne hanno reagito in modo più rapido e deciso di fronte a potenziali decessi" rispetto a "colleghi" maschi come Trump, Bolsonaro, Putin o Boris Johnson.

Nello studio si prende in considerazione anche lo stile di comunicazione delle leader, e una maggior ponderazione del rischio per la vita umana rispetto ai danni per l'economia.

La seconda ondata mette alla prova la popolarità del governo di Marin

Nonostante i primi successi, tuttavia, con la seconda ondata il governo Marin si trova ad affrontare critiche più severe, un po' come avviene anche in altri Paesi del mondo.

La Finlandia conta adesso centinaia di casi al giorno, nonostante i decessi siano comunque minori rispetto alla prima ondata.

ll ministro della Giustizia finlandese ha comunque fatto autocritica, dichiarando due settimane fa che la risposta, l'organizzazione e la cooperazione dei ministeri sono stati insufficienti per combattere la pandemia.

"Sulla base delle spiegazioni ricevute dal Cancelliere di Giustizia, la cooperazione interministeriale non ha inizialmente funzionato in modo efficace, e la divisione delle responsabilità all'interno del Ministero degli Affari Sociali e della Salute non è stata abbastanza chiara", ha detto il ministro Tuomas Poysti.

Il sostegno al governo è oggi in calo, secondo i sondaggi.

L'emittente nazionale YLE mostra che il Partito populista finlandese gode in questo momento di più popolarità rispetto ai socialdemocratici.

Un po' un "ritorno alla "normalità", dicono gli esperti: il favore di cui ha goduto il governo a marzo è stato infatti un'eccezione rispetto alla norma.

"Dalla metà dell'estate in avanti, la soddisfazione per i partiti di governo è diminuita; ancora una volta, il calo [di popolarità] registrato in primavera nei confronti dei partiti populisti è cambiato: stanno recuperando nei sondaggi in tutta Europa", indica Elo dell'Università di Turku.

"In primavera, l'opposizione di destra si è allineata e ha sostenuto lo sforzo del governo nell'affrontare la crisi", ha detto Anne Holli, docente di politica all'Università di Helsinki. Ma i disaccordi "tra bilanciare le preoccupazioni economiche e le preoccupazioni di politica sociale/sanitaria sono diventati più acuti in estate, e l'opposizione è diventata più dura nelle sue critiche al governo".

Un programma progressista, con alcuni passi chiave verso l'uguaglianza di genere

Il governo Marin ha fatto qualche significativo passo avanti verso politiche di genere più progressiste, indicano gli esperti.

Per prima cosa, ha reintrodotto il diritto all'assistenza all'infanzia per i minori di sette anni, che il precedente "governo di destra ha interrotto nel 2016 dopo 20 anni di esistenza". Una misura salutata come segno distintivo di uno "stato sociale favorevole alle donne finlandesi", ha detto Holli all'Università di Helsinki.

Inoltre, il governo ha avanzato delle proposte per una nuova politica di congedo parentale che darebbe ai padri diritto allo stesso numero di giorni di congedo rispetto alle madri, estendendo questo diritto anche ai genitori non biologici.

Il piano gode di sostegno trasversale, dato che il sistema attuale "impone un onere eccessivo alle madri a casa, ed è necessario che i padri abbiano più possibilità di rimanere a casa con i figli più piccoli", ha detto Kantola.

Si tratta di un programma certamente generoso rispetto a quello di molti altri Paesi, anche nella stessa Europa, che danno pochi o nessun permesso ai neo-papà.

Quattro delle cinque leader di partito finlandesi hanno meno di 36 anni, e utilizzano le piattaforme socia per comunicare in maniera molto diretta con il proprio elettorato.

Marin stessa, per esempio, ha pubblicato diverse foto della sua vita familiare e privata, inclusi i momenti in cui allatta al seno.

"Molte donne politiche in Finlandia usano Instagram in modi molto specifici, non solo per la carriera politica: condividono la loro gravidanza o la loro esperienza da genitori, così da essere loro stesse a controllare questa narrativa", dice Kantola.

Ma non sempre va tutto bene. L'anno scorso, la ministra delle Finanze, Katri Kulmuni, ha chiesto in un sondaggio su Instagram se donne e bambini legati al cosiddetto Stato islamico dovessero essere riammessi nel Paese o meno.

In seguito si è scusata con le organizzazioni per i diritti umani per la scelta di lanciare un così controverso sondaggio.

Cosa non va

Gli esperti interpellati dicono che è ancora difficile giudicare l'attuale governo perché non ha fatto grandi passi avanti su molti dossier prioritari.

"Non siamo ancora al punto in cui possiamo valutare il risultato finale, in cui le vere lotte politiche prendono piede e possiamo vedere cosa è stato raggiunto e cosa invece no", conclude Kantola.

Ad esempio, il Paese non ha decisamente politiche transgender progressiste, nonostante l'esecutivo dica che si sta sforzando per modificare la legislazione. Al momento, infatti, la Finlandia richiede ancora che le persone transgender vengano sterilizzate dopo il cambiamento di sesso - una pratica che un rapporto dell'Onu ha bollato come "tortura".

A settembre, inoltre, la Commissione contro il razzismo e l'intolleranza del Consiglio d'Europa ha chiesto alla Finlandia di "affrontare il crescente discorso razzista, d'odio e intolleranza", oltre a "coordinare meglio le attività di integrazione degli immigrati".

Le prossime elezioni del Paese non sono previste prima dell'aprile 2023.

Se il parlamento non verrà sciolto prima, il governo Marin avrà tempo per portare avanti la sua agenda, anche se dovrà farlo in un contesto economico non certo facile, e complicato irrimediabilmente dalla pandemia.