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Il Mose resta spento: Venezia invasa dall'acqua alta

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Di Gioia Salvatori
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Acqua alta in piazza San Marco a Venezia
Acqua alta in piazza San Marco a Venezia   -   Diritti d'autore  Anteo Marinoni/LaPresse
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Il vento di scirocco che ha spirato forte, la piena dei fiumi, le condizioni meteorologiche precipitate durante la mattinata, nel giorno dell'Immacolata. Così si è allagata Venezia, nonostante il Mose. Mezza città è finita sott'acqua: acqua in negozi e abitazioni, allagata la basilica di San Marco, da qui il procuratore Alberto Tessein ha detto disperato: "La situazione è terribile, siamo sotto l'acqua in maniera drammatica".

Il Mose è in fase sperimentale, ha "salvato" Venezia 5 volte ma oggi non ha funzionato

Il Mose, il sistema di 78 paratie che protegge la città dal mare, si è alzato la prima volta a luglio, in pompa magna con tutte le autorità presenti, per l'inizio di una fase sperimentale che ancora continua. Ha già protetto Venezia dall'acqua alta per 5 volte ma stavolta non ha funzionato poiché nessuno lo ha azionato dato che le previsioni meteo non erano così tragiche.

Era prevista una marea di 125 cm, a quest'altezza il Mose non si attiva, poi però la marea è salita a 138 centimetri ma era troppo tardi per agire: perché funzioni il Mose deve esserci un'allerta con 48 ore d'anticipo e una previsione di almeno 130 cm di marea.

Previsioni sbagliate e lentezza del sistema, in sintesi. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha promesso che stanotte il Mose verrà alzato; ha anche ammesso che nella cabina di regia che gestisce la faraonica opera arrivata a destinazione dopo anni di ritardi, sovraccosti di miliardi e inchieste per corruzione, "qualcosa è da rivedere".

Il Mose, un progetto tormentato tra scandali e sovraccosti

Pensato negli anni 80, realizzato negli ultimi due decenni, il Mose (modulo sperimentale elettromeccanico) sarebbe dovuto entrare in funzione nel 2012 e invece è ancora in fase sperimentale. I costi dell'opera da 2 miliardi sono lievitati a quasi 6 miliardi. Nel 2014 una maxi-inchiesta per corruzione ha portato all'arresto di 35 persone, oltre 100 indagati. Intorno all'infrastruttura girava un sistema di corruzione con politici di ogni colore politico al libro paga di Giovanni Mazzacurati, direttore generale del consorzio Venezia Nuova. Secondo gli inquirenti con il trucco delle fatture false (per un valore di oltre 30 milioni di euro), si pagavano le tangenti, così gli indagati ai vertici del consorzio si assicuravano i finanziamenti pubblici. Nell'indagine furono coinvolti amministratori, tecnici e politici, compreso l'ex presidente della regione Veneto Giancarlo Galan.