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Lunghissimo blackout e proteste nell'Amapà in Brasile

blackout in Brasile
blackout in Brasile Diritti d'autore Bradley Brooks/AP2009
Diritti d'autore Bradley Brooks/AP2009
Di Diego Malcangi
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Dal 3 novembre a Macapà, la capitale dell'Amapà sul delta del Rio delle Amazzoni, è praticamente senza energia elettrica, ed è critica anche la fornitura di acqua potabile, mentre il cibo non si conserva. Proteste represse duramente dalla polizia locale

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Pallottole di gomma e lacrimogeni contro i manifestanti che chiedono acqua e luce: è sempre più tesa la situazione a Macapà, capitale dello Stato brasiliano di Amapà, sull'estuario del Rio delle Amazzoni, circa 200 km a nord di Belém e al confine con la Guyana francese.

Il 3 novembre un'esplosione, dovuta a un fulmine secondo una prima ricostruzione dell'operatore elettrico, Companhia de Eletricidade do Amapá, ha messo fuori uso uno dei tre trasformatori della sottostazione locale. Il contraccolpo ha fatto saltare anche un secondo generatore, mentre il terzo, di backup, non è intervenuto perché fermo da un anno in vista della manutenzione.

Mentre tredici distretti su sedici della capitale e della sua periferia erano al buio e iniziavano ad avere problemi anche per il rifornimento di acqua potabile, veniva effettuata quindi una manutenzione d'emergenza sul terzo trasformatore, riattivato quattro giorni dopo l'incidente e in grado però di fornire solo un terzo della potenza consueta.

Era stato previsto un dispositivo d'emergenza, con turni di sei ore per la fornitura elettrica ai privati, ma non sembra che funzioni, anche perché si sono verificati guasti a catena anche sugli impianti privati e ci vorrà molto tempo per riparare i danni.

E comunque anche il dispositivo in sé non sembra funzionare: "Nel mio quartiere - racconta un residente - non abbiamo avuto la corrente dalle 18 di ieri sera fino alle 6.30 di stamane. Ma nel mio locale di lavoro l'energia è tornata alle 4.30 di mattina e alle 6.40 era già finita". "La gente tenta di organizzarsi in base agli orari - spiega - m molti non ci riescono, il problema maggiore è non poter dormire, non poter riposare. E non puoi organizzarti la dispensa, perché anche se c'è un minimo di energia non è abbastanza per congelare e quindi anche il cibo per domani si rovina".

"È inammissibile che il nostro Stato, che è generatore di energia con varie centrali idroelettriche, si trovi in una situazione come questa in cui mendica energia".

Carne, pesce ed ogni sorta di cibo fresco - ma anche sacche di sangue - hanno dovuto essere gettati, la popolazione lava la biancheria a mano nel fiume e gruppi di persone si radunano intorno alle condotte dell'acqua sezionandole dove possibile per raccogliere le ultime gocce d'acqua.

È stato dichiarato lo stato d'emergenza per almeno un mese, oltre allo stato di calamità. Aiuti d'emergenza arrivano con aerei cargo, mentre chi può lascia la città in barca. I voli per le altre località del Brasile, stando a quanto ci è stato segnalato, hanno subito aumenti di prezzo esponenziali, e in molti casi anche cibo e carburante.

Le polemiche, dalla gestione della crisi, si sono allargate anche alla gestione della rete elettrica: troppo vetusta secondo molti, che denunciano l'assenza di investimenti e di manutenzione.

E al calar della sera la popolazione protesta, sempre di più. Proteste represse duramente dalla polizia locale.

Tutto questo mentre il Brasile è in piena emergenza-Covid, con un confinamento rafforzato di recente.

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