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Cosa può guadagnare o perdere l'economia europea dalle elezioni americane?

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Cosa può guadagnare o perdere l'economia europea dalle elezioni americane?
Diritti d'autore  Evan Vucci/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Descritta da Donald Trump come il primo nemico commerciale degli Stati Uniti, l'Unione Europea ha pagato un prezzo elevato per la sua dottrina "America First". Ha l'Unione molto più da perdere dalla sua rielezione e cosa invece può guadagnare da una vittoria del candidato democratico Joe Biden?

Può l'economia europea sperare in un futuro più luminoso dopo le elezioni americane? Alla luce del cambiamento delle relazioni transatlantiche, nulla va dato per scontato.

Situata tra la Borgogna e il Beaujolais, la Maison Loron esporta un quarto delle sue esportazioni verso il mercato americano. Ma gli affari sono diventati più complicati da quando gli esportatori di vino francesi, tedeschi e spagnoli sono stati colpiti un anno fa da una nuova tassa del 25% sulle loro esportazioni verso gli Stati Uniti.

"Abbiamo preso una decisione dolorosa per i conti: abbassare i nostri prezzi, per compensare la tassa negli Stati Uniti", ci spiega Philippe Bardet, CEO della Maison Loron. "Parliamo di diverse centinaia di migliaia di euro. È importante per noi, è il nostro profitto annuale. Speriamo sia una via d'uscita, ma non ne siamo sicuri".

Anche se dovesse essere il candidato democratico a vincere le elezioni? "È ovvio che cambiare presidente potrebbe essere di buon auspicio", risponde Bardet. "Ma qualunque cosa accada, la situazione non si risolverà a breve termine". Diversi altri prodotti europei sono stati presi di mira dalla cosiddetta "tassa Trump".

Una battaglia che si trascina da anni

Gli esportatori sono le vittime collaterali di una lunga battaglia tra il gigante europeo dell'aeronautica Airbus e il suo concorrente statunitense Boeing.

Dichiarando un anno fa che i sussidi europei ad Airbus erano illegali, l'Organizzazione Mondiale del Commercio ha dato il via libera a dazi americani per 7,5 miliardi di dollari sulle merci europee. A inizio ottobre, poi, l'Omc ha autorizzato l'Unione Europea a imporre dazi sui beni americani, per un valore di 4 miliardi di dollari, come ritorsione per i sussidi illegali alla Boeing.

Donald Trump due anni fa riassumeva così le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Unione europea, al reporter della CBS, che gli chiedeva chi fosse il suo più grande concorrente, il suo più grande nemico, nel mondo di oggi: "Beh, credo che abbiamo molti nemici", diceva l'inquilino della Casa Bianca. "Penso che l'Unione europea sia un nemico. Quello che ci fanno in termini di commercio. Hanno davvero approfittato di noi".

La dichiarazione arrivò poco dopo che l'Unione europea aveva imposto nuovi dazi sulle esportazioni americane di acciaio e alluminio, così come su alcuni prodotti iconici statunitensi. Una reazione alle precedenti tariffe statunitensi, imposte sulle esportazioni europee di acciaio e alluminio.

L'Unione europea non si piega

E il braccio di ferro tra le due parti continuerà in caso di rielezione di Trump il 3 novembre. Se i negoziati non possono risolvere le controversie commerciali, l'Unione europea ha promesso di rispondere adeguatamente.

"Il nostro rapporto commerciale e di investimento rimane il più importante al mondo", spiega Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea. "È importante continuare ad impegnarsi, a sviluppare le nostre relazioni transatlantiche, perché quando l'Unione europea e gli Stati Uniti lavorano insieme, possiamo anche essere una forza per il bene nel mondo. Ma abbiamo anche chiarito che se gli Stati Uniti dovessero intraprendere un'azione unilaterale, l'Unione risponderà in modo proporzionato. Non vogliamo peggiorare la situazione, ma dobbiamo difenderci".

Nonostante le sanzioni tariffarie di Donald Trump, gli scambi commerciali dell'Unione europea con gli Stati Uniti hanno continuato a crescere da quando è entrato in carica nel gennaio 2017. Così come il deficit commerciale di beni americani con l'Unione, che ha raggiunto il suo apice alla fine dell'anno scorso.

Una nuova offensiva è prevista, se il presidente uscente dovesse ottenere un secondo mandato.

La minaccia di una tassa del 25% sulle importazioni di auto europee si profila, da quando i leader europei hanno annunciato di voler tassare i servizi digitali dei giganti tecnologici statunitensi, i GAFA.

Un piano in stand-by, fino a fine anno, il termine per il raggiungimento di un accordo.

La questione è solo una delle controversie, indipendentemente dall'esito delle elezioni, dovrebbero perdurare, secondo gli esperti di entrambe le sponde dell'Atlantico.

Biden accorcerà le distanze transatlantiche?

Gli europei possono aspettarsi un accordo migliore con Joe Biden, piuttosto che con Donald Trump? Lo abbiamo chiesto a Edward Alden, esperto di politica commerciale americana: "Penso che il tono generale delle relazioni migliorerebbe notevolmente sotto un'amministrazione Biden", ci dice. "Ma ci sono altre questioni che saranno molto, molto difficili. La questione della tassa digitale, ad esempio: i democratici sono ancora più devoti ai giganti digitali della Silicon Valley, come Google e Facebook, di quanto non lo siano i repubblicani. La disputa Boeing-Airbus non si risolverà. E se si guarda alla campagna di Joe Biden, la sua politica del "comprare americano" è la più aggressiva che abbiamo mai visto da un presidente. Penso che vedremo degli Stati Uniti ancor più chiusi in sé stessi".

Biden ha chiarito che le preoccupazioni nazionali avranno la precedenza sui nuovi accordi commerciali. Ma una distensione è attesa sul fronte delle guerre commerciali e della cooperazione internazionale. "Sono convinto che Joe Biden cercherà di lavorare con gli europei, per salvare il salvabile dell'Organizzazione mondiale del commercio", spiega Guntram B. Wolff, direttore di Bruegel. "E poi ci sono le relazioni bilaterali con l'Europa. In questo caso, credo che Biden abbia una visione a favore del libero scambio. E si possono fare progressi. E certamente sulle questioni climatiche e sul meccanismo di aggiustamento carbonio alla frontiera - che è anche una questione commerciale - penso che si troverà un accordo con Biden. "

Rimangono interrogativi sul futuro delle sanzioni contro le aziende europee che fanno affari con l'Iran, la Cina o la Russia. Biden si impegna a riprendere i colloqui con l'Iran, ma solo se Teheran rispetterà i suoi impegni nucleari. E condivide le preoccupazioni di Trump sulle relazioni europee con le aziende tecnologiche cinesi, o sul gasdotto tra Russia e Germania.

Queste e altre incertezze stanno spingendo l'Unione europea ad essere più unita, ad affermarsi sulla scacchiera del commercio mondiale. "Rimaniamo aperti agli affari, al commercio libero ed equo", dichiara Dombrovskis. "Ma d'altra parte, dobbiamo essere più risoluti nel difendere i nostri interessi, i nostri valori. Dobbiamo rafforzare i nostri strumenti di difesa commerciale. Ed è esattamente quello che stiamo facendo in questo momento".

L'importante, per gli esperti del settore, è che Bruxelles non si pieghi ai voleri della superpotenza a stelle e strisce. "La lezione da trarre è che l'Unione europea deve sostenere fermamente i propri interessi commerciali", ci dice Edward Alden. "Penso che lo abbia fatto piuttosto bene negli ultimi quattro anni ed è per questo che l'amministrazione Trump non ha ottenuto quanto avrebbe voluto. Credo che questa tendenza continuerà nei prossimi quattro anni, chiunque sia il prossimo presidente negli Stati Uniti".