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Bielorussia: via allo sciopero generale, la Polizia disperde studenti e lavoratori

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Bielorussia: via allo sciopero generale, la Polizia disperde studenti e lavoratori
Diritti d'autore  AP
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Hanno iniziato a manifestare in centinaia a Minsk, dando il via allo sciopero nazionale, dopo che il Presidente bielorusso Lukashenko ha risposto picche alla scadenza per le sue dimissioni fissata dall'opposizione del Paese.

Gli studenti si sono radunati fuori dal campus universitario e la folla è stata vista marciare per le strade di Minsk, formando catene umane lungo le strade, a dispetto delle forze di sicurezza presenti.

"Stamattina presto - dice Franack Viacorka, Consigliere di Svetlana Tikhanovskaya - i lavoratori di diverse società hanno annunciato lo sciopero e purtroppo la Polizia in tenuta antisommossa e il KGB hanno iniziato a disperdere e arrestare i lavoratori: cosa succederà dopo è difficile da prevedere".

Gli agenti hanno fermato anche un numero imprecisato di studenti universitari, riferiscono locali organi di stampa: molti si sono dispersi all'arrivo delle camionette della Polizia.

Diversi video sui social mostrano università che si svuotano e studenti in corteo, proteste nelle fabbriche, fabbriche che si svuotano.

L'appello allo sciopero generale

Dall'esilio la leader Svitlana Tikhanvoskaya aveva scritto: "Il 26 ottobre inizia uno sciopero nazionale. I bielorussi faranno questo passo, perché per loro una promessa è legge. Quella legge, di cui (il regime) ha cercato di privarci".

Domenica almeno 100.000 persone hanno marciato attraverso il centro della capitale all'inizio della giornata per dare quello che hanno definito un "ultimatum popolare" ad Alexander Lukashenko: dimettersi o affrontare uno sciopero nazionale che potrebbe paralizzare l'economia.

Lunghe colonne di manifestanti, avvolte nella tradizionale bandiera bielorussa rosso-bianca che è diventata il simbolo delle proteste, si sono riversate nel centro della città, gridando "dimettiti!" e "sciopero!"

La Polizia antisommossa aveva già lanciato l'ennesima repressione a Minsk, lanciando granate assordanti su folle di manifestanti pacifici, inseguendo le persone attraverso i cortili.

Circa 200 gli arresti cercando di impedire l'undicesima domenica consecutiva di protesta nel Paese.

Spento internet, chiusa la metropolitana e cordoni di poliziotti attorno ai luoghi de potere. L'ordine di caricare la folla è arrivato solo in serata per quella che agli osservatori è apparsa come la dimostrazione che la pazienza del regime è finita.