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Covid-19, chi fa più tamponi in Europa? Quali paesi hanno i più elevati tassi di positività?

Personale sanitario inserisce un tampone di cotone in una provetta dopo aver effetturato il test PCR in un centro di Berlino, Germania, mercoledì 14 ottobre 2020
Personale sanitario inserisce un tampone di cotone in una provetta dopo aver effetturato il test PCR in un centro di Berlino, Germania, mercoledì 14 ottobre 2020   -   Diritti d'autore  Michael Kappeler/(c) Copyright 2020, dpa (www.dpa.de). Alle Rechte vorbehalten
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La capacità dei vari Stati europei di condurre un elevato numero di test alla ricerca dei positivi al Sars-CoV-2 è un elemento chiave nella lotta alla pandemia.

Secondo i criteri OMS pubblicati a maggio, l'epidemia è considerata non più sotto controllo quando la percentuale di positivi ai tamponi supera il 5%.

L'Italia ha superato questa soglia intorno al 6 ottobre, e dalle tabelle che seguono si nota come le nostre autorità sanitarie non riescono a stare al passo con il numero di tamponi settimanali effettuati nel Regno Unito, in Francia, Germania o Spagna. Anche il dato dei test ogni 100mila abitanti ci vede indietro rispetto ai molti altri paesi.

Ma attenzione: ogni tipo di dato va preso con le dovute cautele. Per esempio c'è in Francia chi contesta il reale tasso di positività – ossia il numero di casi positivi rispetto al numero di tamponi effettuato.

Secondo Libération, sarebbe "gonfiato" in quanto il metodo di calcolo francese non tiene conto di tutti coloro che hanno già avuto più test negativi alle spalle (circa il 20% del totale). Una sovrastima di pochi ma decisivi punti percentuali, se è vero che sulla base (anche) di questi numeri le autorità hanno deciso di imporre il coprifuoco nell'Île-de-France e in 8 grandi città.

Qualche chiarimento sul tasso di positività

Alcuni paesi, come l'Australia, la Corea del Sud e l'Uruguay hanno un tasso di positività inferiore all'1%. Altri, come il Messico e la Bolivia, hanno una percentuale di positivi del 20%-50%, o perfino maggiore.

Al momento il tasso di positività dei tamponi, seppur in marcato aumento rispetto ai mesi estivi, è a un livello sensibilmente minore rispetto a quello del periodo del lockdown. Restituisce una (parziale) fotografia della diffusione del contagio nel territorio, ma bisogna stare attenti a non paragonare i dati della prima ondata con quelli della seconda.

Questo per alcune ragioni fondamentali:

  • In primavera, Stati e regioni non avevano a disposizione lo stesso numero di tamponi di oggi e spesso non riuscivano a stare al passo con le richieste;
  • ad essere tamponati erano in maggioranza sintomatici, oppure persone con sintomi gravi o in condizioni critiche: il tasso di positività era dunque non comparabile con quello attuale;
  • come spiega Pagella Politica, durante la "prima ondata" l'Italia - ma non solo lei - si è "persa" moltissimi casi. Quelli ufficiali erano una minima parte del totale. "Si può stimare che il vero picco dell’epidemia nei primi due mesi sia stato tra i 35 e i 40 mila casi al giorno, contro i circa 6.500 rilevati con i tamponi al picco del 21 marzo. Solo a giugno si è probabilmente iniziato a intercettare una buona parte dei contagi".

La Repubblica Ceca si conferma il paese dell'Unione europea in cui la situazione è più critica in rapporto alla popolazione (poco più di 10milioni di abitanti). I numeri sono "catastrofici", ha detto il premier, e l'esercito è mobilitato per costruire un nuovo ospedale da campo con 500 posti letto.

Le due tipologie di test, per non fare confusione

Al momento sono a disposizione dei laboratori due tipi di tampone: quello che ricerca il genoma virale e quello rapido, che ricerca invece l’antigene (una componente strutturale del virus, come una proteina).

Ad inizio della pandemia si facevano solo i tamponi per la ricerca del genoma, mediante la tecnica real-time PCR. Si tratta del gold standard a livello europeo, e i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC in inglese) di questa pagina si basano proprio su questo tipo di test RT-PCR. Ci vogliono parecchie ore per avere il risultato del classico "tampone", ma non si rischiano falsi positivi e l'accuratezza è vicina al 100% se somministrato correttamente.

Ci sono poi i "tamponi rapidi", sviluppati negli ultimi mesi e utilizzati nei drive-in o nei centri di depistaggio rapido come quello di Fiumicino. Ricercano l'antigene virale, ovvero non vanno a caccia dell'RNA bensì di una proteina del virus. Sono meno accurati, possono dare falsi positivi ma la risposta arriva in tempi brevissimi, anche in meno di mezz'ora.