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Radicalizzazione e terrorismo: la Francia ha un problema con l'assimilazione degli immigrati?

Una manifestazione a Parigi dopo la decapitazione del professore francese Paty ucciso dal 18enne ceceno Anzorov
Una manifestazione a Parigi dopo la decapitazione del professore francese Paty ucciso dal 18enne ceceno Anzorov   -   Diritti d'autore  Michel Euler/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Dopo la decapitazione del professore Samuel Paty, l'insegnante al quale, a due passi dalla Parigi del 2020, hanno tagliato la testa perché voleva insegnare la libertà d'espressione ai suoi allievi, migliaia di persone si sono riversate in place de la République a gridare #jesuisprof.

La piazza è la stessa in cui si pianse e si accesero migliaia di candele per le stragi nella redazione di Charlie Hebdo e per quella del Bataclan.

Il ministro dell'Interno francese, Gérald Darmanin, ha annunciato che la Francia a lutto, indignata ed incredula di fronte a questo episodio, non darà neanche "un istante di respiro" agli integralisti.

Verranno espulsi nelle prossime ore 231 integralisti islamici immigrati oltralpe.

Sono intanto una quindicina le persone fermate nell'ambito delle indagini. Gli inquirenti stanno cercando di capire se l'aggressore di Paty, il 18 enne di origine cecene Abdoullakh Anzorov, ucciso dalla polizia, fosse stato pagato per l'esecuzione.

Il killer ceceno che ha maturato la decapitazione viveva da tre anni "immerso nella religione", si era fatto notare per reati comuni che però non gli erano costati il carcere, e si allenava in una palestra alla lotta. Quattro ragazzi avrebbero fornito ad Anzorov le informazioni sulla futura vittima da lui richieste, dietro pagamento.

I quattro sospettati sono stati interrogati e sono in stato di fermo. Insieme a loro, oltre ai familiari del killer e alla cerchia del genitore capo della cordata anti-prof, tre persone che avrebbero accompagnato e sarebbero state al fianco di Anzorov nei giorni prima del delitto, fra l'altro aiutandolo nell'acquisto di una delle armi da lui usate.

C'è un problema con la comunità cecena in Francia?

A giugno, aveva fatto notizia un violento regolamento di conti tra bande a Digione. Protagonisti decine di ceceni convenuti da tutta la Francia per punire l'aggressione di uno di loro.

Jean-Luc Mélenchon, leader della sinistra radicale, ha chiesto di espellere dalla Francia i ceceni che agiscono sul terreno dell'islam politico, dicendo che secondo lui c'è un problema con la comunità cecena in Francia.

Ma è così? Abbiamo parlato del problema della radicalizzazione con Emil Pain, dottore di scienze politiche alla Higher School of Economics di Mosca.

"Le persone che arrivano in un paese e conservano alcuni elementi della cultura patriarcale [d'origine], molto spesso percepiscono il nuovo ambiente, soprattutto se ci sono altre condizioni culturali, non solo come straniero, ma proprio come ostile. Chiamo questo effetto di 'tradizionalissmo protettivo'. E lo stesso effetto di un tradizionalismo costruito, nuovo, rafforzato, che indubbiamente vediamo in questo caso in Francia".

Secondo Pain, il problema della radicalizzazione "si basa su fattori socio-culturali più generali" rispetto a cultura o religione. "Fattori per i quali le persone si dividono in due gruppi, noi e gli altri".

Come combinare questi due mondi, ovvero il crescente tradizionalismo protettivo e quello che cerca di imporre nuovi standard culturali?

"Non c'è una politica, non c'è un modello di cultura che possa colmare questo divario con la cultura tradizionale che prevale tra alcuni migranti che vengono da paesi e gruppi etnici molto diversi", afferma Pain. "Il più antico modello di assimilazione molto tipico della Francia è stato: un paese, un popolo, una cultura, una lingua. È stato così per molti decenni, se non secoli, simbolo della politica francese di interazione interculturale".

Ogni assimilazione è impossibile

"Oggi l'assimilazione, cioè il tentativo di dissolvere le persone in una nuova cultura, è impossibile perché l'assimilazione implica quasi sempre violenza. Per le norme contemporanee, non si tratta certo un modello appropriato, e non può essere attuato", ritiene Pain.

"Un migrante che è arrivato in un nuovo paese sarà attratto dall'ambiente culturale che gli è vicino. Lì si sente a suo agio, e questo significa che non sarà possibile che si 'dissolva' in una nuova cultura. È necessaria una fase intermedia di adattamento, oltre a tecnologie speciali per colmare il divario tra culture. E questo è un problema enorme".

Deportare i ceceni non è la risposta

Quale dunque la risposta alle domande che la società francese cerca dopo tutte queste tragedie, dal Bataclan a quella di Samuel Paty? "Alcune persone cecene, che non sono ancora diventate cittadini francesi, saranno espulse. Non è ancora chiaro, tra l'altro, dove saranno deportati. È ovvio che questo non risolverà il problema. Ci sono centinaia di migliaia di altre persone che continuano a vivere sotto questo tradizionalismo protettivo. Non viene offerto nulla che permetta loro di andare oltre questo guscio protettivo. In questo senso, è necessario fare affidamento solo su una felice coincidenza di circostanze e sperare che non accada più nulla del genere".

"Tuttavia", conclude Pain, "simili tragedie si ripetono di anno in anno, e senza un programma di adattamento socio-culturale dei migranti alle nuove condizioni, non c'è nulla che possa funzionare".

Mercoledì sera, nel cortile della Sorbona, si svolgerà l'annunciato omaggio nazionale alla figura del professore ucciso per aver mostrato le caricature di Maometto durante la lezione sulla libertà d'espressione.