Donald Trump ha affermato che la decisione è stata presa su richiesta di Pakistan e altri Paesi e che il blocco dei porti iraniani rimane in vigore.
Project Freedom, il piano di scorta navale per accompagnare le navi commerciali fuori dal Golfo Persico sotto protezione militare americana è stato messo in pausa dopo appena 24 ore. Lo ha annunciato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump con un post sul social network che ha contribuito a fondare Truth.
Nel post in questione, il presidente Usa spiega come questa decisione è stata presa su richiesta del Pakistan e di altri Stati per capire se si possa raggiungere un accordo con l'Iran in breve tempo; parla del grandissimo successo militare raggiunto e puntualizza che il blocco dei porti iraniani rimarrà comunque in vigore.
La mossa è maturata dopo i ripetuti episodi che hanno fatto temere la rottura della precaria tregua e l'invito del segretario di Stato Marco Rubio all'Iran a "accettare la realtà della situazione" e sedersi al tavolo delle trattative, accettando condizioni che siano vantaggiose non solo per sé, ma anche per il mondo.
Durante un briefing alla Casa Bianca, Rubio aveva infatti dichiarato che " il diritto internazionale è molto chiaro: nessun Paese può controllare le vie navigabili internazionali. Questo è ciò che sta facendo l'Iran. Questo è un atto criminale. E qualcuno deve fare qualcosa al riguardo. Bisogna fare qualcosa. È completamente illegale, completamente illegittimo e completamente inaccettabile".
La disputa sul trasporto marittimo attraverso Hormuz e il programma nucleare iraniano sono al centro dei colloqui arenati tra Washington e Teheran dopo due mesi di guerra, iniziata con gli attacchi USA-Israele a fine febbraio. Lunedì 4 maggio l'Iran ha lanciato missili e droni contro le forze statunitensi, mentre Washington ha dichiarato di aver colpito sei imbarcazioni iraniane accusate di minacciare la navigazione commerciale, nella più forte escalation da quando l'8 aprile è entrata in vigore una tregua di un mese.
Mercoledì 6 maggio, una nave portacontainer della Cma Cgm è stata "oggetto di un attacco" nello Stretto di Hormuz, come confermato dalla compagnia di navigazione francese. L'attacco alla San Antonio -continua il comunicato dell'azienda nautica - ha provocato feriti tra i membri dell'equipaggio e danni alla nave. I membri dell'equipaggio feriti sono stati evacuati per essere curati.
Araghchi in Cina
Nel frattempo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si trova a Pechino dove ha avuto colloqui con il suo omologo cinese Wang Yi. La Cina è un cliente chiave per il petrolio iraniano e ha sempre cercato di aggirare le sanzioni imposte a Teheran.
Secondo quanto riportato dal ministero degli affari esteri cinese, Wang avrebbe affermato che una cessazione completa delle ostilità è di "estrema urgenza" e che la prosecuzione dei negoziati rimane "di fondamentale importanza", e avrebbe rassicurato Araghchi sul fatto che la Cina è "un partner strategico affidabile dell'Iran" e ha espresso la speranza che le parti coinvolte rispondano agli appelli internazionali per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il viaggio di Araghchi precede di circa una settimana la visita di Stato del presidente Donald Trump in Cina, prevista per il 14-15 maggio prossimi. Il viaggio lungamente annunciato e già rinviato più volte, dovrebbe coronarsi con l'incontro con il presidente della Repubblica popolare Xi Jinping.
Massima pressione
Martedì 5 maggio Trump ha esortato l'Iran a "fare la cosa più intelligente" e a trovare un accordo, affermando di non voler uccidere altri iraniani. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che Teheran rimane aperta al dialogo, ma ha respinto le richieste di "massima pressione" degli Stati Uniti definendole "impossibili".
Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha dichiarato che gli Stati Uniti "non cercano lo scontro", ma ha avvertito che qualsiasi altro attacco iraniano si scontrerà con una forza "schiacciante e devastante". Il capo delle forze aeree israeliane, Omer Tischler, ha inoltre dichiarato che l'esercito è pronto a "schierare l'intera forza aerea verso est, se necessario".
Il 5 maggio, per il secondo giorno consecutivo, gli Emirati Arabi Uniti - un alleato chiave degli Stati Uniti nel Golfo - hanno dichiarato di aver intercettato missili e droni provenienti dall'Iran, ma Teheran ha "categoricamente" negato: "Le forze armate... non hanno lanciato alcuna operazione con missili o droni", ha dichiarato il comando militare iraniano.
La guerra continua ad affossare l'economia globale nonostante il cessate il fuoco raggiunto il mese scorso.