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Nagorno-Karabakh: diplomazia al lavoro mentre Baku avanza militarmente

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Nagorno-Karabakh: diplomazia al lavoro mentre Baku avanza militarmente
Diritti d'autore  AP/Russian Foreign Ministry Press Service
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Un tentativo di mediazione in un contesto per nulla promettente. Il ministro degli esteri armeno Zohrab Mnatsakanián e il suo omologo azero Jeihun Bayrámov, si sono incontrati a Mosca questo venerdì per il primo vertice teso a negoziare un cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh.

La riunione è stata presieduta dal ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, fortemente voluta dal presidente Vladimir Putin che da giorni, con contatti bilaterali, cerca di mediare e che ha definito gli scontri nella regione azera che aspira all'indipendenza, una tragedia.

L'Azerbaigian vanta successi militari e continua l'avanzata

Il contesto in cui è avvenuto il vertice non è tuttavia dei migliori. Mentre i tre erano riuniti a Mosca, infatti, il presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev in un discorso trionfalistico ha comunicato che le forze azere hanno sfondato la linea del fronte, conquistato la città strategica di Hadrut e che avanzano verso la capitale del Nagorno-Karabakh. "Ora il conflitto si sta risolvendo militarmente, dopo si risolverà politicamente", ha detto Aliyev, non proprio un ramoscello d'ulivo.

L'Armenia sarebbe disponibile a una tregua ma Baku no. Per l'Azerbaigian la conditio sine qua non per il cessate il fuoco è il ritiro totale delle forze armene dal Nagorno-Karabakh "dopo 30 anni di tentativi di accordo falliti", ha lamentato Aliyev.

Accuse reciproche

Gli scontri, che oggi hanno conosciuto una recrudescenza, sono verso il sud del Karabakh, verso il confine iraniano, su questo le fonti sono concordi. Per il resto la retorica della propaganda oscura la certezza. A quanto pare sono proseguiti i bombardamenti sulla capitale del Karabakh, Stepanakert, i cui abitanti sono stati per lo più evacuati in Armenia.

Il difensore civico locale Artak Beglarián ha denunciato che l'artiglieria e l'aviazione azera continuano a colpire obiettivi civili, comprese le chiese, cosa che è stata negata da Baku.

L'Azerbaigian ha risposto accusando l'Armenia di aver sparato contro aree popolate nelle regioni di Goranbói, Terter e Agdam e di aver ferito tre civili a Fizuli.