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Erosione, Ouvéa in Nuova Caledonia: l'isola che non ci sarà

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Ouvéa - Nuova Caledonia
Ouvéa - Nuova Caledonia   -   Diritti d'autore  AFP
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Se Ouvéa sparisse dalle cartine geografiche non dovrebbe stupire. La perla del Pacifico, conosciuta per le sue lagune, le colonie di tartarughe e di squali limone, che si rifugiano nelle sue baie per riprodursi, sprofonda e neppure lentamente. Coordinate mangiate dall'erosione incessante: un'aggressione costante dovuta al riscaldamento globale, che dell'isola della Nuova Caledonia, territorio francese d'oltremare, potrebbe presto lasciare solo il ricordo.

"Dalla strada sino all'alta marea là, c'erano circa 80/100 metri - spiega Poeta Carolo del distretto di San Giuseppe, nel nord dell'isola - ora, quando si discende dalla strada sino a qua, sino all'albero laggiù, ci sono al massimo 36 passi. Non faccio neppure 36 passi"

Per rallentare quello che sembra un fenomeno inevitabile, sono stati adottati alcuni provvedimenti. Ad esempio, le navi da crociera sono state vietate nelle acque di Ouvéa, ma l'erosione non si arresta: il mare continua a mangiarsi i lembi dell'isola.

Gli eventi meteo estremi accelerano il processo.

Jacques Adjouhgniope, presidente dell'associazione per la biodiversità di Ouvéa, lancia l'allerta: "Penso che se dovesse arrivare un ciclone all'inizio dell'anno, tutto precipiterà in pochi secondi. Assolutamente tutto",

Ouvéa è in tregua, l'isola teme l'affondo finale. Poiché la Nuova Caledonia è territorio francese, anche Parigi ha voce in capitolo, ma per il momento non esiste una cura miracolosa. La speranza è quella di ritardare l'ineluttabile il più a lungo possibile.