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Alluvioni in Piemonte, Liguria e Francia, l'esperto: "Saranno calamità sempre più frequenti"

Una immagine difficile da dimenticare: Ornavasso (Verbano-Cusio-Ossola).
Una immagine difficile da dimenticare: Ornavasso (Verbano-Cusio-Ossola).   -   Diritti d'autore  AP/AP
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"Questa burrasca è stata peggiore delle altre e forse non ce l'aspettavano cosi pericolosa".

Lo dice Fulvio Romano, membro della Società Italiana di Metereologia, per vent'anni direttore dell'Osservatorio Metereologico di Cuneo.

La tempesta Alex - che ha devastato nei giorni scorsi una parte del Piemonte (molto colpite le zone dell'Ossola, Val Sesia, Vercellese, Novarese e Biellese), della Liguria (in particolare l'entroterra di Imperia), delle Alpi Marittime e della Costa Azzurra (soprattutto il Nizzardo) - ha lasciato sul territorio tracce indelebili, nel corpo e nello spirito di chi vive in quelle zone e di chi quelle zone le conosce bene.
Purtroppo la "burrasca", come la chiama Fulvio Romano, rischia di diventare una preoccupante abitudine.

Nicolo' Campo/LaPresse LaPresse/Nicolò Campo
Una casa parzialmente collassata a Limone Piemonte (Cuneo).Nicolo' Campo/LaPresse LaPresse/Nicolò Campo

"Effetto anticiclone africano. E del riscaldamento globale"

"É una situazione che ribolliva dall'estate, dopo una primavera e un giugno e luglio quasi normali, poi seguiti da un'impennata di calore ad agosto e a metà settembre.
Questi fenomeni, come in questo caso, sono provocati dall'incontro tra un ciclone (stavolta proveniente da Gran Bretagna e Francia) e l'acqua calda del mare, che ormai arriva fino a 23-24 gradi. Un effetto della continua presenza sul nostro mare dell’anticiclone africano e del riscaldamento globale. E con l'acqua sempre più calda, eventi cosi catastrofici - prevedibili, ma solo in parte - rischiano di ripetersi con una certa frequenza, molto più di prima", spiega Fulvio Romano.

(f.r.)
Fulvio Romano e le sue amate montagne.(f.r.)

I "tempi di ritorno"

I "tempi di ritorno" di queste alluvioni in Piemonte, fino a qualche anno fa, erano più lunghi, quasi come un terremoto: almeno ogni secolo. Adesso, nel territorio sconvolto dall'ultima ondata di maltempo, i tempi si sono fatti sempre più ravvicinati.

Dopo le alluvioni del 4-6 novembre 1994 e del 21-25 novembre 2016, nella tragica memoria dei disastri rimarrà anche questo, del 2-3 ottobre 2020.

Dal mezzogiorno di venerdi 2 ottobre alle 3 del mattino di sabato 3 sono caduti circa 600 millimetri di pioggia, vale a dire 600 litri di pioggia per metro quadrato, una notevolissima ondata in pochissimo tempo. E ha colpito una zona, la Val Tanaro, che non è più esattamente "indifesa", grazie proprio alle opere realizzate in seguito a precedenti fenomenti atmosferici.
Eppure...

"Non c'è opera che tenga"

"Ma di fronte a eventi simili non c'è opera che tenga", commenta Fulvio Romano.
"Pioggia battente e vento a 140km/h: a Limone Piemonte, una delle località più colpite, non si ricorda niente di simile a memoria d'uomo. E la burrasca ha avuto un epicentro precipitativo sul Colle di Tenda, causando disastri inauditi in Val Vermenagna e nelle valli francesi della Roya e Vésubie. Nonostante tutto, servirà un'ulteriore rafforzamento della difesa del territorio e le autorità locali saranno sicuramente in prima linea".

Daniel Cole/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
Preoccupazione a Breil-sur-Roya, in Francia: tutti a guardare il livello del fiume Roya.Daniel Cole/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

"Una paradossale tela di Penelope"

Ma se le autorità hanno sempre fatto del loro meglio e questi eventi sono spesso imprevedibili nella loro potenza, cosa si può imputare, stavolta, all'uomo?
"Forse soltanto il fatto", aggiunge Fulvio Romano, "di aver voluto ricostruire ogni volta quello che la natura ha abbattuto, come fosse una paradossale tela di Penelope".

E, intanto, gli abitanti della zona, ancora sotto choc, guardano preoccupati il cielo di ottobre: dopo una breve tregua durante questa settimana, è prevista di nuovo pioggia per il week-end.
Saranno ancora giorni da cuore in gola.

Una voce fuori dal coro: "Evento non direttamente collegato ai cambiamenti climatici"

Interpellata dal collega spagnolo di Euronews, Rafael Cereceda, lla dottoressa in Fisica e metereologa Mar Gómez commenta: "Le burrasche formate da un processo di ciclogenesi esplosiva come la tempesta Alex non sono tanti frequenti in questo periodo dell'anno e, alle nostre latitudini, sono più tipiche del pieno inverno. Non l'abbiamo ancora studiato abbastanza per comprendere completamente come il cambiamento climatico possa essere influenzato dal flusso dei jet stream, velocissimi flussi d'aria, responsabili della variabilità del tempo. Credo che queste burrasche, formate da venti fortissimi e piogge torrenziali, siano effettivamente più frequenti a causa ai cambiamenti climatici, ma in questo caso si tratta di un'impostazione diversa, che non è possibile attribuire al cambiamento climatico"