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Referendum, ecco cosa cambia per i sei milioni di Italiani all'estero

Montecitorio, emiciclo
Montecitorio, emiciclo   -   Diritti d'autore  Andrew Medichini/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Ancora poche ore e gli italiani saranno chiamati a decidere se il numero dei parlamentari debba essere ridotto di un terzo.

Molto si è già detto sulla riforma costituzionale al centro del quesito referendario: mercoledì, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, principale e più convinto promotore dell'iniziativa, ha ricordato come il taglio degli onorevoli non sia "una questione politica", dal momento "che era già nei programmi di diversi partiti, tanto a destra quanto a sinistra".

Gli oppositori del "sì" a referendum, presenti in numero non troppo esiguo nello stesso M5S, rilanciano di contro sottolineando come in effetti il taglio fosse originariamente una prerogativa di Lega e Partito democratico, più che del Movimento.

Secondo i "dissidenti" pentastellati, l'obiettivo, nel progetto di riduzione degli onorevoli è sempre stato quello di accentrare il potere di nomina dei parlamentari nelle mani di pochi uomini all'interno delle segreterie di partito; mentre i paragoni l'estero sarebbero "del tutto falsati", come ha dichiarato nei giorni scorsi Elisa Siragusa, unicaad essere eletta in quota M5S nella circoscrizione estero.

Mauro Scrobogna/LaPresse
Emma Bonino e Benedetto Della Vedova di +Europa, campagna per il "no"Mauro Scrobogna/LaPresse

"Si tratta di un confronto distorto - ha dichiarato di recente Siragusa in un evento trasmesso sul web - perché è stato fatto utilizzando dati parziali. In realtà, ad oggi, la media dei parlamentari per cittadino, che in Italia è di uno ogni 96mila, è perfettamente in linea con il resto dei paesi presi a paragone. Con l'approvazione del taglio, il rapporto diverrebbe di un parlamentare ogni 151mila cittadini, il che porterebbe l'Italia ad avere la più bassa rappresentanza a livello europeo".

Cosa cambia per i 6 milioni d'Italiani all'estero

Proprio gli eletti all'estero sono tra i più compatti sostenitori del "no" alla riforma.

"Quel che non deve sfuggirci - ha detto ad Euronews Alessandro Fusacchia, eletto in quota +Europa prima di confluire in maggioranza nel governo Conte bis - è che così facendo tutto sarà nelle mani di pochi capi partito, che selezioneranno i futuri parlamentari ancor di più sulla base della fedeltà acritica nei loro confronti. E questo problema si risentirebbe ancora di più all’estero, dove esiste già un problema di rappresentanza, che va completamente ripensata, considerando i numeri tra eletti ed elettori".

PER I NOSTRI CONNAZIONALI ALL’ESTERO ULTIME ORE PER VOTARE NO AL TAGLIO DELLA LORO RAPPRESENTANZA IN PARLAMENTO. Sono...

Publiée par Massimo Ungaro sur Mardi 15 septembre 2020

Già al momento, in effetti, il rapporto di rappresentanza è enormemente più diluito fuori dai confini nazionali di quanto lo sia al loro interno: vale a dire che, se ogni parlamentare eletto in Italia rappresenta poco meno di 100mila cittadini, ciascuno dei parlamentari eletti all'estero deve rappresentarne circa 400mila.

Con l'approvazione della modifica (che ridurrebbe il numero di parlamentari e senatori eletti all'estero rispettivamente a 8 e 4, dai 12 e 8 attuali) questo rapporto verrebbe ulteriormente ridimensionato. Ogni parlamentare eletto nella circoscrizione dovrebbe cioè rappresentare circa 700mila dei sei milioni di Italiani che vivono fuori dai confini nazionali.

Di conseguenza, anche la composizione territoriale dei collegi elettorali muterà: il rischio, come ha sottolineato di recenteMassimo Ungaro di Italia Viva è che vengano a crearsi mega-collegi "dal Nord America fino all'Oceania, rendendo ancora più complesse e costose le campagne elettorali".

Campagne che, secondo Ungaro, in questo modo finirebbero per avere un costo proibitivo, diventando "un ostacolo enorme per la partecipazione e quindi la contendibilità delle cariche elettive, un principio cardine delle democrazie liberali. Potranno gareggiare solo candidati molto facoltosi o con alle spalle grosse organizzazioni a scapito della diversità e del ricambio generazionale".

Taglio proporzionale

A offrire una precisazione, in tal senso, è Luigi Maria Vignali, direttore generale per gli Italiani all'estero e le Politiche migratorie.

Il Direttore per gli Italiani all’estero e le politiche migratorie Luigi Vignali a #Italiaconvoi su Rai Italia per...

Publiée par Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale sur Mardi 11 août 2020

"Certo - ha detto Vignali ad Euronews - è chiaro che, con l'approvazione della riforma, i deputati si troverebbero a rappresentare collettività parecchio più grandi. Ma il bacino di rappresentanza per ogni parlamentare crescerebbe in maniera proporzionale sia dentro che fuori dai confini nazionali, perché tanto dentro quanto fuori il taglio sarà comunque di un terzo".

"Gli eletti all'estero - concede - dovranno effettivamente operare in un territorio più ampio di quello in cui risiedono. Potranno comunque avvalersi dei mezzi tecnologici offerti dalla rete e lo stesso discorso vale per la campagna elettorale: all'estero, probabilmente, i candidati si troveranno a doversi affidare in misura maggiore ai mezzi telematici per raggiungere il proprio elettorato".

"Quello che non va scordato - chiosa - è la ragione per cui si va a alle urne. Il quesito referendario concerne il numero complessivo dei parlamentari, non solo quello dei parlamentari eletti nella circoscrizione estero. E dunque, chiunque, indipendentemente dal suo luogo di residenza, ritenga che il numero totale dei parlamentari italiani possa essere ridotto voterà per approvare la riforma. Chi ritenga eccessivo il taglio, al contrario, la respingerà".