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Fra Londra e Bruxelles nuovo scontro: contestata la legge sul mercato interno britannico

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Ennesimo scontro a Londra sul post Brexit
Ennesimo scontro a Londra sul post Brexit   -   Diritti d'autore  Frank Augstein/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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L'ultimo argomento di contesa fra Regno Unito e Unione europea è la legge sul mercato interno che il governo di Londra porta in seconda lettura alla Camera dei Comuni questo lunedì.

La legge garantisce la libera circolazione delle merci fra i suoi quattro Stati - Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord, anche al termine del periodo di transizione della Brexit, il 31 dicembre. Ma l'intesa definita con Bruxelles prevedeva che l'Irlanda del Nord seguisse alcune regole commerciali dell'Unione europea, per evitare di dover ristabilire un confine fisico tra le due Irlande.

I dubbi di Londra

Secondo Boris Johnson, però, questo comporta il rischio di veder applicato un confine, con i relativi controlli doganali, nel braccio di mare che separa le due isole. "L'Unione europea potrebbe perfino imporre un blocco alimentare nel Mare d'Irlanda", ha scritto in un articolo lo scorso fine settimana.

La nuova legge permetterebbe a Londra di non applicare alcuni punti dell'accordo sulla Brexit. ma secondo gli ex primi ministri Tony Blair e John Major, liberale e conservatore, il Regno Unito perderebbe la faccia.

Dopo le critiche di Theresa May si sono aggiunte quelle di un altro esponente Tory, l'ex primo ministro David Cameron.

Approvare un atto del parlamento con cui si può violare un trattato internazionale è proprio l'ultima cosa che si dovrebbe fare. Dovebbe essere una soluzione estrema
David Cameron

"Ho dei dubbi a proposito di quello che è stato proposto - ha detto Cameron - Qui il contesto è un negoziato in corso con l'Unione europea per arrivare un accordo. Dobbiamo tenere ben a mente questo contesto, quell'obiettivo. Ecco perché non ho detto di più finora.

Le accuse di Bruxelles

"L'accordo va implementato nella sua interezza, per preservare la stabilità dell'Irlanda e l'integrità del mercato comune", è stata la reazione del presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

"L'unico obbligo dei politici, sia irlandesi sia britannici - ha detto il primo ministro irlandese, Michael Martin, è quello di proteggere i nostri concittadini, i mezzi con cui vivono e i loro posti di lavoro. Giocare con la politica in questo modo è inammissibile".

Una "polizza di assicurazione"

Sulla proposta di legge le opposizioni hanno annunciato battaglia ma è improbabile che questa venga bocciata, data la maggioranza di 80 seggi che sostiene Boris Johnson. Il quale afferma che il testo serve solo come garanzia in più, cui fare ricorso in caso di necessità.

"Posso assicurare che stiamo agendo nel pieno rispetto della più onorevole tradizione britannica - è la replica del Segretario alla Giustizia del Regno Unito, Robert Buckland - Abbiamo capito che poteva esserci un problema, ne abbiamo messo al corrente tutti e stiamo legiferando per essere pronti ad affrontarlo. Ma non siamo in quelle condizioni e non è detto che dovremo usare questo strumento".

Per ammissione dello stesso Johnson la legge comporterebbe una violazione del diritto internazionale. Ma il Primo ministro ha comunque intenzione di forzare la mano.