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"L'Amazzonia brucia per colpa dell'UE", l'eco-protesta di Greenpeace

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"L'Amazzonia brucia per colpa dell'UE", l'eco-protesta di Greenpeace
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“Gli incendi in Amazzonia colpa dell'Europa”. La scritta è campeggiata venerdì mattina sull'edificio principale della Commissione europea a Bruxelles, il Berlaymont . Non si tratta di un megalomane mea culpa, bensì di un nuovo poster provocatorio di Greenpeace i cui attivisti si sono arrampicati, in sicurezza, con delle funi sulla cima del palazzo alto 55 metri.

"Siamo qui per ricordare ai leader europei che sono in parte responsabili della distruzione del polmone verde del mondo – ricorda un'attivista davanti al Berlaymont - gli incendi in Amazzonia infatti non sono casuali ma una conseguenza del nostro crescente consumo di prodotti destinati al mercato europeo come carne, latticini, olio di palma e legname. Le istituzioni europee hanno un potere enorme che potrebbe limitare lo sfruttamento sregolato di queste risorse imponendo nuovi regolamenti ".

Senza la soia proveniente dall'Amazzonia, milioni di animali da fattoria nel territorio europeo non avrebbero di che nutrirsi.

In Sud America la terra viene spesso bonificata e bruciata per creare più spazio alle nuove piantagiorni. Secondo gli scienziati, i roghi dolosi stanno raggiungendo il cuore della foresta vergine e con questa velocità di distruzione sarà sempre più difficile invertire la tendenza.

I roghi recentemente sono arrivati anche nella più grande zona umida tropicale del mondo, il Pantanal, al confine tra Brasile, Bolivia e Uruguay.

Grazie alla sua enorme biodiversità, il Pantanal è patrimonio mondiale dell'UNESCO e normalmente costituisce l'habitat di animali rari come il giaguaro e il roditore capibara.

A ottobre il Consiglio europeo dovrebbe approvare il più grande accordo commerciale con il Mercosur, ovvero l'unione doganale sudamericana, ma alcuni Stati membri come Francia e Germania hanno espresso le loro perplessità su come riuscire a coniugare questi interessi commerciali con il rispetto dell'ambiente.

Intanto gli ambientalisti chiedono di imporre la protezione della foresta pluviale come prerequisito del nuovo trattato.