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Bielorussia, la confessione degli ex giornalisti delle tv statali: "Bugie, bugie e ancora bugie"

Una manifestazione in piazza Indipendenza a Minsk, 25 agosto 2020
Una manifestazione in piazza Indipendenza a Minsk, 25 agosto 2020   -   Diritti d'autore  Sergei Grits/AP
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Decine giornalisti, conduttori e tecnici stanno lasciando il loro lavoro nelle aziende giornalistiche statali bielorusse nel travagliato periodo successivo alle elezioni presidenziali.

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha detto che i loro ruoli sono già stati assunti da operatori dei media russi.

"Ho anche chiesto ai russi di prestarmi dei reporter per coprire le notizie che riguardano il lavoro del presidente e dare il buon esempio. Conosco queste persone", ha detto Lukashenko.

Dopo aver trasmesso le immagini di uno studio vuoto durante lo sciopero del 17 agosto alcuni giornalisti sono tornati al lavoro, ma altri si sono licenziati.

Euronews ha parlato con Vadim Shundalov, un giornalista 31enne che ha lavorato per cinque anni per il canale televisivo Belarus Today prima di licenziarsi lo scorso 13 agosto. Vladim si definisce "un codardo" per non averlo fatto prima.

"Ora è tutto una bugia. Bugie, bugie e ancora bugie - confessa Vadim - non è vero che l'80% ha votato per Lukashenko. Quei voti sono stati rubati".

Dal momento in cui ha cominciato a lavorare per Belarus Today Shundalov sapeva che avrebbe dovuto spingere l'agenda del governo, pubblicando articoli scritti dai politici e già approvati dal governo.

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Vadim ShundalovEuronews

"È un lavoro che assicura stabilità finanziaria, basta fare pace con questo e continuare a lavorare. Ma quest'anno la mia coscienza mi ha detto 'quando è troppo è troppo'".

Shundalov ha deciso di andarsene dopo l'uccisione di Alexander Taraikovsky in piazza Pushkinskaya il 10 agosto.

Il governo ha detto che ad ucciderlo è stato un oggetto che gli è esploso in mano, ma in un video emerso dopo la sua morte si vede la polizia che gli spara.

"Su Belarus Today non abbiamo potuto dirlo - dice Shundalov - mi sento malissimo per questo, per aver diffuso menzogne".

Anche il popolare conduttore Sergei Kozlovich si è dimesso dal suo incarico nella tv pubblica BT. La sua ultima apparizione è stata il 10 agosto, il giorno dopo le elezioni, quando si è reso conto che non poteva più andare avanti.

"Quando ho visto le proteste, ho capito che abbiamo coperto le elezioni solo da una parte - dice Kozlovich - non ero d'accordo. Anche amici e persone che conosco hanno partecipato a queste proteste, non potevo più andare avanti".

Quando si è licenziato sapeva che avrebbe avuto difficoltà a trovare un altro lavoro come presentatore in uno dei tre principali canali televisivi del Paese. Kozlovich confessa che teme di essere arrestato, una paura che "tutti hanno nel Paese". Risponde di sì quando gli chiediamo se abbia mai contribuito alla propaganda del governo.

"Prima delle elezioni - ammette - mi consideravo il traduttore di tutto quello che il governo voleva dire alla gente. Ora non posso continuare a leggere le notizie in onda. Qualcosa è cambiato".

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Sergiy KozlovichEuronews

Le dimissioni di massa potrebbero diventare un problema per Lukashenko?

Artyom Shraibman, analista politico bielorusso del Carnegie Moscow Center, ha detto a Euronews che nessuno dei giornalisti che occupano posizioni di rilievo nei media bielorussi sembra essersi già dimesso, il che aiuta Lukashenko a tenere la situazione sotto controllo, almeno per ora.

Tuttavia "le tensioni sono al massimo livello ora", dice Shraibman, "alcuni hanno parenti e amici tra le vittime della repressione. Non possono fare finta di niente e tornare dai loro familiari e amici come se niente fosse".

Migliaia di persone sono scese in strada dopo l'annuncio dei risultati elettorali, protestando per i presunti brogli. Le forze di sicurezza hanno risposto attuando una repressione brutale: circa 7mila manifestanti sono stati arrestati, molti sono stati picchiati e ci sono notizie di torture nelle carceri.

Secondo Franak Viacorka, membro di Atlantic Council, un think tank americano, le dimissioni dei giornalisti potrebbero non portare a cambiamenti immediati nella linea editoriale, ma potrebbero comunque incidere sulla qualità dei programmi.

"Per Lukashenko questo è un problema - sottolinea Viacorka - le dimissioni dei conduttori sono una perdita di volti popolari per il regime. Se ne possono trovare di nuovi, ma ci vuole tempo per costruire la stessa popolarità".

"Il pubblico lo capisce e lo sente - aggiunge Viacorka parlando di un possibile vuoto mediatico - tutto ciò potrebbe anche portare a qualcosa di molto pericoloso, una parte del pubblico potrebbe cominciare ad informarsi sui media russi".

"Dobbiamo anche vedere quanto sarà significativo l'impatto dei giornalisti russi - dice Viacorka - perché il top management è ancora bielorusso".

Quanto è libera la stampa in Bielorussia?

Secondo la costituzione la stampa in Bielorussia è libera. Tuttavia stando a Reporter senza frontiere i giornalisti del Paese non godono di molta libertà.

Inoltre per i giornalisti stranieri o per i giornalisti locali che non lavorano per i media statali bielorussi è generalmente difficile ottenere un permesso di lavoro.

"In Bielorussia - sottolinea l'organizzazione - i giornalisti e i blogger critici sono minacciati e arrestati, i principali siti di notizie sono bloccati, l'accesso alle informazioni è limitato e la pluralità dei media è un concetto sconosciuto. Lo Stato esercita un controllo totale su tutti i canali televisivi".