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La fusione dei ghiacci di Groenlandia trasfomerà il pianeta (non si sa come)

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La fusione dei ghiacci di Groenlandia trasfomerà il pianeta (non si sa come)
Diritti d'autore  Felipe Dana/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.
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Nell'estate del 2019 in Groenlandia si sono sciolti 586 miliardi di tonnellate di ghiaccio. Cifra record e da capogiro che nell'insieme del bollettino della sconfitta climatica dell'umanità non chiarisce quello che sarà il futuro di una terra artica come la Groenlandia e i cascami sull'insieme dei continenti. Non esistono ancora modellizzazioni accurate sugli effetti fisici delle trasformazioni. Per ora ci si limita alla lettura dei dati come i risultati di un nuovo studio pubblicato su Nature Communications Earth & Environment. L'analisi ha dimostrato che nel XX secolo ci sono stati molti anni in cui la superficie del ghiaccio in Groenlandia è aumentata ma in tempi recenti si è solo massicciamente disciolta.

Di record in record ma non si muore di soli record

Il glaciologo tedesco Ingo Sasgen, scienziato presso l'Istituto Alfred-Wegener di Bremerhaven è l' autore principale dello studio. "Quel che ci minaccia - spiega Sasgen - è che stiamo costantemente battendo nuovi record di perdita di massa in Groenlandia. Nel 2012, quando abbiamo assistito all'ultima grande fusione, si è detto che si trattava di un evento che capita una volta in un secolo e che non sarebbe riapparso tanto presto. E invece solo sette anni dopo, nel 2019, abbiamo avuto condizioni atmosferiche che hanno nuovamente causato uno scioglimento ancor più massiccio". C'è però chi è di altro avviso: non sarebbero tanto i record a doverci spaventare, quanto invece le temperature medie in costante aumento. "Al di là del record - spiega all'Agi Renato Colucci, glaciologo e ricercatore presso l'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar) - quello che preoccupa non è tanto il caso singolo di caldo estremo, che rientra in statistiche minime, quanto un aumento, anche se di pochi gradi, che interessa le temperature medie".

Punto attuale di non ritorno

Secondo altri studiosi quello che accade è conseguenza di un clima che non potrà in alcun modo garantire la sopravvivenza di molte delle esistenti masse glaciali. Già negli anni Sessanta era stato previsto questo scenario. Un rimedio praticamente impossibile sarebbe quello di invertire questo processo con un abbassamento repentino e costante delle temperature medie. Del resto anche se le temperature medie dovessero cessare di aumentare rimanendo ai livelli d'inizio secolo i ghiacci polari continuerebbero a fondere.

La fusione sempre più veloce

Quiandi non solo la calotta di ghiaccio della Groenlandia si sta sciogliendo, ma si sta sciogliendo sempre più velocemente. "Il riscaldamento che stiamo già registrando in Artico è troppo rilevante perché la calotta glaciale possa recuperare - prosegue Sasgen - L'aumento di 1,5 gradi Celsius rispetto all'era preindustriale è imponente e intanto il ghiaccio continua a fondere. Non abbiamo avuto un anno con un recupero di massa dal 1997".

La difficile lettura del futuro

La fusione dei ghiacci polari con l'effetto dell'innalzamento del livello degli oceani è solo il primo gradino delle trasformazioni che possono rimodellare il pianeta. Fra le pieghe del rapporto di Nature Communications si comprende che oceani e criosfera stanno già cambiando sotto l’effetto del riscaldamento globale e che continueranno a mutare in modi e prospettive ancora del tutto imprevedibili. Ci vorrebbe uno studio comparativo multimillenario per capire quale reale scenario si profila.

I fattori di Groenlandia

In estate generalmente si presentano due fattori nel clima della Groenlandia. L'anno scorso, il blocco della Groenlandia - un'alta pressione sul Canada che cambia il flusso delle correnti nordiche - ha fatto sì che l'aria calda del sud risalisse dagli Stati Uniti e dal Canada verso la Groenlandia stessa, provocando uno scioglimento ancora maggiore. Quest'anno, il disgelo estivo della Groenlandia sarebbe stato meno grave, più vicino alle medie degli anni precedenti, ha spiegato Ruth Mottram, scienziata del ghiaccio all'Istituto meteorologico danese che non ha firmato lo studio sulla Groenlandia ma ha dato credito ai calcoli del gruppo guidato da Sasgen.