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Bolivia: è davvero possibile (e legale) che il partito di Evo Morales venga estromesso dal voto?

Luis Arce, candidato del partito Movimento per il Socialismo (Mas), durante un comizio, 8 febbraio 2020
Luis Arce, candidato del partito Movimento per il Socialismo (Mas), durante un comizio, 8 febbraio 2020   -   Diritti d'autore  Juan Karita/Ap
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La Bolivia aspetta da quasi un anno nuove elezioni. Il voto, previsto per maggio, è stato inizialmente rinviato a settembre a causa del coronavirus. Alla fine le autorità hanno fissato le elezioni per il 18 ottobre. Una decisione che ha fatto arrabbiare parte della popolazione, soprattutto i sostenitori del partito di Evo Morales, che si oppongono al governo di transizione di Jeanine Añez.

Ci sono state manifestazioni in varie città della Bolivia, ma questa volta nel bel mezzo di una pandemia. E il Paese è polarizzato, come raramente lo è stato negli ultimi decenni.

Sono emersi nuovi leader in seguito alle dimissioni di Evo Morales. E sebbene differiscano per molti aspetti, hanno una cosa in comune: impediscono al Movimento per il socialismo (Mas), che ha governato il Paese per quasi 14 anni, di tornare al potere.

Due fronti politici chiedono l'annullamento dello status giuridico del Mas, che squalificherebbe il suo candidato dalla partecipazione alle prossime elezioni. È davvero possibile?

Juan Karita/Ap
Una manifestazione contro il rinvio delle elezioniJuan Karita/Ap

Perché il Mas potrebbe perdere il suo acronimo?

La principale lamentela contro il partito è che il 14 luglio 2020 il candidato Luis Arce ha parlato di un sondaggio interno sulle intenzioni di voto durante un'intervista sul canale televisivo boliviano Abya Yala, e ha dichiarato che il suo partito sarebbe stato il vincitore.

In Bolivia l'articolo 136 della legge sul regime elettorale stabilisce che "le organizzazioni politiche che diffondono i risultati dei sondaggi d'opinione in materia elettorale, con qualsiasi mezzo, saranno sanzionate dall'organo elettorale plurinazionale con l'immediata cancellazione della loro personalità giuridica".

Per questo motivo Juntos, il partito di Jeanine Añez, e Creemos, il partito di Luis Fernando Camacho, hanno denunciato il Mas davanti al Tribunale Supremo Elettorale (Tse).

Il Mas ha chiesto al Tse di trasferire il loro caso alla Corte Costituzionale Plurinazionale (Tcp), sostenendo che l'articolo su cui si basano le accuse sia incostituzionale.

Il Tse ha proceduto con la richiesta, chiedendo anche che vengano analizzati i casi di altri tre schieramenti politici: Juntos, Creemos e Comunidad Ciudadana, il partito di Carlos Mesa. Tutti sono accusati di aver commesso lo stesso reato.

Natacha Pisarenko/Ap
Luis Arce, candidato del MasNatacha Pisarenko/Ap

Una storia di vendetta?

Il problema delle accuse risiede nei precedenti di altri partiti mentre Evo Morales era al potere.

Nel 2015, durante il governo del Mas, in base alla stessa legge il Tse ha squalificato il candidato favorito e altri 227 candidati del partito di opposizione Unidad Demócrata alle elezioni regionali del dipartimento del Beni, . All'epoca anche l'opposizione giudicava questa azione incostituzionale.

Oggi alcuni dei partiti che erano stati sanzionati stanno intraprendendo la stessa azione che avevano criticato all'epoca.

È possibile che si ripeta quanto accaduto nel 2015?

Gli esperti concordano sul fatto che c'è una discrepanza tra ciò che è scritto e ciò che accade realmente, dato il contesto molto complesso che il Paese sta attraversando.

Cosa dice la legge

Per Franklin Pareja, politologo e professore dell'Universidad Mayor de San Andrés, se la situazione viene considerata dal punto di vista giuridico, il Mas dovrebbe perdere il suo status giuridico.

"I casi del 2015 - sottolinea - hanno fatto giurisprudenza".

Tuttavia, per l'esperto, "non tutti i boliviani sono uguali di fronte alla legge" e questa sarebbe un'ulteriore prova.

Pareja concorda sul fatto che tutti i fronti politici che hanno commesso questa infrazione dovrebbero ricevere la stessa sanzione. Tuttavia, egli ritiene che l'annullamento dello status giuridico sia una decisione "sproporzionata" e che si debba cercare un'altra soluzione.

2015 e 2020: due casi differenti

Per Iván Lima, ex-magistrato della Corte Suprema di Giustizia, il fatto che il caso sia passato nelle mani del Tcp rende remote le possibilità di annullamento dello status giuridico del Mas. Prima di tutto per una questione di tempi, le procedure sono state rallentate dalla pandemia e le elezioni sono vicine. In secondo luogo a causa della legge 254 del Codice di procedura costituzionale, che impedisce al Tse di pronunciarsi prima che il Tcp abbia dichiarato se l'articolo è costituzionale o meno.

Inoltre, l'ex-magistrato afferma che "non c'è nemmeno un argomento a favore della giustizia" e che cancellare il Mas sarebbe un atto "sproporzionato" e "non giusto".

Lima afferma che quello che è successo nel 2015 e nel 2020 è diverso. Nel caso delle elezioni regionali nel dipartimento di Beni è stata convocata una conferenza stampa per comunicare i risultati di un sondaggio interno. Nel caso di Luis Arce il riferimento al sondaggio è avvenuto durante un'intervista in cui c'era un giornalista a fare delle domande.

"La decisione è sproporzionata in entrambi i casi", ha detto, spiegando che violerebbe anche i diritti dei cittadini che desiderano esprimere il loro voto il 18 ottobre.

Juan Karita/Ap
Jeanine Añez, presidente ad interim della BoliviaJuan Karita/Ap

E se l'articolo fosse dichiarato costituzionale?

Gli esperti concordano sul fatto che la situazione attuale non consente di prendere una decisione di tale portata. Soprattutto dopo "come sono finite le cose" con il mandato di Evo Morales, spiega Marcelo Arequipa, esperto boliviano di scienze politiche.

Per Pareja il Tse, trasmettendo il caso al Tcp, "ha fatto un calcolo politico basato sulla paura" per il conflitto sociale che sarebbe scoppiato nel Paese. Questo, spiega, perturberebbe ancora una volta lo svolgimento delle elezioni.

Pugno di ferro contro il Mas come strategia politica

Ma questa denuncia potrebbe essere parte della strategia che il governo di Jeanine Añez sta adottando per conquistare una parte degli elettori, spiega Arequipa.

Añez, Camacho e Mesa si contendono lo stesso elettorato. Con queste misure Añez si distanzierebbe "dall'atteggiamento tiepido di Carlos Mesa", cosa che i suoi avversari chiedono, e dall'"agenda radicale di Camacho".

Il governo Añez ha anche accusato più volte il Mas di essere un'organizzazione criminale. Nel mirino ci sono soprattutto le manifestazioni che hanno impedito il trasporto dell'ossigeno negli ospedali in piena pandemia e causato la morte di più di 30 persone.

Tuttavia, Arequipa spiega che tutte le accuse "necessitano di un processo" e che "tutte le sentenze possono essere appellate".

"Non credo - sottolinea Arequipa - che l'annullamento dello status giuridico del Mas sia possibile".

D'altra parte Pareja spiega che chi crede che l'annullamento dell'acronimo Mas farebbe scomparire il partito come forza politica si sbaglia. Se questo dovesse accadere, il Mas potrebbe essere visto come una "vittima della situazione" e questo "potrebbe riaccendere il carattere simbolico della lotta popolare".

Gli ultimi sondaggi collocano Luis Arce quasi alla pari con Carlos Mesa, e tutto fa pensare a un secondo turno. Il Mas non ha mai avuto così poco sostegno. Jeanine Añez è al terzo posto, davanti a Luis Fernando Camacho e Tuto Quiroga. La percentuale di elettori indecisi è cresciuta, quindi il loro voto sarà decisivo.