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I detenuti liberati in Bielorussia raccontano le torture e l'Ue promette sanzioni

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Una madre riabbraccia sua figlia all'uscita da un centro di detenzione
Una madre riabbraccia sua figlia all'uscita da un centro di detenzione   -   Diritti d'autore  AP/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Cominciano ad essere sempre più numerose le testimonianze relative alle torture ai danni dei manifestanti messi in stato di fermo in Bielorussia.

A riferirlo ora sono le centinaia di attivisti liberati questo venerdì, dopo giorni di detenzione

Le testimonianze descrivono gravi violazioni dei diritti umani da parte della polizia e delle guardie carcerarie. Amnesty International dice che ci sono sempre più prove della diffusa tortura di manifestanti pacifici.

L'annuncio della liberazione è arrivato giovedì sera, quando il governo bielorusso ha comunicato che 1.000 delle persone arrestate durante le proteste erano appena state rilasciate. Tuttavia, molti restano in attesa di notizie degli amici e parenti scomparsi negli ultimi giorni

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Prigionieri all'uscita di un centro di detenzione a MinskAP/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Cosa sta succedendo nelle carceri

Diversi manifestanti appena liberati hanno riferito di essere stati sottoposti a deprivazione del sonno e dell'acqua, sottoposti a scariche elettriche e bruciature di sigarette e picchiati dalle guardie. Dozzine di detenuti pare fossero ammassati in minuscole celle progettate per una manciata di persone.

Le strade della capitale Minsk si presentavano più tranquille ieri sera (giovedì 13), ma migliaia di persone sono comunque uscite per continuare a protestare contro la repressione poliziesca. Negli ultimi due giorni centinaia di donne si sono unite al movimento, formando catene umane di solidarietà.

Ue, Borrell: "Non accettiamo il risultato delle elezioni"

Al termine del consiglio dei ministri degli Esteri Ue convocato in urgenza il giorno prima di ferragosto in collegamento video per valutare cosa fare riguardo alla Bielorussia e Mediterraneo orientale, l'alto rappresentante dell'Unione per la politica estera afferma che "l'Ue non accetta i risultati elettorali. Inizia il lavoro sulle sanzioni per i responsabili delle violenze e dei brogli". La decisione di procedere con le sanzioni (nei prossimi giorni i passaggi tecnici) è stata unanime. Alla fine anche i Paesi più riluttanti, come la Polonia e l'Ungheria, hanno concordato.

La cancelliera tedesca Angela Merkel e la presidente della commissione europea Ursula Von der Leyen, si erano già espresse, prima del consiglio straordinario, per una stretta sul regime. La cancelliera si è detta molto toccata dalle immagini delle torture.

Minsk si è detta disposta al dialogo e nella capitale bielorussa continua il rilascio di centinaia di manifestanti arrestati, un cambio di rotta del regime messo alle strette dal popolo e dalle cancellerie europee, anche quelle più vicine.

Tikhanovskaya: "l'Ue medi perché si arrivi alla transizione"

Intanto oggi è riapparsa in video la leader dell'opposizione Svetlana Tikhanovskaya. Ha chiesto a Bruxelles di mediare per arrivare a una transizione del potere a Minsk e informato della costituzione di un coordinamento per la transizione. A Bruxelles viene chiesto di mediare proprio tra il coordinamento e le autorità bielorusse.

Il ministro degli Esteri bielorusso Vladimir Makei ha dichiarato che il suo governo è pronto a un "dialogo costruttivo e oggettivo" con gli altri Paesi, riguardo alle elezioni e i successivi disordini.

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Alcuni degli attivisti liberati giovedì seraAP/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved

Repressione su larga scala

Quasi 7.000 persone sono state arrestate a partire da domenica, mentre centinaia sono i feriti nella repressione delle proteste contro i risultati elettorali che a Lukashenko hanno consegnato la vittoria con l'80% dei voti.

La polizia ha brutalmente sedato le manifestazioni utilizzando granate stordenti, gas lacrimogeni, proiettili di gomma e percosse ritenute gravemente sproporzionate.

La nostra corrispondente da Minsk riferisce che i prigionieri sono stati picchiati e maltrattati in condizioni spaventose nei centri di detenzione.

Sdegno internazionale

La decisione di liberare i prigionieri da parte delle autorità bielorusse è dovuta all'enorme ondata di sdegno arrivata sia dal paese che dalla comunità internazionale

"Più di 1.000 persone sono state rilasciate a condizione che non partecipino a manifestazioni non autorizzate", ha dichiarato giovedì sera alla televisione di Stato la presidente del Senato Natalia Kochanova.

Il ministro degli Interni Yuri Karaev si è pubblicamente scusato per le violenze contro i "passanti" non coinvolti nelle proteste.

Lukashenko, al potere da 26 anni nell'ex Stato sovietico, non ha mai permesso a nessun movimento di opposizione di mettere radici in Bielorussia. L'ultima significativa ondata di proteste del 2010 è stata duramente repressa