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Erbil sotto attacco: soldati del contingente italiano fuori e dentro il bunker, ma "morale alto"

Raid su aeroporto di Erbil in Iraq
Raid su aeroporto di Erbil in Iraq Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Nuovi raid a Erbil, nel Kurdistan iracheno, colpiscono l’aeroporto internazionale e altre zone della città. Dopo l’attacco alla base italiana di Camp Singara, due esplosioni e droni intercettati dalle difese aeree segnano la terza azione nelle ultime ore, in un clima di alta tensione regionale

Un nuovo raid, il terzo nelle ultime ore, ha colpito l’aeroporto internazionale diErbil, capoluogo del Kurdistan iracheno. Una colonna di fumo si è levata dalla zona colpita. Altre due esplosioni sono state avvertite in città e le difese aeree hanno intercettato ulteriori droni.

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Nella notte tra l’11 e il 12 marzo, un attacco precedente aveva preso di mira anche la base militare di Erbil, dove è presente il contingente italiano dal 2014 nell’ambito della missione “Prima Parthica”, finalizzata ad addestrare le forze curde dei Peshmerga su richiesta del governo iracheno e a contrastare l’Isis. Un drone suicida, secondo alcune fonti, ha colpito il sito noto come Camp Singara, causando un incendio che ha interessato alcuni automezzi.

I 141 soldati italiani presenti nella base sono rimasti incolumi, grazie all’attivazione tempestiva delle misure di sicurezza e all’allerta del sistema di preallarme, come spiega il il colonnello Stefano Pizzotti, al comando del contingente italiano**.**

"Il contingente italiano era stato attivato dalle forze della coalizione per un'allarme di minaccia aerea - dice Pizzotti - e i militari italiani, presenti all'interno della base, seguendo le procedure di sicurezza previste, hanno raggiunto le zone protette assegnate, caratterizzate dalle cosiddette fortificazioni difensive bunker".

"Il morale, nonostante la stanchezza, rimane alto" sottolinea il colonnello Pizzotti.

Erbil ospita anche diverse strutture militari e diplomatiche statunitensi, rendendo la città un nodo strategico nella regione. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato la natura deliberata dell’attacco alla base italiana: “Quella è una base della Nato ed è anche americana”.

Crosetto ha spiegato che finora 102 militari italiani sono già rientrati in patria, mentre circa 40 sono stati trasferiti in Giordania. Dei restanti 141 membri del contingente, alcuni rientri erano già programmati, ma l’operazione resta complessa: “Non è possibile utilizzare un aereo, quindi il rientro deve avvenire via terra, probabilmente attraverso la Turchia”.

Sull’attacco, il ministro ha sottolineato l’efficacia delle misure di sicurezza: “Avevamo già segnalato la possibilità di un raid e dalle 8:30 erano attive tutte le condizioni di sicurezza. Tutti erano nelle aree protette, perciò non si sono registrati danni al contingente”.

Il raid è stato rivendicato da un gruppo armato iracheno filo-iraniano, le “Brigate dei Guardiani del Sangue”, che hanno confermato sui social i raid contro strutture legate agli Stati Uniti in Iraq. L’attacco arriva in un contesto di crescente tensione regionale, dove il Kurdistan iracheno ospita contingenti internazionali e funge da hub strategico per la coalizione contro lo Stato Islamico.

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