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Turismo, Venezia rilancia ma è una ripartenza in chiaroscuro

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Turismo, Venezia rilancia ma è una ripartenza in chiaroscuro
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Sono tornati e puntano soprattutto su San Marco e Rialto, una visitata contingentata a Palazzo Ducale, un giro gastronomico per Bacari, le tradizionali osterie veneziane.
Venezia torna ad accogliere i turisti dopo l'emergenza, ma - nonostante il 70% degli alberghi abbia riaperto - le camere sono occupate solo per il 30%.
Alcune struture ricettive, comprese quelle di lusso, hanno deciso di non riaprire nell'annus horribilis del turismo. Altre hanno abbassato le tariffe per vendere di più.

Keti Michielini, "Bonvecchiati Hotels", booking manager: "I clienti europei tendono a viaggiare di più in inverno che in estate, quando i prezzi sono più alti. Quindi è inevitabile che, se vuoi apparire più attraente ai loro occhi, non puoi avere tariffe elevate".

Molti hanno valutato che la riapertura non sarebbe stata conveniente e sono rimasti chiusi. Quelli che sono tornati a fare affari come al solito lo hanno fatto per un motivo:

"La città deve rimanere aperta - dice Claudio Scarpa, direttore generale dell'Associazione albergatori veneziani - non può sparire dalla lista delle destinazioni turistiche in Europa. Come in Spagna, dove gli hotel sono aperti nonostante il basso livello di occupazione. Dobbiamo dimostrare che le cose si stanno ancora muovendo, aspettiamo che il governo ci aiuti, ma siamo certi che lo farà".

Con meno turisti, anche il settore culturale ne ha risentito: a 3 mesi dalla fine del blocco nazionale è stato stimato che il 30% dei musei di tutto il Paese non ha ancora riaperto i battenti. A Venezia, anche se i siti culturali hanno riaperto i battenti, la riapertura è stata molto lenta, causando una serie di problemi in tutto il settore.

Venezia torna dunque a puntare sull'industria dell'accoglienza ma non sempre con la forza necessaria per affrontare la crisi. Di recente la consigliera regionale Erika Baldin ha partecipato a una protesta contro i ritardi nella riapertura dei musei in tutta la città: "I proprietari di hotel sono più preoccupati del profitto e decidono di aprire la loro attività se ce n'è richiesta - dichiara Baldin - in altre parole, se ci sono meno turisti possono decidere di lavorare di meno e ridurre la forza lavoro, ma non può essere lo stesso per i musei, forniscono un servizio essenziale che è a disposizione del pubblico".

La città italiana, icona mondiale del turismo made in Italy, prevede una diminuzione di 13 milioni di presenze, per circa 3 miliardi di euro di spesa turistica perduta: è il danno stimato da Confesercenti, il più consistente tra le città d'arte, la perdita a cui Venezia sacrifica la stagione 2020, in vista di tempi migliori