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Corsa alla ricostruzione: chi ci guadagna dalla distruzione del porto di Beirut?

Camion e container distrutti a Beirut nella zona del porto fotografati il 10 agosto 2020. I leader mondiali hanno promesso quasi 300milioni di aiuti umanitari immediati
Camion e container distrutti a Beirut nella zona del porto fotografati il 10 agosto 2020. I leader mondiali hanno promesso quasi 300milioni di aiuti umanitari immediati   -   Diritti d'autore  Bilal Hussein/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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L'esplosione al porto di Beirut che ha ucciso oltre 150 persone e ne ha ferito almeno altre 6mila - seminando distruzione in metà del territorio cittadino e provocando perdite economiche per almeno 15 miliardi di dollari - sta già creando importanti movimenti nello scacchiere geopolitico mondiale.

La corsa alla ricostruzione è una lotta di influenze strategiche che coinvolge Turchia, Cina, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Russia.

Amos Haryl, giornalista e analista israeliano, ha pubblicato un'analisi sul quotidiano Haaretz esaminando l'impatto della distruzione del porto di Beirut. Scrive che a breve termine, il governo (libanese) dovrà trovare nuovi modi per garantire continue importazioni nel Paese, "ma a lungo termine la ricostruzione del porto sarà inevitabile".

Haryl suggerisce che le maggiori potenze della regione potrebbero competere per accaparrarsi il progetto con l'obiettivo di espandere la loro influenza regionale.

L'analista israeliano cita l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti: sono due Stati che cercheranno di farsi avanti con il pretesto di ricostruire il porto di Beirut e ridurre così l'influenza dell'Iran e di Hezbollah.

Anche la Cina non si tirerà indietro, visto la scala del progetto in termini di opportunità economiche. Potrebbe vederla come un'opportunità per potenziare la sua iniziativa della nuova via della Seta, “Belt and Road”.

E se la Russia avesse le necessarie risorse finanziarie, non sarebbe certo riluttante a mettere il cappello su un altro porto nel Mediterraneo dopo quello siriano di Tartus, dove Mosca ha una base navale militare.

Fereydoun Berkeshli, direttore del Vienna Energy Studies Group in Iran, ha scritto su Twitter che Turchia e Israele saranno i più importanti vincitori della distruzione del porto di Beirut.

"La Turchia ha pianificato da tempo di sviluppare e rafforzare le infrastrutture e le strutture del porto di Mersin [nell'Anatolia meridionale, n.d.R.]. La Cina ha contratti a lungo termine per sviluppare il porto di Haifa", ha aggiunto. "Entrambi i paesi hanno annunciato la loro disponibilità a ricostruire il porto di Beirut".

Mersin si trova sulle rive del Mar Mediterraneo ed è il secondo porto più grande della Turchia dopo quello di Ambarli vicino a Istanbul. Si tratta della porta del commercio turco attraverso il Mar Mediterraneo. Istituendo diverse zone franche nella provincia di Mersin e investendo massicciamente nelle infrastrutture commerciali della provincia, Ankara intende trasformare il porto in un hub di transito per le merci dal Medio Oriente all'Africa e alle Americhe.

Inoltre, lo sviluppo del porto di Haifa con investimenti cinesi da parte dello Shanghai International Group sulla costa israeliana sta proseguendo rapidamente. Secondo il piano precedentemente annunciato, il porto inizierà la sua attività commerciale dal 2021, ovvero tra appena quattro mesi.