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Costa d'Avorio e migrazioni irregolari: "La sfida è riuscire qui"

Giovani in un'officina
Giovani in un'officina   -   Diritti d'autore  Foto Natalia Alana per AVSI
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Dal Mediterraneo al Sahara: le rotte dei migranti, lastricate di morti

Djeho Dorothée ha perso una figlia che aveva tentato la via del Mediterraneo. Barconi stipati con 180, anche 250 persone, raccontano degli ex-scafisti. Molti altri muoiono però anche prima nel Sahara, “un cimitero a cielo aperto”, come ormai lo chiamano in tanti. Chi riesce a racimolare i soldi si affida ai trafficanti: la traversata di Niger, Burkina Faso, il rischio di finire nei centri di detenzione libici e un conto da un milione di franchi CFA, circa 1500 euro, solo per arrivare alla costa. Un’enormità per un paese con un tasso di povertà superiore al 45%. Ma un’enormità che scompare, di fronte alle promesse dell’Europa: incarnazione mitica di riuscita e denaro, che per molti si trasforma però in fallimento o calvario.

Testimonianze di beneficiari e protagonisti del progetto, nel documentario "A New Hope"

Migrazioni irregolari dalla Costa d'Avorio: il 75% giovanissimi, tanti verso l'Italia

Siamo in Costa d’Avorio: paese che crisi politiche e difficoltà economiche hanno spinto a risalire prepotentemente, negli ultimi anni, dal 10°al 4° posto di quelli d’origine della migrazione irregolare verso l’Italia. Su quasi 7500 richiedenti nel 2016 e circa 8400 nel 2017, a neanche un terzo è però stato concesso l’asilo. Tre su quattro sono giovanissimi fra i 18 e i 25 anni. Abbiamo deciso di soffermarci su un programma che, in Costa d'Avorio, si propone proprio di evitare drammi come quelli denunciati nei centri di detenzioni libici o come quello vissuto da Djeho Dorothée. Informare sui rischi di viaggi come quello costato la vita alla figlia - e sulla realtà che si trova all'arrivo in Europa - sono alcuni degli obiettivi del programma "A New Hope". Finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione dell'Unione Europea (FAMI) e implementato sul campo dall’ONG italiana AVSI con il supporto di Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e altri partner internazionali e locali, il programma mira a prevenire le migrazioni irregolari, investendo al contempo sulla sensibilizzazione dei migranti potenziali e la creazione di condizioni favorevoli alla loro permanenza in patria.

Smitizzare l'Europa raccontata dagli scafisti: "La sfida è riuscire qui"

Emblematico il caso di Tano, che per arrivare in Europa aveva venduto tutto. Le realtà che ha incontrato e il viaggio che ha fatto l’hanno però spinto a tornare in Costa d’Avorio e a creare un’associazione per dar voce alla sua esperienza. “Ai nostri fratelli bisogna dire la verità – racconta - spiegare come stanno davvero le cose. Io in Tunisia sono stato lapidato due volte”. Ed è per veicolare esperienze come la sua che l'obiettivo del programma è anzitutto correggere la visione idealizzata dell’Europa, alimentata dai trafficanti di esseri umani. Fornire quindi informazioni corrette e complete che sottolineino anche i rischi del viaggio e i possibili vantaggi della permanenza in Costa d'Avorio, facendo leva su una molteplicità di soggetti e di iniziative.

A New Hope
"La mia sfida è riuscire qui". Uno degli slogan della campagna di sensibilizzazione del progetto A New HopeA New Hope

“La sfida è riuscire qui!” uno degli slogan della campagna di sensibilizzazione declinata anche in flyer, libri, documentari e fumetti. Una sfida, tra gli altri vinta da Aboulaye, che era già in contatto con degli intermediari per arrivare in Europa e che le prospettive lavorative hanno invece trattenuto in Costa d’Avorio. Ma una sfida vinta anche da Oumou - che per l'Europa era partita, ma che ha fatto marcia indietro in Libia - e che grazie a una formazione e a un sostegno finanziario, vive oggi di un allevamento di pulcini, con cui aiuta anche la sua famiglia.

"Il deserto e il mare uccidono"

Il programma "A New Hope" si concentra sulle zone di Abidjan, Daloa e Bouaké, alcuni dei principali bacini di provenienza dell’immigrazione irregolare dalla Costa d’Avorio. La sua implementazione in Costa d'Avorio passa anche da una rete di ONG locali, che si avvalgono tra l'altro anche della rete delle moschee e degli imam, per far passare un eloquente messaggio: “Il deserto e il mare uccidono”.

Santi Palacios/Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.
Naufraghi africani, dopo il naufragio della loro imbarcazione nel MediterraneoSanti Palacios/Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.