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Trump apre la campagna a Tulsa e viene contestato

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Trump apre la campagna a Tulsa e viene contestato
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Sfidando le polemiche oltre centomila statunitensi hanno manifestato a Tulsa in Oklahoma nella prima uscita della campagna elettorale per la rielezione di Donald Trump, molto criticato per aver scelto la città che nel 1921 fu teatro di un dei peggiori massacri di afroamericani.

Fuori dall'arena che ha ospitato il comizio, si sono radunati sia i supporter di Trump sia i contestatori e tra i due gruppi ci sono stati anche attimi di tensione. Il comizio è stato definito un flop dato che, nonostante Trump avesse evocato un milione di richieste, molti dei 19mila posti dell'arena BOK erano vuoti.

Il presidente ha cominciato il suo discorso con un attacco alla stampa: "Apriamo la nostra campagna e voglio ringraziare tutti voi. Siete dei guerrieri. Per settimane abbiamo visto solo fake news: non ci andate, non venite, non fate niente... E invece, non ho mai visto nulla di simile..."

La maggioranza silenziosa "è piu' forte che mai", ha detto. "Siamo il partito dell'ordine e della legge", ha aggiunto.

Matt Barnard/TulsaWorld
I supporter di Trump mentre iniziano a entrare nell'arena BOKMatt Barnard/TulsaWorld

Troppi test, così si scoprono sempre più casi: vanno diminuiti

Poco prima del comizio si è diffusa la notizia che sei membri dello staff presidenziale in Oklahoma erano positivi al coronavirus e forse il rischio reale di contagio è stato un deterrente per il pubblico. Trump ha usato una nuova definizione razzista della malattia che ha chiamato 'Kung Flu', dopo averlo già chiamato il 'virus cinese'. "Ho salvato centinaia di vite umane", si è vantato, nonostante gli Usa abbiano il primato mondiale di morti (120 mila) e di casi (oltre due milioni). "Ora ho ordinato di rallentare i test perchè più se ne fanno più casi si scoprono", ha detto il presidente sottolineando che negli Stati Uniti sono stati eseguiti 25 milioni di test. Quest'ultima affermazione ha scatenato l'ironia dei social e la preoccupazione di tanti.

"Ora ho ordinato di rallentare i test perchè più se ne fanno più casi si scoprono"
Donald Trump
presidente USA

L'attacco a Biden

Il centro del discorso politico è stato l'attacco al candiato dei democratici alla casa bianca, Joe Biden. "Il nostro Paese sarà distrutto se verrà eletto - ha detto Trump - E' un burattino in mano alla sinistra radicale, quella che assedia la nazione con le sue proteste, i suoi saccheggi, le sue violenze". Dal presidente dunque un attacco trasversale a Black lives matter e diretto alle deputate progressiste Alexandria Ocasio-Cortez e Ilham Omar, evocata insieme al "suo Paese" di origine (la Somalia) anche se è americana. "Ho fatto più io in quattro anni che Biden in 47 per la comunità afroamericana, la giustizia razziale comincerà con il suo pensionamento", ha poi aggiunto Trump.

Andy Roesgen, giornalista di euronews sottolinea che si saprà solo tra cinque mesi se "Questo raduno si rivelerà il primo passo per la rielezione di Trump. E anche se questo raduno si rivelerà una piattaforma di contagio per nuovi casi di coronavirus si saprà presto. Questione di giorni".

Il giorno dell'abolizione della schiavitù

Venerdi in tutti gli Usa si celebrava la giornata della abolizione della schiavitù e anche a Tulsa si è svolta una mobilitazione. In questo clima la presenza di Trump è stata letta come una provocazione.

"È terribile, disgustoso... Gli abbiamo chiesto di spostare la data, ma essere qui in questo fine settimana, quando si celebra una delle poche cose che questo paese abbia fatto per gli afroamericani... Trovo ciò completamente ridicolo, e si aggiunge ai rischi sanitari per il covid19", dice un reverendo.

Continuano intanto le proteste contro la violenza della polizia sulle persone di colore. Proprio a Tulsa lo scorso 6 giugno, un agente privato ha ucciso un afroamericano sparandogli un colpo di pistola alla testa alla fine di una discussione su un parcheggio.