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Dalla Slovenia alla Romania: l'Europa che riapre

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Dalla Slovenia alla Romania: l'Europa che riapre
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Dopo aver contato 103 morti e 1500 casi di coronavirus la Slovenia ha proclamato la fine dell'allerta pandemia nel paese. Per effetto della decisione sono state riaperte le frontiere, anche se restano in vigore alcune delle misure di prevenzione sanitaria introdotte nelle scorse settimane.

Il portavoce del governo Jelko Kacin parla di "successo comune": "Il decreto che revoca l'allerta sulla pandemia rappresenta un segnale del fatto che le misure introdotte e attuate sono state efficaci, e registriamo per questo un successo comune. Qualcosa che è stata possibile solo perché fatta insieme". La riapertura dei confini non prevede restrizioni per i cittadini dell'Unione europea, mentre agli altri è richiesta una quarantena all'ingresso nel paese.

Caute aperture - e condizionate - anche in Romania, il più colpito dei paesi balcanici che registra 8500 contagi e 420 vittime. Il presidente della Repubblica, Klaus Iohannis, si è rivolto ai suoi concittadini: "Voglio essere molto chiaro. Se la situazione peggiorerà, se i dati dovessero mostrare un numero crescente di contagi, che loro volta causerebbero il sovraffollamento degli ospedali, non esiterò a dichiarare di nuovo uno stato di emergenza".

In Belgio, dove dall'11 maggio scorso hanno riaperto alcune attività, si torna a scuola. Le precauzioni sanitarie imposte ricordano a tutti che i problemi non sono finiti.

Soprattutto nell'Europa meridionale la riapertura è vista come un passo per tentare di salvare quello che resta del turismo nell'estate ormai alle porte. A partire dal 24 maggio si dovrebbe ricominciare a viaggiare tra un paese e l'altro, e Francia, Spagna e Germania hanno già annunciato ulteriori allentamenti alla circolazione.